“Quel ieri” che rivive oggi….

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Eccole!!! Sono arrivate! Le aspetto con trepidazione nuova  e mai sopita con l’avanzare degli anni, ogni primavera.. Le ciliegie sono la mia passione…potrei mangiarne un intero paniere e non sentire il senso di sazietà; mi fermano solo le pareti dello stomaco quando sono gonfie come dei palloncini al limite dello scoppio. Non è solo golosità..più che altro ho con loro un legame affettivo..un muto accordo, un silente dialogo pieno di tanta vita che ci ha viste insieme..ogni anno mi riprogongono il mio amarcord. Mi spiego.. altrimenti potrei sembrarvi folle .. Da piccola, insieme a mio fratellino minore  accompagnavamo mio padre nella vigna  per raccogliere ciliege.. gli alberi erano immensi, altissimi..lui legava due lunghe scale di legno e con l’agilità di uno scoiattolo si arrampicava su per i rami a raccogliere quelle più grosse, più mature e via via riempiva i panieri che calava giù con una corda…io sganciavo il gancio e la corda risaliva su per fare altre volte lo stesso percorso. Vedere mio padre così in alto come fosse un uccello  lo faceva apparire ai miei occhi di bimba un supereroe dotato di superpoteri, non ho mai tremato di paura perchè lui era rassicurante e per rafforzare tale tranquillità cantava arie di opere liriche  di cui era appassionatissimo. Mentre aspettavo il carico successivo io mi impegnavo a farne fuori quantità indicibili…ancora una e poi basta, dicevo a me stessa..ma poi..oh che grossa questa e questa ..e quest’altra non l’avevo vista…vi dirò…spesso per la fretta le ingoiavo con tutto il nocciolo! Ma erano anche gioco, in tempi in cui di giocattoli se ne vedevano pochi..così diventavano orecchini e provavo a far la diva inventandomi balletti sotto il grande albero al ritmo delle canzoni che cantava papà,  mentre mio fratello applaudiva divertito d’avere una sorellina tanto matta..oppure facevamo a gara a chi sputava il nocciolo più lontano o ci improvvisavamo mercanti di gioielli..vendevamo rubini! Da lindi com’eravamo usciti da casa ecco esserci trasformati in due guerrieri tutti insanguinati..ma era sangue buono, pacifico. Poi arrivava l’ora di rincasare; tornavamo a casa a piedi, un percorso bellissimo tra sentieri di montagna e viottoli erbosi , poi di radura in radura si arrivava al paese. Mio padre portava una grande cesta piena di ciliegie sulle spalle, e poverino era costretto a fare più fermate della via Crucis…Già, le ciliegie in pancia smuovevano.. e a me e mio fratello scappava con urgenza il bisogno ogni due tre..Papà carta!  Ricordo che all’epoca non c’era la carta igienica bianca e profumata di adesso…mia madre comprava dal fornaio tanti chili di carta da pane. Per chi non ce l’avesse presente..era una carta sottile di color marroncino..lei la tagliava a rettangoli e mio padre da previdente ed organizzato qual’era ne portava sempre una scorta con sè. Quanta pazienza aveva quell’uomo, Giobbe al suo confronto era un irascibile, non ha mai brontolato una volta, con rassegnazione depositava la cesta su un muretto e aspettava di riprendere il cammino.  Le ciliege erano anche companatico delle mie colazioni e merende..sia che fossero trasformate in marmellata sia in purezza, a quei tempi non esistevano le merendine per fortuna!!!…tutt’oggi pane e cerase lo trovo un cibo divino.

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E che dire delle mie scorribande adolescenziali? Le ciliegie in questo caso diventavano oggetto di aggregazione. Progettavamo dei veri piani strategici d’attacco per andare a rubare ciliegie. Organizzare la “battuta” riempiva interi pomeriggi di quel gruppetto di ragazzi che si spicciava a fare i compiti per ritrovarsi sul muretto.  La materia prima diventava marginale, solo giustificativa..piuttosto entravano in gioco il brivido, il piacere sottile della trasgressione, l’adrenalina data dal rischio d’essere scoperti, il gusto della competizione, il segreto da non far trapelare ai genitori, il misurarsi e sul piano dell’abilità fisica e su quello della seduzione. C’era sempre il ragazzo, che ci piaceva, su cui fare colpo..e dimostrare d’essere coraggiose o anche incoscienti ci galvanizzava. Se chiudo gli occhi posso sentire nitidamente l’eco delle nostre risate sulla collina e riprovare il sapore di quei primi baci al gusto di ciliegia dopo l’escamotage della sfida:  vediamo  se m’acchiappi! Poi sono diventata grande…i miei piedi mi hanno portato lontano da lì..le distese di  grigio cemento si son sovrapposte ai prati, alle salite scoscese umide di muschi, la raccolta diretta dai rami è stata soppiantata dalla bilancia del fruttivendolo, la gratuità dal pagamento, le responsabilità hanno preso il posto della spensieratezza.. ma nulla è riuscito a cancellare quei ricordi e soprattutto la piacevolezza di ritornare a ricordarli come fosse un appuntamento fisso, ciclico e con la capacità di rinnovarli e ridar loro verginità. Anche se la vita è adesso ed ora..quel che siamo oggi e il modo in cui la percepiamo ed assaporiamo lo dobbiamo a quel ieri che è sempre dentro di noi.

