Che noia..che barba, che barba..che noia!!!!

Premier Monti: ” Il posto fisso è noia, è monotono”.

Anna Maria Cancellieri, ministro dell’Interno:”Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà”.

Elsa Fornero, ministro del Lavoro:” Bisogna spalmare le tutele su tutti, non promettere il posto fisso che non si può dare. Questo vuol dire fare promesse facili, dare illusioni.”

On. LA MALFA Giorgio (Misto) 37 anni e 228 giorni
On. TASSONE Mario (UDC) 33 anni e 187 giorni
On. COLUCCI Francesco (PdL) 32 anni e 207 giorni
On. FINI Gianfranco (FLI) 28 anni e 205 giorni
On. CASINI Pier Ferdinando (UDC) 28 anni e 205 giorni

                                                            Da che pulpito!!!

Semplice

Buon Anno!!

L’anno 2011 scende nel magazzino del passato col rumore del sole dentro il mare e un miliardo di fuocherelli artificiali. Erri De luca

                                                                                   Auguri                                            

di un Anno Nuovo così come lo vuole ciascuno di voi nel proprio  cuore e se parte da lì non può esserci che bellezza per tutta l’Umanità!
Semplice

A presto…

Carissimi, ultimamente la mia presenza nel blog è discontinua,  con lunghe assenze. E’ un momento un pò particolare della mia vita, uno di quei periodi in cui i guai vengono come le ciliegie. Guai, spero superabili, anche se procurano una sofferenza immane, specie se coinvolgono gli affetti più cari. Ed ecco che la vita assume una serietà ed un impegno maggiore. Devo “esserci” dentro le cose, e inevitabilmente molte altre  cose vengono sacrificate o quanto meno messe in stand bay in attesa di tempi migliori, che mi auguro arrivino presto. Io ce la metterò tutta, la visione ottimista  è guida nella mia  vita, come un giunco asseconderò l’irruenza del fiume piegandomi nella certezza che passata la piena mi raddrizzerò e svetterò al sole..   Fate buone vacanze , divertitevi e siate sereni.. nella speranza che non vi dimentichiate di me ( vi ho messo la foto per sicurezza, ahhahahh) e, al mio rientro, di continuare il “viaggio” intrapreso, vi abbraccio tutti. Vera

Ce l’abbiamo fatta!!!!!!

Sono strafelice… nel mio seggio il Sì ha raggiunto il 90% ..spero sia un campione rappresentativo di tutta Italia!  Adesso, ho impegni, vi lascio solo questo video… a dopo.( h 16,35)

Rieccomi…(h.21.40)

Un’altra battaglia vinta!! E’ bello vincere, galvanizza.. Dopo 16 anni di referendum andati a vuoto per il non raggiungimento del quorum.. oggi si rompe l’incantesimo! Un quorum altissimo da nord a sud..unanime;  gli italiani vogliamo  l’acqua pubblica come diritto, non vogliamo  il nucleare e vogliamo  la giustizia uguale per tutti, soprattutto la pretendiamo  da chi governa e amministra i nostri soldi, il nostro destino, il futuro dei nostri figli.

Che bella sensazione poter dire: io c’ero!!!  Questi sono i momenti in cui ciascuno di noi si sente una particella di quell’insieme meraviglioso che si chiama: popolo unito!  A distanza di due settimane, la “matita” ha colpito ancora!  Adesso non è solo venticello o brezza…è proprio un bel vento corposo, deciso, volitivo,  che sta liberando il nostro cielo da nuvoloni opprimenti e restituendoci una bell’aria fresca e pulita!

Sono reduce dal mio impegno al seggio  come presidente..avevo 800 elettori, sono venuti a votare 750 persone.  Essere ai seggi, è  un impegno che faccio da quasi venti anni,  per passione..mi da l’idea di esserci…di seguire e controllare il regolare svolgimento..e in tutti questi anni non ho mai visto le persone venire a votare così contenti e convinti come questa volta.

