Quando….

 Platone

Notizie sconvolgenti ci innondano i giorni, le case, la vita, susseguendosi in una rutilante sequenza che dovrebbe sonquassarci e muovere dentro le proprie coscienze sdegno, risentimento e furore. Dovrebbe…perchè, invece, non è così!!
Quando con rassegnata abitudine leggiamo, come normali, come consuetudinari, fatti che dovrebbero sconvolgerci.. quando la consapevolezza, la capacità logica, l’analisi critica, dormono assopite sotto la coperta del silenzio..i virus hanno l’habitat ideale  per proliferare e invadere ogni cellula del tessuto sociale.. In questi casi, la diagnosi è solo una: Paese clinicamente morto!!
Quando un popolo viene a conoscenza di misfatti gravi, quando non ha più rappresentanti integerrimi e degni che lavorino onestamente nell’interesse della res pubblica,  piuttosto che  per appropriarsene indebitamente, quando non c’è lo Stato come nell’immaginario collettivo dovrebbe essere concepito.. il popolo silente è il principale responsabile perchè la passività è sinonimo di accettazione e di colpevole complicità. Quando un popolo o parte di esso accetta di essere rappresentato da indagati e condannati, questo popolo ha ciò che giustamente merita!!

547865_618065718221659_336681289_n
Quando un Paese cede con superficialità all’illusione  e alla seduzione del profitto a qualsiasi prezzo..quando assiste inerme e ammutolito all’azzeramento  dei valori della legalità, dell’onestà e della giustizia..è un Paese tenuto sotto scacco. Salvarsi è pressocchè impossibile perchè ha perso quel quid indispensabile e vitale  che porta alla guarigione: la libertà!!!

fresco profumo di libertà

Può definirsi libero un Paese che ha barattato la morale sull’altare della vanagloria, del potere e dell’arricchimento illecito? Può il popolo di tale Paese definirsi libero se ha tollerato in rassegnato silenzio e in vergognosa indifferenza che pochi giostrai decidessero i loro destini e, ancor più ingiustificabile, il destino dei loro figli?

Può definirsi libero tale popolo che lascia  il palcoscenico alla voce dell’arroganza, della prepotenza di pochi? Può definirsi civile un Paese che viaggia su fitte autostrade, visibili e non, dell’intrallazzo, dell’inciucio, della connivenza mafiosa?

D:DCIM100MEDIAIMG_2418.JPG

La libertà è un anelito, un diritto, un bene inalienabile, un guizzo, un lievito, un respiro necessario non barattabile con nulla. In essa sono insiti i valori più nobili e preziosi del vivere: dignità, rispetto, uguaglianza, legalità, giustizia. Se uno solo di questi elementi viene calpestato..non si è veramente liberi. La libertà non è un traguardo individuale..non potrò mai dire di essere libera veramente se intorno a me vivono degli oppressi, degli schiavi, dei bisognosi. Provo tanta pena per coloro che coltivando il
proprio orticello verde e fruttuoso s’illudono d’aver raggiunto la realizzazione di una vita. Non ho formule magiche per risolvere questi disastri, confido sempre (sono un’irriducibile sognatrice) nel risveglio delle coscienze, nell’utilizzo dell’intelligenza, nella messa in atto del buon senso ed opporsi alla logica di far regolare tutto solo dal mercato mettendo al centro dell’interesse l’uomo e la sua dignità. Forse aiuterebbe soffermarsi a valutare la caducità della vita e ricercarne l’essenza.

É di Zenos Frudakis ” freedom” e si trova a Philadelphia.