Semplice

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L’uomo al centro di un’altra Europa.

Mancano poche ore  alla mezzanotte…poi, grazie Dio, taceranno le propagande elettorali. Da mesi, dentro la scatola magica, in ogni casa, ad ogni ora, si sono avvicendati  discutibili e osceni personaggi  affannati a sbandierare una verginità intonsa e casta non “ricordando” d’averla  persa nella notte dei tempi; virtù barattata per una poltrona, per un pò di prestigio, per il  godimento di privilegi. Con l’indifferenza emozionale e facciale delle statue di sale, condannati, collusi, indagati, mafiosi, si sponsorizzano come i veri ed i soli possibili salvatori dell’Italia e dei suoi disgraziatissimi abitanti, dimentichi di tutto quello che gravita sulle loro coscienze…dimentichi soprattutto d’aver  governato per decenni e d’averci ridotto in braghe di tela. Cavolo..in Parlamento gira il virus micidiale e contagioso dell’amnisia e nessuno se ne preoccupa? Ma non è della loro amnisia che mi dolgo quanto di quella del popolo italiano..se “lor signori” hanno l’arroganza di farlo è solo perchè gli viene permesso. Possibile, mi chiedo, che come greggi indolenti e privi di volontà stiamo ad ascoltarli? E mi ritorna  ossessiva in mente questa frase di Stendhal:
«Il pastore cerca sempre di convincere il gregge che gli interessi del bestiame e i suoi siano gli stessi».
Silenziosi, assenti, proni subiamo i loro caroselli, soprassediamo alle loro scorribande, clementi assolviamo i loro peccati, anestetizzati soprassediamo ad ogni nuovo dolore,   come platea di uno spettacolo che non ci interessa, che non parla di noi, che non ci coinvolge e non ci  stravolge la vita. Sempre più siamo la cartina tornasole di quello che altrove pensano di noi: “ Gli italiani hanno un atteggiamento di spettatori, come se quanto accade non li riguardasse. Ammirano il più forte, il più ricco, e in mancanza, il più furbo”. Sono letteralmente schifata da quest’ultima performance di campagna elettorale..mai che io ricordi, s’è sceso così in basso e sul piano dei contenuti e su quello della forma. Certi dibattiti mi hanno fatto fare persino il viaggio a ritroso, riavvolgendo repentinamente il filo del tempo mi è stato facile ritrovarmi come duemila anni fa dentro al colosseo in uno spettacolo di gladiatori; mancavano solo i leoni e le tigri! Ma il martirio s’è consumato ugualmente. Un martirio invisibile apparentemente, nessuna goccia di sangue, nessun cristiano sbranato…ma a morire è stata sempre Lei!!! Lei..sua Maestà la Democrazia! E le ovazioni, a differenza di allora non erano le urla o i pollici verso o i verso pollici  bensì gli applausi o l’audience. Che tristezza, che squallore!! Nessuno straccio di programma fattibile e credibile, solo insulti e menzogne!

Che fare allora? Adeguarsi o peggio scansarsi? Certo che no!! Per tutte le cose esiste una soluzione o quantomeno un’alternativa. Io l’ho trovata in me..non tradendo mai i miei ideali e valori che mi hanno accompagnato tutta una vita.E così, pazientemente, mi sono messa alla ricerca di qualcuno  che parlasse la mia stessa lingua che credesse nei miei stessi sogni. Qualcuno che avesse lo stesso mio  sistema di riferimento, e l’ho trovato!. Non è un caso che leggendo il programma e sentendo la viva voce dei rappresentanti provassi dei brividi lungo la schiena e le lacrime di commozione salissero agli occhi.  Non posso assicurare con tutta certezza di aver trovato la soluzione immediata ad ogni problema..le cose fluiscono, vanno vissute e solo dopo si possono stilare bilanci. Ho assistito ad ogni dibattito e la pacatezza, lo spessore e la limpidezza ogni volta mi hanno influenzato piacevolmente..partire bene è già un vantaggio!!!
Mi sembra di leggere la vostra curiosità: dicci…chi è? Come si chiama questo partito? Ebbene, non sono andata su Marte nè sulla Luna..l’ho trovato su una terra vicina alla nostra, una Terra con la quale in passato legami profondi di cultura e storia ci hanno legati..una Terra che sebbene culla di civiltà, sede degli dei,  ha per colpa del “progresso” dei suoi governanti conosciuto la polvere e la miseria. Parlo della Grecia e del partito di Tsipras!.  Alexis Tsipras, un giovane  di 39 anni , è un poltico greco, leader di SYRIZA ( Coalizione della sinistra radicale greca) eletto come candidato alla presidenza della Commissione UE nelle elezioni europee del 2014 dal Partito della Sinistra Europea. Vi lascio alle sue parole:  “Più che una candidatura, afferma Tsipras, è un mandato di speranza e cambiamento in Europa. E’ un appello per la democrazia a cui ogni generazione merita di partecipare, e in cui ogni generazione ha diritto di vivere. E’ una lotta per il potere di cambiare la vita quotidiana della gente ordinaria…Io non sono un candidato del Sud dell’Europa. Sono un candidato di tutti i cittadini che vogliono un’Europa senza austerità. recessione e clientele, indipendentemente dal fatto che la loro residenza sia a Nord o a Sud”.