Ieri era una bella giornata di sole qui a Roma, ma  i romani, non si sono lasciati sedurre dal mare e dalle gite  fuoriporta… Tutti in fila pazientemente aspettavano  il loro momento e a ritmo regolare, si snocciolavano come un rosario che scorre tra le mani..e ogni volta che imbucavano le schede nell’urna si poteva sentire nitida la battuta: speriamo di farcela! Sono venuti moltissimi giovani, molti adulti, famiglie con i bambini a seguito..e che emozione quella vecchina di 100 anni (fra un mese) che mi disse: “signorì..nun me pare vero, ma anch’io voglio contribuì a mannallo a casa!”  Persino le forze dell’ordine in presidio hanno esultato. Lo scrutinio l’ho chiuso alle 16.15..un record!  Era semplicissimo, una valanga di sì..con qualche nota stonata di no..che comunque è servita per innalzare ulteriormente il quorum. Sono stanca..ma di quella stanchezza che fa star bene.. quella che non toglie la forza di esultare.. e che da soddisfazione. La sensazione tipica che si prova alla fine di un lavoro ammirandone compiaciuti il risultato, che come per magia azzera fatica, ore e ore in piedi, alzatacce, pranzi saltati, adrenalina a mille. Ecco…ho avvertito una moltitudine di persone  riassaporare la fiducia, una moltitudine di persone  che vogliono orgogliosamente riprendersi e riscattare la dignità che ultimamente è stata  calpestata e vilipesa, . Ho visto prendere forma ad una cosa assente da molto tempo nel nostro Paese: Sovranità popolare… Da invisibili, silenti, ipnotizzati o rassegnati.. ecco scendere in battaglia a fare rivoluzione.. rivoluzione gentile, democratica, legale!!! . Gli italiani hanno dimostrato a chiare lettere la volontà e l’esigenza di cambiare rotta e,  ignorare questi risultati è indice di stoltezza.  Ma da adesso non ci saranno sconti per nessuno, chi va al potere sa che gli italiani non sono un popolo di fannulloni senza volontà.  Certo adesso la strada è  in salita…c’è tutto da rifare…e sicuramente ci sarà da difendersi da chi non vuol mollare l’osso. Come se un popolo fosse un osso da spolpare!   Per fortuna che Giorgio c’è!!

Allora… Avviso alla “Combriccola”: non c’è più trippa pe gatti! .. leggete che dicono di voi, per esempio in Inghilterra!

L’Economist contro Berlusconi, ‘Ha fregato il Paese’

09 giugno, 18:19 L’uomo che ha fregato un intero Paese, il titolo dell’Economist su Berlusconi

MILANO – ”L’uomo che ha fregato un intero paese”. E’ questo il titolo di copertina dell’Economist in edicola domani dedicato in modo particolare all’Italia ”di Silvio Berlusconi” con uno speciale di 14 pagine e che raffigura in prima pagina il Cavaliere.”L’Italia ha tutte le cose che le servono per ripartire, quello di cui ha bisogno e’ un cambio politico e di Governo”. Ne e’ convinto John Prideaux, giornalista dell’Economist, che ne ha parlato presentando uno speciale sull’Italia del settimanale in edicola domani. ”Non faro’ l’errore di predire la fine di Berlusconi – racconta -, ma arrivando qui, parlando con le persone si inizia a sentire un’aria nuova, la fine di un’era”. ”L’Italia ha un problema di produttivita’, ha bisogno di alcune riforme. Se guardiamo agli ultimi dieci anni e piu’, dimenticando tutti gli scandali, il ‘Bunga Bunga’, lo scontro con i magistrati, il problema e’ che sotto Berlusconi c’e’ stato un disastro da un punto di vista economico. Berlusconi e’ arrivato al potere con l’idea di essere un imprenditore di successo in grado di fare le riforme economiche, ma poi non le ha fatte’, ha aggiunto. L’analisi del settimanale britannico viene fatta in occasione dell’anniversario dei 150 anni d’Italia e si intitola ‘Oh for a new Risorgimento’ (Per un nuovo Risorgimento).