Semplice

Annunci

bambine mie…

baby-prostituta-2

Bambine mie, idealmente, sedetevi  accanto a me, ho da raccontarvi qualcosa.  Non stupitevi se vi chiamo bambine mie, anche se non sono vostra madre.. siete mie  anche se non vi ho partorito, lo siete in nome di  quel sentimento che unisce l’umanità tutta e fa amare ogni creatura come fosse figlio proprio. Sono molto addolorata per voi, un dolore misto a rabbia e indignazione e infinita tristezza. Siete balzate alla ribalta con la velocità del lampo, purtroppo una brutta ribalta; in un baleno siete diventate cibo per sciacalli affamati di curiosità, di morbosa pruriginosità, o peggio di mercanti  di falsa morale.  Se potessi vi immergerei in una grande vasca e tra bianca schiuma e limpida acqua vi toglierei tutto lo sporco che vi hanno spalmato addosso ma soprattutto insisterei a strofinare  con olio di gomito quello sporco invisibile che vi ha annerito l’anima. Avete una manciata di anni appena, eppure, questo non basta a salvarvi, nè a far provare sensi di colpa  a coloro che sono gli artefici di tutto questo male,  ma, soprattutto non basta  a creare  rimorsi violenti in coloro che vi  hanno dilaniato, men che mai a chiedervi umilmente perdono o elaborare un qualche soluzione per contenere il danno. E’ così facile scaricare su chi è più debole, più indifeso ( voi), le colpe..mentre i mostri si arrovellano e si spendono per trovare attenuanti, discolpe..e siatene certe le troveranno. Saranno clausole di qualche decreto legge ideato da  mente eccelsa o saranno i consensi di chi distrattamente valuta qualcosa, sputando sentenze e giudizi o vomitando insulti.  E’ triste, ma quasi sempre è così..e non dovrebbe essere così, invece!!! Perchè ogni volta che succede qualcosa di brutto siamo tutti colpevoli, sia chi ha generato i contesti tortuosi, sia chi ha agito in prima persona, sia chi ha usufruito…e sia chi ha taciuto e si è bendato gli occhi trincerandosi dietro la più vile delle manifestazioni comportamentali: l’indifferenza. Bambine mie ma a quale favola, a quale magia, a quale falsa illusione avete creduto?  I lupi, gli orchi, i mostri non sono quelli delle favole, quelli quasi sempre fanno una brutta fine, i mostri veri sono  nella realtà sopravvivono e agiscono indisturbati; anche se profumati, anche se ricchi, anche fossero di bella presenza, riconoscerli è facile perchè puzzano di fetido sterco, puzzano di abominio . In casi limite, qualche volta, i mostri  indossano persino le vesti di madri, proprio loro, carne della vostra carne, e da quest’ultime è più difficile  salvarsi perchè da sempre rappresentano l’amore infinito e puro. Avete creduto alla più menzoghera e pericolosa favola,  quella che vi ha raccontato che nella vita ciò che più conta è l’apparire, l’avere; non importa a che prezzo…Tutto intorno a voi, in un coro martellante, vi spingeva a investire solo sulla bellezza.. sulla bellezza fisica, ovviamente. Media, programmi televisivi demenziali, pubblicità, certo tipo di stampa, vi raccontavano che per dare un senso alla vita basta essere belle, magre, seducenti, e vestite alla moda e se particolarmente dotate avere la fortuna di comparire dentro la famigerata scatola, chiamata tv…anche mute, anzi meglio mute purchè sculettanti, è ovvio.   Difficile sottrarsi a questo bombardamento quando  la personalità, ancora, non è ben strutturata…difficile se si è soli, perchè sole eravate in ultima analisi. Il bombardamento a poco a poco si interiorizza, diventa pensiero, diventa comportamento…diventa costume. Per arrivare ad ottenere il traguardo non esistono limiti, confini, regole…il fine giustifica i mezzi!! E se il fine è idealizzato, approvato socialmente, che male c’è? L’ipad  di ultima generazione o gli stivaletti di tal dei tali diventano l’oggetto del desiderio, un chiodo fisso e se non si hanno i soldi per comprarli …ci si vende. Tra un tam tam complice e la  presenza/assenza degli adulti  inizia quello che sembra il più naturale dei giochi…giocare a far le donne.

BabyProstitute-1728x800_c

Un paio di calze a rete non bastano per trasformare una bambina in una donna adulta…così funziona solo a carnevale. Lorde mani, corpi flosci, aliti puzzolenti, anime vecchie vi hanno comprato al pari di ortaggi sulla bancarella di un mercato in cambio di una manciata di luridi spiccioli…viziosi schifosi che amano cibarsi di primizie ancora acerbe..considerandovi solo delle puttanelle di poco valore. Il denaro vi comprava e “legittimava” gli abietti a considerarvi cose, oggetti propri che  si è autorizzati a stropicciare, rompere, calpestare, buttare;  eravate cose,  oggetti di piacere senza anima o dignità .  Ogni volta una nuova cicatrice marchiava la vostra anima, togliendo  freschezza, ingenuità, leggerezza, bellezza alla vostra adolescenza. Non sarà facile per voi dimenticare tutto questo…vi porterete appresso  questi ricordi per sempre. Ma esiste sempre la possibilità di cambiare il corso della vita.
Io provo a raccontarvi un’altra cosa, forse è meno allettante di una favola o meno intrigante apparentemente, solo apparentemente, credetemi. Provate ad entusiasmarvi della vita e di tutte le bellezze che essa contiene, provate ad essere..scegliete di essere. Essere persone consapevoli, pensanti, critiche, preparate, si può! Costa sacrificio, impegno, volontà, tenacia, perseveranza, umiltà, semplicità. Studiate, lasciatevi sedurre dalla conoscenza, non concedetevi all’ignoranza, è il male più pericoloso da combattere. Pretendete rispetto ma siate le prime a darvelo. Scegliete i sentimenti, le passioni, l’affetto, la verità, la libertà. Lottate per essere libere protagoniste della vostra vita e non schiave delle voglie altrui.  Rimanete bambine più che potete, non bruciate le tappe, non abbiate fretta di crescere  e soprattutto non negatevi quelle esperienze di bambini che non torneranno più, fate con calma, altrimenti  la vita ha lo stesso sapore e aspetto immangiabile di  una torta cotta ad altissime temperatura per fare prima, con il risultato di bruciarla.  Non rinunciate a sperimentare le vibrazioni del cuore, quelle che si scatenano quando un’emozione lo attraversa. Assaporate il profumo di una margherita che un ragazzo raccoglie in un prato e ve la dona come pegno d’amore,vi sta regalando bellezza. Incantatevi a specchiarvi negli occhi di colui che vi amerà…non vedrete più un giocattolo da rompere, ma una stella, una dea. Innamoratevi e fate l’amore come espressione di sublimazione di un sentimento…la carezza o l’abbraccio che vi unirà all’altro, dopo un amplesso amoroso,  non avrà prezzo…Vi abbraccio tutte con l’anima.