Punti forza del suo programma sono: la lotta all’austerità imposta dalle larghe intese, la lotta alla disoccupazione, lo Stop al Fiscal Compact, l’aggiustamento macroeconomico cioè.. i Paesi che hanno un surplus economico dovrebbero lavorare con i Paesi in deficit per bilanciare l’andamento economico all’interno dell’Europa, l’istituzione di una vera banca europea  che possa prestare denaro come ultima risorsa per gli Stati membri e non solo per le banche , un New Deal europeo…etc etc ..etc. Vi annoierei se vi elencassi tutto il programma, se volete basta cercarlo in rete.   E’ assurdo e sciocco pensare che ogni stato possa bastare a stesso…questo lo dico ai sostenitori che vogliono l’uscita dell’Italia dall’Europa…il “faso tutto mì” o l’autarchia di dolorosa memoria non servono..è l’unione che fa la forza! Costruiamo “un’altra Europa” un modo nuovo di intenderla ..non più un soggetto estraneo e percepito altro da noi, ingombrante che ci strozza e inibisce ma un’entità in cui riconoscersi che sia a tutela e garanzia di diritti e doveri. Un’Europa in cui sentirsi “a casa”, protetti come solo a casa ci si sente..protetti e liberi sia di circolare che di essere soggetti di diritto. E allora se in Italia nessun candidato vi soddisfa, perchè tapparsi il naso con la molletta e scegliere il meno puzzolente? Essere in Europa è anche questo: poter votare uno straniero, che sebbene straniero ha a cuore anche le nostri sorti. Non è strano nè fantascientifico tutto questo, vi spiego il mio punto di vista che ho espresso decine di volte in altri miei post con la metafora del corpo umano: l’Umanità è un corpo unico..se una sola parte di esso soffre tutto l’insieme ne risente!! Ecco perchè bisognerebbe fare in modo che tutti gli organi funzionino perfettamente…vi ha mai fatto male un callo o un dente? Ditemi in tutta onestà, in tali condizioni potevate svolgere tranquillamente tutte le attività della vostra vita? Non credo!! Partecipiamo, sentiamoci COMUNITA’…quindi non rimanete a casa il 25 maggio, alzate le vostre regali natiche e andate a votare…non fate un favore a nessuno se non a voi stessi, credetemi. E’ inaccettabile lasciare che altri decidano come debba essere la nostra vita.

Semplice

Cara mamma….

mamma

Della serie com’eravamo.
Quante cose in comune: stesso naso all’insù, stesso taglio di zigomi, stessi capelli chiari e fini..stessa “religiosità” nei confronti della Vita, uguale senso del dovere, del sacrificio, della responsabilità.
Quante cose diverse: diametralmente opposte nella manifestazione ed esternazione dei sentimenti, lei chiusa ed ermetica, io un libro aperto e parlante. Lei intrappolata nella sua femminilità, liggia alle regole e ai protocolli, per dirla con un motto: “tutta tacchi e spilli e osservante praticante”… io ribelle sin da bambina, prova ne sono le ferite sulla mia gambetta. Non c’era niente che io non potessi fare, perchè femmina…non avevo e non ho metri di comportamenti sconvenienti tranne ovviamente per quelli che offendono la dignità mia e quella altrui.
Cara mamma quanto mi manchi!!
Posso dire, senza ombra di smentita d’essere cresciuta tutta di un colpo proprio il giorno in cui sei andata via.. il mio porto sicuro dove rifugiarmi durante le intemperie della vita spariva all’improvviso.  Ho dovuto imparare  a consolarmi, incoraggiarmi, redarguirmi da sola. Nessuno è riuscito a rimpiazzarti e a colmare quel senso di solitudine, quel sentirsi orfani, quel doversi bastare da soli. Sapessi quante volte, ancora oggi, corro al telefono arrivando persino a comporre il numero telefonico perchè ho qualcosa da dirti, da chiederti e …sapessi come rimango intontita e dolorante quando realizzo che nessuno all’altro capo del telefono alzerà la cornetta.
Il nostro è stato un rapporto d’amore molto combattuto, per certi versi conflittuale.  Ci siamo amate anche se abbiamo guerriggiato tanto…unico rimpianto: non essercelo detto abbastanza. Detestavo la tua rigidità incrollabile…ricordi come amavi definirti?  Di te dicevi parafrasando una rima di Dante:” sto come torre ferma, che non crolla  già mai la cima per soffiar di venti”. Diventavo torre anch’io…
Potessi tornare indietro più che farti la guerra ti insegnerei a lasciarti andare a regalarmi abbracci e complicità. Scioglierei i tuoi ghiacci e catene, ammorbiderei le tue ferree leggi portandoti sul terreno della leggerezza dove l’amore cresce rigoglioso e senza paura, incurante dei recinti e delle misure. Sono sicura che non mi baceresti più, solo,  nel sonno per timore di perdere autorevolezza e di mostrare fragilità,  ma lo faresti tutte le volte che dentro di te ne avresti voglia indipendentemente se fossimo sole o in mezzo alla folla. Le cose si capiscono solo dopo..spesso quando è troppo tardi.  Ovunque tu sia ti giunga il mio bacio e il mio bene.
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Semplice

le parole che….