”Questo rapporto intende sostenere che le cause dell’attuale malessere dell’Italia sono molto piu’ recenti” e non storiche, scrive Prideux nello speciale sul nostro Paese, dopo aver raccontato anche alcune delle contraddizioni emerse in occasione delle celebrazioni dell’unita’. Il divario nord-sud, piu’ che a 150 anni fa, ”risale a un’epoca molto piu’ remota – scrive pero’ tra le altre cose il settimanale -. Se sapeste in che modo una qualsiasi parte del Paese fu governata nel XIV secolo, come comune autonomo, sotto l’autorita’ dello stato papale o da una monarchia del sud, sareste in grado di calcolare con ragionevole certezza la percentuale di persone che andrebbero domani a votare in un referendum”. Il punto e’ pero’ un altro: ”Tra il 2000 e il 2010 la crescita media dell’Italia, misurata in Pil a prezzi costanti e’ stata pari ad appena lo 0,25% su base annua. Di tutti i Paesi del mondo, solo Haiti e Zimbabwe hanno fatto peggio – spiega lo speciale dell’Economist – Sono molti i fattori che hanno contribuito a creare questo fosco quadro. L’Italia e’ diventata un Paese a disagio nel nuovo mondo, timoroso della globalizzazione e dell’immigrazione. Ha adottato un insieme di politiche che discriminano fortemente i giovani a favore degli anziani. Se aggiungiamo una forte avversione alla meritocrazia, ecco perche’ molti giovani talenti decidono di emigrare all’estero”. ”L’Italia non e’ riuscita a innovare le sue istituzione – prosegue – ed e’ indebolita dai continui conflitti d’interesse in campo giudiziario, politico, dei media e finanziario. Questi sono problemi che riguardano la nazione nel suo insieme, non una provincia o un’altra. E questi problemi non sono stati risolti dalla permanenza di Berlusconi a Palazzo Chigi (…). Gli italiani devono dunque smettere di incolpare i morti per le loro difficolta’, devono svegliarsi, magari con una tazzina di quel delizioso caffe’ che solo loro sanno fare cosi’ bene”.

Ma noi stasera ci riposiamo facendo festa, domani si continua…

Semplice

Un pò per gioco..un pò per celia

Carissimi..sarà la primavera, sarà che maggio ha su di me un effetto ipnotico, sarà che sono stanca e la mia vita e tutta un corri corri…fatto sta che come dicono a Roma: vado sempre per uno! Tutta  questa filastrocca per dirvi che non avendo tempo per scrivere un post..vi propongo questi video.. la vita è anche gioco, scherzo, una risata.  Buon divertimento.

Semplice

LETTERA AD UN GALANTUOMO

Mi ritrovo spesso, nel corso della giornata, dopo la visione delle notizie propinateci dai media della tv e della carta stampata, di cadere in una sorta di stato di rabbia, mista ad impotenza, per non poter operare in alcun modo efficacemente per rimuovere i guasti di questo martoriato Paese. Ma non mi rassegnerò mai; per cui, la speranza è ancora integra perché “qualcosa”, prima o poi, avverrà. Il mio primo desiderio sarebbe quello di rivolgermi ad un Galantuomo, un Patriota, al nostro Presidente della Repubblica. Vorrei dirgli quanto segue:

Carissimo Presidente,

certamente mi vorrà scusare se mi rivolgo a Lei con questo superlativo. La sento veramente il Presidente di tutti gli Italiani, ma La sento, soprattutto, il mio Presidente.

E’ la prima volta, nella mia non brevissima vita, che mi rivolgo pubblicamente ad un personaggio, ad un gigante della massima Istituzione Italiana, io gnomo della politica ma gigantesco sostenitore delle libertà. Innanzitutto per questo, la prego di perdonarmi se qualche parola o qualche frase, tradendo il mio pensiero, dovesse sembrare non molto chiara o irriverente: absit injuria verbis, c’insegnavano i nostri gloriosi padri.

Ho letto, con piacere, che la sua immensa cultura e preparazione giuridica discende, innanzitutto, d alla frequentazione del liceo classico “Tito Livio” di Padova. Conosco quella scuola. Le assicuro che è ancora all’altezza della sua fama e spero sempre che Dio illumini i nostri “riformisti” nel momento in cui “tagliano” e “cuciono”.Quel liceo è la dimostrazione sacra che la scuola pubblica è insostituibile quando funziona ed è efficiente per docenti e dirigenti. Ho un nipote che frequenta quella scuola e ne vado fiero ed orgoglioso. Il Suo curriculum di formazione culturale, Signor Presidente, è stato poi completato presso quella grande fucina di giuristi che è sempre stata la Facoltà di giurisprudenza presso l’Ateneo di Napoli.

Non intendo scrivere o rievocare la Sua biografia. Non ne sarai capace. Molti altri lo hanno già fatto egregiamente: è sufficiente accennare, in Internet, al suo nome e si viene inondati di notizie e fatti.

Ma Lei, Presidente, non è solo il nostro Presidente della Repubblica; Lei veste (anche) i panni di quello del Consiglio, e lo fa in maniera impeccabile e con naturalezza, riuscendo a colmare l’insufficienza di un premier sempre più preoccupato delle questioni interne alla maggioranza e relative alla propria e sempre più scemante capacità di leadership (vediamo, da ultimo, l’infelice intervento in merito alla maggiore flessibilità operativa dell’Italia in Libia. La scelta italiana, infatti, se da un lato è stata il pretesto, per la Lega e per un pezzo del PDL, per evidenziare tutta una serie di distinguo, dall’altro è stato soprattutto l’occasione per mettere di nuovo in luce chi è il detentore del vero ruolo di guida del Paese).