Semplice

Sorelle mie…

Compianto di Nicolo' Dell'Arca, Bologna II

Vi vedo  sorelle  della riva opposta alla mia… arrivano fin qui, portati dallo scirocco, e sarebbe giusto arrivassero in ogni dove, il suono dei vostri gemiti, le urla della vostra disperazione assoluta, il vostro j’accuse. Vi percepisco piegate nei vostri esili corpi a rotolare nella sabbia arsa,  bagnata da fiumi di lacrime a strapparvi i capelli e le carni. Il vostro dolore è anche il mio, il nostro. Chiedo perdono ben consapevole di non meritarlo, troppo poco facciamo per evitare che il mondo giri in maniera anomala e contronatura.

Vorrei potervi abbracciare forte forte ad una ad una per riuscire a stordirvi e alleviarvi lo strazio anche solo per un attimo. Sento il peso, la grandezza, l’enormità del vostro dolore…un dolore straziato, umano, viscerale, terreno, non rassegnabile, non giustificabile, non accettabile.

Quale Dio potrà consolare il dolore di una madre, se questo dolore non ha una ragione? Solo pochi giorni prima accarezzavate e condividevate un sogno con i vostri figli. Un sogno superbo, prezioso quanto difficile ed esigente.  Avreste voluto frenarli in cuor vostro per proteggerli; l’età porta con sè la misura del pericolo che  le menti giovani non  contemplano, ma ogni madre sa che non può e non deve mettere catene alle ali.  Ogni madre sa che è giusto sia così. Quando poi “proteggerli e frenarli” equivale a trascinarsi in un’esistenza di guerre, di fame, di morte, di schiavitù, fuggire e provarci rappresenta una carta valida da giocare, un rischio accettato che va incoraggiato e difeso. Cercare la libertà, non intesa semplicemente come poter correre o arrampicarsi sugli alberi ma quella vera, quella che libera dal bisogno, dalla necessità, dallo sfruttamento e dalla schiavitù, è il dovere principe di ogni essere umano.

Scacciando i demoni della paura sovrapponevate pensieri positivi e vi preparavate al grande momento.

Era bello, era acquietante immaginare il domani dei vostri figli, mai più schiavi, derelitti, affamati ma uomini liberi, liberi…..liberi.

Il momento della partenza arrivò e con la potenza e la rapidità di un uragano che travolge e spazza geografie e teoremi, vi ritrovaste  sole a fissare quella linea all’orizzonte che confonde e fonde il cielo e il mare.  Il tempo dell’attesa è il più lungo e il più crudele che ci sia.. ma voi  avete conservato nel cuore,  gelosamente, quegli  ultimi ricordi a tenervi compagnia nei giorni seguenti;  fermi immagine consolatori e strazianti che s’animavano solo per voi nei vostri tormentati pensieri, nelle vostre  notti insonni popolate da fantasmi.  Nessun vento, nessuna pioggia, nessun lampo, nessun tempo potrà cancellare  le sensazioni e il pathos di quei saluti… nelle orecchie ci sarà sempre  il trapestio dei loro passi che s’allontanavano, tra le braccia sentite ancora il calore della stretta dell’ultimo abbraccio…quello lunghissimo, sulla bocca il sapore dell’ultimo bacio, sulle dita l’impronta dell’ultima carezza e nell’aria aleggiano ancora le vostre benedizioni.

E…adesso? Adesso più nulla.. solo orrore, solo dolore, solo brandelli di cuore.

Semplice/Vera