 

le parole

Da sempre le parole sono state un mezzo indispensabile per creare relazioni e comunicazione tra gli uomini; ponti necessari per dar voce alle anime e far emergere a galla sentimenti e pensieri dagli individuali oceani interiori e renderli di proprietà collettiva.   Le parole sono simbolo delle epoche, delle culture, ispirano modelli di comportamento, dettano codici etici, esternano stati d’animo e creano emozioni. Le parole son figlie di un periodo, di un momento storico e ne incarnano il sentire, per questo motivo, le parole cambiano  nel tempo, o meglio, cambiano nei tempi.  Fanno tendenza, catalogano, caratterizzano, identificano, raggruppano, dividono, selezionano, generano legami.  Ogni parola racchiude un mondo, è espressione di una filosofia, un  comportamento, uno stile di vita, un valore o un disvalore.  Le parole sono in grado di cambiare i destini dell’umanità così come il vento cambia il profilo  alle dune. Bisognerebbe sceglierle con cura, con amorevole attenzione…piano piano, senza quasi accorgercene si intrufolano nelle nostri menti …ci ammaliano, ci piacciono, ci seducono, ci migliorano o ci peggiorano, ci… cambiano. Sebbene incorporee, spesso volatili, hanno un potere fortissimo, muovono gli animi, accendono passioni, galvanizzano pensieri, infondono coraggio, impastano sogni, altresì quietano, umiliano, frenano, schiavizzano, prostano..e possono persino uccidere.  Sono belle e brutte, positive e negative, portatrici di speranza o foriere di guai, dee  vestite di vita  o mostri distruttivi, lieviti di crescita morale o acidi di degrado e degenerazione…e gli uomini riescono ad iscenare bracci di ferro tra loro…prediligendo le une a discapito delle altre, cambiando, così, le scenografie alla realtà, alla vita. Ecco…questo è un momento di quelli in cui la bruttezza delle scene prevale.

In silenzio, a passi felpati, vestite di invisibilità molte parole stanno scomparendo, perdendo  vividezza e valore, soppiantate da altre urlate, sbandierate, raccomandate, considerate  utili e vantaggiose.  Scompaiono perchè ritenute  quasi fuori moda perchè adottandole non portano a traguardi, perlomeno immediati…e sono quelle che più mi mancano intorno! Quelle che da sempre rappresentano il mio ancoraggio sicuro, quelle che danno aria alle mie ali come correnti ascensionali, quelle che mi riempiono i polmoni di respiri di bellezza, quelle che mi fanno amare gli altri e la vita. Sono quelle vestite di  bellezza, intensità, verità, autenticità, grazia, leggiadria, armonia, nobiltà, poesia, splendore, bontà, fascino…sono quelle che dovrebbero condurre ogni individuo, come garanti, ad affrontare il mistero dell’esistenza  in pace con se stesso e con il mondo circostante. E invece….sempre più rare, più violentate, più assenti, meno apprezzate, scivolano ai gradini più bassi del gradimento collettivo…Diventano obsolete parole quali: sobrietà, onestà, leggerezza, competenza, solidarietà, altruismo, condivisione, libertà, responsabilità, verità, fantasia, rispetto, pace, legalità, uguaglianza, bellezza, fiducia, autenticità, umiltà, essenza, semplicità, ideale, emozione, sogno, speranza. Prepotentemente spintonate dalle gettonatissime: vanità, strafottenza, superficialità, prepotenza, arroganza, apparenza, menzogna, incompetenza, truffa, violenza, vuoto, egoismo, guerra, calunnia, tornaconto, inganno, reato, disperazione, ingiustizia, scandalo, indecenza, indifferenza. Io mi sento derubata!