E’ Lei, signor Presidente, il solo interprete della comunità nazionale, l’unico interlocutore degli italiani perché in grado di parlare con il “noi”, di declinare i verbi alla prima persona plurale, non solo singolare. “”Nel ricordo delle lotte di liberazione e del 25 aprile – ha infatti ricordato – in particolare noi italiani sentiamo di non poter restare indifferenti di fronte al rischio che vengano brutalmente soffocati movimenti comunque caratterizzati da una profonda carica liberatoria”””. E’ riuscito, Signor Presidente, a supplire alle mancanze del Presidente del Consiglio il quale piuttosto che farsi carico, da un punto di vista morale e civile, delle scelte operate dal Governo, preferisce tornare sulla personale capacità di recupero della relazione con la Lega, l’unico rapporto che riesce ormai a risolvere grazie alla politica della pacca sulle spalle.

Ma poi, tutti abbiamo notato, Signor Presidente, che nei mesi scorsi, Barack Obama non aveva riconosciuto in Berlusconi un interlocutore idoneo, preferendo dialogare proprio con il Presidente della Repubblica. Una scelta ripetuta più volte e, per questo, segno evidente di una scelta ponderata e della volontà di sottolineare tacitamente mancanze e debolezze del Premier. “Un leader morale. Una persona gentilissima e che rappresenta al meglio il vostro Paese”, così nel 2009 l’inquilino della Casa Bianca ebbe a definirLa, signor Presidente, ed in quella capacità morale si cela tutto un mondo di profonde differenze con Berlusconi, differenze che sono agli occhi di tutti gli Italiani. La famosa telefonata del Presidente americano a Lei per ringraziare l’Italia del sostegno in Libia ha suggellato, in maniera definitiva, una scelta, la designazione di un interlocutore in grado davvero di ricoprire un ruolo. Insomma, signor Presidente, altro che Silvio, mi lasci dire. Per fortuna che Giorgio c’è.

Non posso terminare questa lettera, Signor Presidente, senza accennare ad un altro pregio che ammiro in Lei: il suo patriottismo.

Veda, signor Presidente, apprezzo molto il Suo pragmatismo. Uso la parola in accezione alta, come concezione filosofica. Lei riparte sempre dalla realtà, fenomenologicamente; Lei è strutturalmente anti ideologico. Nel Suo discorso celebrativo per il suo 150° anno dell’Unità d’Italia, ha messo al centro della Sua riflessione il fatto che quel coacervo di storie personali (aspirazioni, valori, errori, ma anche miserie e crudeltà) che, ad un certo punto, si sono ritrovate dentro i confini della nostra Patria, hanno proprio per questo potuto valorizzare al meglio i propri destini. In questo modo, Signor Presidente, offre, a tutti noi Italiani, veri, una visione per trovare una ragione non solo valida, ma anche forte, per essere orgogliosi del nostro lento, faticoso e conflittuale processo di nation building.

Questa riflessione spalmata sulla lunga durata e non sulla sterile polemica di giornata potrebbe essere stimolante ed interessante.

Sembra invece improduttiva e negativa una valorizzazione del 150° in chiave anti Lega. Sono convinto d’interpretare il Suo pensiero se ritengo siffatto atteggiamento favorevole solo a rafforzare la Lega.

Ci sta ancora insegnando, Signor Presidente, che il diventare un partito patriottico non potrà esaurirsi con l’ esibizione della coccarda tricolore alla Camera o con la corona d’alloro all’altare della Patria. Bisogna mettere mano ad una profonda elaborazione che diventi componente strutturale dell’identità culturale.

Lei, Signor Presidente, si sta sforzando di realizzare la pacificazione di un Popolo, di una Nazione. La “patria” dei prossimi decenni dovrà essere una visione capace di assorbire e risolvere le contraddizioni del passato, senza negarle. Quelle antiche come il brigantaggio o la questione meridionale, quelle intermedie come il fascismo e quelle recenti come il berlusconismo. Lo ha fatto, da par Suo, Giovanni Paolo II per la Chiesa, con ottimi risultati. E’ bello dire “amare la patria”; ma è facile amare le cose belle e buone, più difficile è amare anche quelle cattive, orrende e detestabili. E ce ne sono state e ce ne saranno ancora. Ed in una visione di sistema sono indissolubilmente legate, sono un unicum.