Semplice

bambine mie…

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Bambine mie, idealmente, sedetevi  accanto a me, ho da raccontarvi qualcosa.  Non stupitevi se vi chiamo bambine mie, anche se non sono vostra madre.. siete mie  anche se non vi ho partorito, lo siete in nome di  quel sentimento che unisce l’umanità tutta e fa amare ogni creatura come fosse figlio proprio. Sono molto addolorata per voi, un dolore misto a rabbia e indignazione e infinita tristezza. Siete balzate alla ribalta con la velocità del lampo, purtroppo una brutta ribalta; in un baleno siete diventate cibo per sciacalli affamati di curiosità, di morbosa pruriginosità, o peggio di mercanti  di falsa morale.  Se potessi vi immergerei in una grande vasca e tra bianca schiuma e limpida acqua vi toglierei tutto lo sporco che vi hanno spalmato addosso ma soprattutto insisterei a strofinare  con olio di gomito quello sporco invisibile che vi ha annerito l’anima. Avete una manciata di anni appena, eppure, questo non basta a salvarvi, nè a far provare sensi di colpa  a coloro che sono gli artefici di tutto questo male,  ma, soprattutto non basta  a creare  rimorsi violenti in coloro che vi  hanno dilaniato, men che mai a chiedervi umilmente perdono o elaborare un qualche soluzione per contenere il danno. E’ così facile scaricare su chi è più debole, più indifeso ( voi), le colpe..mentre i mostri si arrovellano e si spendono per trovare attenuanti, discolpe..e siatene certe le troveranno. Saranno clausole di qualche decreto legge ideato da  mente eccelsa o saranno i consensi di chi distrattamente valuta qualcosa, sputando sentenze e giudizi o vomitando insulti.  E’ triste, ma quasi sempre è così..e non dovrebbe essere così, invece!!! Perchè ogni volta che succede qualcosa di brutto siamo tutti colpevoli, sia chi ha generato i contesti tortuosi, sia chi ha agito in prima persona, sia chi ha usufruito…e sia chi ha taciuto e si è bendato gli occhi trincerandosi dietro la più vile delle manifestazioni comportamentali: l’indifferenza. Bambine mie ma a quale favola, a quale magia, a quale falsa illusione avete creduto?  I lupi, gli orchi, i mostri non sono quelli delle favole, quelli quasi sempre fanno una brutta fine, i mostri veri sono  nella realtà sopravvivono e agiscono indisturbati; anche se profumati, anche se ricchi, anche fossero di bella presenza, riconoscerli è facile perchè puzzano di fetido sterco, puzzano di abominio . In casi limite, qualche volta, i mostri  indossano persino le vesti di madri, proprio loro, carne della vostra carne, e da quest’ultime è più difficile  salvarsi perchè da sempre rappresentano l’amore infinito e puro. Avete creduto alla più menzoghera e pericolosa favola,  quella che vi ha raccontato che nella vita ciò che più conta è l’apparire, l’avere; non importa a che prezzo…Tutto intorno a voi, in un coro martellante, vi spingeva a investire solo sulla bellezza.. sulla bellezza fisica, ovviamente. Media, programmi televisivi demenziali, pubblicità, certo tipo di stampa, vi raccontavano che per dare un senso alla vita basta essere belle, magre, seducenti, e vestite alla moda e se particolarmente dotate avere la fortuna di comparire dentro la famigerata scatola, chiamata tv…anche mute, anzi meglio mute purchè sculettanti, è ovvio.   Difficile sottrarsi a questo bombardamento quando  la personalità, ancora, non è ben strutturata…difficile se si è soli, perchè sole eravate in ultima analisi. Il bombardamento a poco a poco si interiorizza, diventa pensiero, diventa comportamento…diventa costume. Per arrivare ad ottenere il traguardo non esistono limiti, confini, regole…il fine giustifica i mezzi!! E se il fine è idealizzato, approvato socialmente, che male c’è? L’ipad  di ultima generazione o gli stivaletti di tal dei tali diventano l’oggetto del desiderio, un chiodo fisso e se non si hanno i soldi per comprarli …ci si vende. Tra un tam tam complice e la  presenza/assenza degli adulti  inizia quello che sembra il più naturale dei giochi…giocare a far le donne.

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Un paio di calze a rete non bastano per trasformare una bambina in una donna adulta…così funziona solo a carnevale. Lorde mani, corpi flosci, aliti puzzolenti, anime vecchie vi hanno comprato al pari di ortaggi sulla bancarella di un mercato in cambio di una manciata di luridi spiccioli…viziosi schifosi che amano cibarsi di primizie ancora acerbe..considerandovi solo delle puttanelle di poco valore. Il denaro vi comprava e “legittimava” gli abietti a considerarvi cose, oggetti propri che  si è autorizzati a stropicciare, rompere, calpestare, buttare;  eravate cose,  oggetti di piacere senza anima o dignità .  Ogni volta una nuova cicatrice marchiava la vostra anima, togliendo  freschezza, ingenuità, leggerezza, bellezza alla vostra adolescenza. Non sarà facile per voi dimenticare tutto questo…vi porterete appresso  questi ricordi per sempre. Ma esiste sempre la possibilità di cambiare il corso della vita.
Io provo a raccontarvi un’altra cosa, forse è meno allettante di una favola o meno intrigante apparentemente, solo apparentemente, credetemi. Provate ad entusiasmarvi della vita e di tutte le bellezze che essa contiene, provate ad essere..scegliete di essere. Essere persone consapevoli, pensanti, critiche, preparate, si può! Costa sacrificio, impegno, volontà, tenacia, perseveranza, umiltà, semplicità. Studiate, lasciatevi sedurre dalla conoscenza, non concedetevi all’ignoranza, è il male più pericoloso da combattere. Pretendete rispetto ma siate le prime a darvelo. Scegliete i sentimenti, le passioni, l’affetto, la verità, la libertà. Lottate per essere libere protagoniste della vostra vita e non schiave delle voglie altrui.  Rimanete bambine più che potete, non bruciate le tappe, non abbiate fretta di crescere  e soprattutto non negatevi quelle esperienze di bambini che non torneranno più, fate con calma, altrimenti  la vita ha lo stesso sapore e aspetto immangiabile di  una torta cotta ad altissime temperatura per fare prima, con il risultato di bruciarla.  Non rinunciate a sperimentare le vibrazioni del cuore, quelle che si scatenano quando un’emozione lo attraversa. Assaporate il profumo di una margherita che un ragazzo raccoglie in un prato e ve la dona come pegno d’amore,vi sta regalando bellezza. Incantatevi a specchiarvi negli occhi di colui che vi amerà…non vedrete più un giocattolo da rompere, ma una stella, una dea. Innamoratevi e fate l’amore come espressione di sublimazione di un sentimento…la carezza o l’abbraccio che vi unirà all’altro, dopo un amplesso amoroso,  non avrà prezzo…Vi abbraccio tutte con l’anima.

Semplice

Eppur bisogna andare…

Padre E Figlio

Padre
Non è tempo di cambiare
Rilassati, prendila con calma
sei ancora giovane, questa è la tua colpa
Hai ancora molte cose da conoscere
trovare una ragazza, sistemarti,
se vuoi puoi sposarti
Guarda me, sono vecchio, ma sono felice

Una volta ero come sei tu ora, e so che non è facile
rimanere calmi quando hai trovato qualcosa che va
ma prendi il tuo tempo, pensa a lungo
Perché, pensa a tutto quello che hai avuto.
Per te sarà ancora qui il domani, ma forse non i tuoi sogni.

Figlio
Come posso provare a spiegare, quando lo faccio,
si volge altrove di nuovo
È sempre la stessa vecchia storia
Dal momento in cui potevo parlare, mi fu ordinato di ascoltare
Ora c’è una strada e so che devo andarmene
So che devo andare

Padre
non è tempo di cambiare
Siediti, prendila con calma
sei ancora giovane, questa è la tua colpa
Ci sono ancora molte cose da affrontare
trovare una ragazza, sistemarti,
Se vuoi puoi sposarti
Guarda me sono vecchio, ma sono felice

Figlio
Tutte le volte che ho pianto, tenendo tutto dentro di me
È stata dura, ma è anche più dura ignorare tutto
Se avevano ragione, ero d’accordo, ma son loro che tu conosci, non me
Ora c’è una strada e io so che devo andarmene
So che devo andare.

Splendida canzone di Cat Steven che tratta il rapporto padre-figlio e tutte le conflittualità e incomprensioni insite… Sorprende la sua attualità sebbene sia un testo datato..cambiano i tempi ma, oggi come fù ieri e come sarà domani, un padre e un figlio si trovano ad affrontare le stesse problematiche. Nei giri che la Terra compie, ogni realtà, anche la stessa, viene interpretata, percepita e vissuta a seconda dal proprio punto di vista o meglio può cambiare a seconda del ruolo che si ricopre e varia nel tempo.
Da ragazza questa canzone era la colonna sonora della mia vita..anch’io pretendevo e reclamavo la mia indipendenza, la mia voglia di conoscenza…di volare. Avevo in corpo una smania smisurata di voler conoscere quanto più Mondo e Umanità possibile, non volevo e nè  contemplavo limiti…quella strana ed unica onnipotenza giovanile che con orgoglio ricordo ora che sò vecchiettina. Ricordo i timori, gli scoraggiamenti di mia madre …per me erano incomprensibili e le vivevo come catene..ricordo l’impeto, il vigore delle mie ragioni…vissuti da lei come incoscienza e sprovvedutezza e soprattutto paura.
Troppo amore? No!! L’amore non frena, non tarpa le ali e i sogni, non colpevolizza nè scatena rimorsi e tormenti. Allora cos’era? Una buona dose di egoismo accompagnata da paura dell’ignoto e smisurato senso di protezione che più che salvare poteva soffocare.
Adesso sono io, come madre, dall’altra parte della barricata…Ma spero di farcela, e non solo per  sfatare il detto che dice: “si nasce incendiari e si muore pompieri”. Uno dei miei doveri più importanti è stato seminare, in  mio figlio, il germe della libertà, intesa come anelito e non come semplice fuga.
I figli crescono, sono altro da noi, con umiltà riconosciamo il nostro limite di indispensabilità e la progressiva perdita di controllo, con consapevolezza e serenità riconosciamogli il valore come persone, con rispetto riconosciamogli il presupposto vitale dell’indipendenza, con fierezza e complicità accogliamo i traguardi che vogliono intraprendere.
Naturalmente, quando un figlio va lontano da noi, si soffre, sarebbe sciocco e inutile negarselo, perchè nei nostri progetti originari c’eravamo immaginati insieme per condividere le gioie o i dolori e…il prolungamento della famiglia. Indubbiamente si è preoccupati, tristi e in ansia. Ma tutto questo deve rimanere un travaglio interiore e invisibile.. sul nostro viso non deve trasparire nulla, dalla nostra bocca devono uscire solo parole di incoraggiamento, di fiducia, di entusiasmo… perchè l’amore, che nel tempo gli abbiamo dato, rimane presente e vivo sempre e non sbiadisce man mano che i loro piedi muovono passi che li allontanano da casa. E poi..ogni figlio, anche il più ribelle e determinato, soffre sapendo di procurarci dolore. Allora perchè caricargli sulle spalle ulteriori bagagli in aggiunta alle valigie? Diamogli un bacio e un abbraccio lunghissimo insieme alla nostra benedizione…gli faranno compagnia nei momenti in cui la nostalgia di casa busserà alle porte del suo cuore..ma non sarà dolore!

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Ma è doveroso, per onestà intellettuale,  fare una distinzione tra la voglia di andar via per conoscenza, per arricchire il proprio bagaglio culturale ed umano come espressione di una  libera scelta, e tra la necessità di dover fuggire perchè non si ha scelta di vita. La linea che differenzia i due campi si pone tra: la libertà e la forza maggiore. Nel primo caso si va con il cuore leggero e con la gioia della scoperta e anche chi resta ha il cuore in pace e sereno..nel secondo caso è tutto più doloroso..si deve perchè non ci sono alternative.  Si è costretti a interrompere rapporti di amore e amicizia, recidere abitudini, stili di vita, riferimenti. Nessuna costrizione è piacevole! Si va con il cuore gonfio, con tanta rabbia e delusione addosso…e chi resta ha il cuore a pezzi. Da genitori  occorre tutta la forza e il coraggio per sopportare lo strazio e rimanere sempre faro per i figli.  Ma lasciatemi esplodere tutta la rabbia e l’indignazione che ho dentro: è vergognoso che uno Stato per incompetenza e indegnità  dei propri governanti costringa alla fuga i suoi figli, i cervelli più capaci. Non investire capitali, risorse e progetti, sui giovani è suicidio e morte sicura! Come se ad un albero, in primavera, si strappassero tutti i germogli…è ovvio che seccherà!! Problema presente in tutte le parti del Mondo in cui gli stolti sono al governo. Spero che il vento della consapevolezza e della presa di coscienza soffi forte a spazzare via incapaci e corrotti che generano sofferenze e disagi e che ad ogni singolo uomo in qualsiasi angolo della Terra venga data la possibilità di esprimersi e realizzarsi e volare libero come gli uccelli perchè lo si vuole!! 1557434_592562420826426_1630045316_n

Semplice

La grande bellezza…

Carissimi, dopo lungo tempo, ritorno ad aprire le finestre a questo luogo a me tanto caro, sperando di soggiornarci in maniera continua…e quale tema migliore della bellezza avrei potuto scegliere per ricominciare? Bellezza come respiro dell’anima, come ricerca di armonia, come espressione  di bene, di buono, di autentico, di sensibile, di vero. Ogni uomo ha  in sè bellezza, ne può godere, ne può produrre. Indubbiamente, vivere di bellezza è più impegnativo che lasciarsi scivolare, assorbire dalla bruttezza. La ricerca della bellezza presuppone impegno, sacrificio, rinunce, spirito critico e capacità di analisi, meditazione, osservazione, attesa…la bruttezza, spesso,  ammalia e seduce comodamente..salvo poi presentare il conto salatissimo che difficilmente potrà essere saldato e risanato, perchè dopo aver incantato e sedotto  lascia in braghe di tela, con le ossa rotte e svuotati d’ogni senso. Se, come sostengono autorevoli fonti, il mondo sarà salvato dalla bellezza, trovo doveroso e vitale affidarci ad essa. Ho fatto questa premessa per introdurre l’argomento di questo  “articolo” ( i miei sono pensieri in libertà senza pretesa d’essere considerati articoli), ossia la mia chiave di lettura del film di Sorrentino: La grande bellezza. Film che ha diviso gli animi tra coloro a cui è piaciuto e altri che l’hanno ritenuto una solenne boiata. No comment! Ognuno consuma un prodotto in base ai valori e agli strumenti che possiede.1622623_816641171685876_171615165_n

A me questo film è piaciuto tantissimo!!!!Un’esperienza emotiva che alla fine mi ha commosso fino alle lacrime. Non è un film facile da vedere..è impegnativo, assai, spesso surreale!! Non occorre essere specialisti per gradirlo, unica condizione è la partecipazione emozionale quindi il coinvolgimento.
Non lo si può affrontare con la superficialità distratta con cui gustiamo un gelato passeggiando.. immaginiamoci, piuttosto, di essere davanti ad una pietanza nuova, inusuale, speziatissima che bisogna approcciare con cautela, con curiosità, con predisposizione, con lentezza, possibilmente in religioso silenzio affinchè le nostre papille possano distinguere le differenti note di ogni fragranza e deliziarsi con le essenze dei retrogusti che permangono ben presenti anche dopo averla finita.
Vi dico la verità…quando l’hanno dato in tv, sere fa, mi sono addormentata dopo meno di un quarto d’ora di visione…indubbiamente non avevo lo spirito d’animo adatto nè intorno avevo le condizioni favorevoli..troppa caciara. Ma, difficilmente mi fermo alla prima impressione nè mi accontento di valutare qualcosa da un semplice morso..e così mi sono ripromessa di guardarmelo nelle giuste atmosfere e tempo/spaziali e di animo.
Eccellente il regista, mozzafiato le scenografie, bravissimi la maggior parte degli attori, insuperabile Servillo, con i suoi modi istrioneschi sovrasta tutto e tutti; un vero animale da palcoscenico, seducente, ruffiano, accattivante..

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Proprio bello, proprio meritato l’oscar!!
E’ un capolavoro, senza ombra di dubbio: un intimo viaggio dentro le pieghe dell’interiorità.
E questo sconvolge, spesso…perchè questo tipo di viaggio lo si affronta nudi, navigando a vista, con tutte le incognite e i conflitti che può scatenare..ecco perchè molti l’hanno rifiutato. E’ impossibile non immedesimarsi in Jep Gambardella e non riavvolgere insieme a lui la moviola nella profonda, malinconica e dolorosa rivisitazione di tutta la sua vita all’alba dei suoi 65 anni. E’ impossibile non immedesimarsi in Jep, nel suo malessere, nel suo disgusto, nel suo fallimento, nel suo disagio, nel suo rifiuto verso un’umanità vacua, dissennata, decadente. la-grande-bellezza-893005l

Un’umanità fatta di apparenza, di stereotipi ( persino “l’artista” che si denuda e dà capocciate al muro per creare effetto, parla di vivere per vibrazioni…che non sa neppure cosa siano!!), di recitazione o meglio giochi di ruoli, di seduzioni esteriori, di mondanità sfarzosa, di non appropriazione e preparazione di competenze specifiche ( vedasi il cardinale Bellucci…che parla di coniglio alla ligure o di leccornie varie con competenza al pari di Vissani ma non ha nulla da dire ed evade ogni volta che Jep gli chiede qualcosa sulla spiritualità), o assurdi e criminali come i genitori della bambina disperata costretta a dipingere con secchi di vernice… etc etc..l_5061_la-grande-bellezza-festival-di-cannes
C’è tutta una carrellata di umanità laica e religiosa ignobile, miserabile, fallita, che non ha capito perchè vive..ed è triste tutto questo…e diventa insopportabile per chi ne percepisce tutto lo squallore, per chi malgrado tutto, in questo schifo, ci si è immedesimato e spalmato, perchè, nonostante tutto, ci vive dentro, arrendendosi e..naufragando. Diventando “nulla” nel nulla.
Allora si poteva intitolare: la grande bruttezza?! Qualcuno potrebbe dire.
No!!!..Questo film contiene tantissima bellezza..così come ne contiene il nostro mondo, la nostra condizione umana…basta solo saperla individuare, saperla cogliere e valorizzare. Con grande maestria, Sorrentino fa danzare contemporaneamente la bruttezza e la bellezza, la vita e la morte, la luce e il buio, la banalità e la genialità,la mediocrità e il valore, l’aridità e la sensibilità..e vince sempre la bellezza, raccontata per immagini, gesti, suoni!la-grande-bellezza-L-NAj0cQ
C’è bellezza nella vita..la vita è bellezza di per sè, c’è bellezza nei colori di un’alba come in quelli di un tramonto, c’è bellezza in un volo di uccelli, nello scorrere di un fiume..c’è bellezza intramontabile nell’arte che tramanda genialità nei secoli da generazione a generazione, c’è bellezza in un sorriso..anche in quello velato di una suora di clausura, c’è bellezza in un gioco di bimbi, c’è bellezza nella comunicazione, c’è bellezza nel silenzio e nella contemplazione, c’è bellezza nella sofferenza, c’è bellezza nel sacrificio, c’è bellezza in un ideale tramutato in progetto (vedi la Santa), c’è bellezza nella nostalgia che piano piano e vestita di invisibilità strugge l’anima, c’è bellezza nel ricordo, c’è bellezza nell’amore..

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In questo film l’amore ha un peso altissimo, sentimento eterno ed unico (anche se non corrisposto o non vissuto materialmente anche se messo all’angolo o buttato via come il diario di Elisa) il solo in grado di salvare, di dare senso, di riempire il vuoto,di dare speranza e far rinascere. Ha ugualmente un peso altissimo se sprecato, è in grado di annientare, paralizzare, ammutolire, far morire …ci sono mille respiri di bellezza in questo film!!img_archivio146201323353 elisa
In poche parole, questo film veicola il messaggio prezioso e positivo di non lasciarsi scorrere la VITA addosso come fosse pioggia ma di ricercarne il suo senso prima che sia troppo tardi e si chiuda il sipario. E non è mai troppo tardi per ricominciare, si fa sempre in tempo, basta fare le cose che veramente vogliamo fare, quelle che ci riempiono di luce, di gioia, di felicità..perchè la vita dovrebbe essere felicità a prescindere. Jep, in un momento di riflessione dice proprio così:
“La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto 65 anni, è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”.

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L’ultima scena con il monologo di Jep non ha prezzo, mi risuona dentro come un ritornello o meglio un monito:
“…finisce tutto così con la morte, prima, però, c’è stata la vita nascosta sotto i bla bla bla..bla bla…bla.
E’ tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura..gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza e poi..lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile.
Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo di stare al mondo..bla bla bla. Altrove c’è l’altrove, io non mi occupo dell’altrove, dunque, che questo romanzo abbia inizio, in fondo è solo un trucco, sì, è solo un trucco”.TLI-La-Grande-Bellezza-Roma-2013-1110x400Semplice