Solo chi riesce a dare una chiave interpretativa convincente anche nelle cose brutte della nostra storia, inserendole in un tracciato possibile di cambiamento positivo può credibilmente apparire una persona che ama.

L’amor di patria dei democratici non può essere lo stesso della destra localista ed economicista e, soprattutto, non può essere la stessa dei nazionalisti, xenofobi. Non si raccoglie la bandiera che la borghesia ha lasciato cadere nel fango per portare avanti quella stessa visione. Ciò che oggi va ricostruito sono le nuove motivazioni.

A conclusione, signor Presidente, ritengo di poter anche sostenere – almeno, questa mi sembra essere l’esegesi dei suoi discorsi – che il nostro patriottismo non possa che essere la capacità di farci carico del grande travaglio che porta ad un patriottismo repubblicano, orgoglioso delle sue leggi che spingono e motivano i “fratelli d’Italia” (fratellanza è il filo che congiunge cristianità e socialità, amicizia ed eguaglianza) a sentirsi cittadini di un pianeta globale e che, ad esempio, non riescono a far festa fino in fondo conoscendo la sofferenza dei “fratelli giapponesi” o quella dei “fratelli libici”.

Non me ne abbia se, in qualche punto, il mio scritto ha tradito le mie emozioni andando “ultra petitum”. Non è facile governare le emozioni, almeno per persone semplici quale io ritengo di essere. Ed anche per questo, voglia scusarmi se, in qualche modo, io avessi travalicato il Suo pensiero.

Signor Presidente, questa lettera rappresenta il grido di dolore di milioni di Italiani contro la dissacrazione dei valori morali e nazionali. Vuole essere il sogno, della parte sana del Paese, di un anelito per la palingenesi della Nazione, per il riscatto morale delle pubbliche istituzioni. Se questo scritto avesse, poi, in qualche modo travalicato il senso del Suo pensiero, Le chiedo scusa. Non c’era assolutamente l’intenzione e sia certo, signor Presidente, che potrà sempre contare sulla mia lealtà, fedeltà e stima, così come su quella di milioni di italiani, tutti orgogliosi del proprio Grande Presidente, tutti in attesa di tornare a guardare nel Palazzo attraverso vetrate trasparenti e nitide. In nome dei quali io Le dico: Signor Presidente, grazie!

Con deferenza, La saluta

Un italiano piccolo piccolo – fgiordano br.

Articolo scritto dal nostro amico F. Giordano.

L’impaginazione dell’articolo con relativa scelta di materiale audio-visivo a cura di Semplice

Vittorio Arrigoni…”restiamo umani”

Che tristezza, che dolore, che sconfitta per l’umanità!

Solo ieri il suo viso tumefatto, bendato e trattenuto per i capelli, appariva in tv: il volontario italiano era stato rapito ieri a Gaza da un gruppo islamico salafita che, in un filmato su YouTube, aveva minacciato di ucciderlo se entro 30 ore, a partire dalle ore 11 locali di stamane (le 10 in Italia), il governo di Hamas non avesse liberato detenuti salafiti…ma l’ultimatum non è stato rispettato. Vittorio Arrigoni è stato «impiccato» dai suoi rapitori, il suo corpo è stato «ritrovato dalle forze di sicurezza appeso in una casa abbandonata» nel settore settentrionale dell’enclave palestinese.

Arrigoni, 36 anni, originario di Bulciago (Lecco ), si occupava  da anni di aiuti ai Paesi in via di sviluppo. Era stato anche in Africa, e poi, varie volte, a Gaza. «È stato l’unico italiano ad assistere all’attacco israeliano del 2009, l’operazione nota come ‘Piombo fuso’. La Palestina è il suo grande amore. Un uomo che lottava con le sole armi della ragionevolezza, dell’amore, della comprensione… un uomo che aveva fatto del pacifismo la sua ragione di vita..un uomo che credeva nella possibilità dei sogni.

Belle le sue parole, come non amarle?  Diceva: “Non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere..abitiamo tutti lo stesso pianeta, apparteniamo tutti alla stessa razza..Restiamo Umani!!

Preferisco ricordarlo attraverso le sue stesse parole che sono  contenute in questi due video.

Ecco..quando viene uccisa una persona così…muore qualcosa in tutta l’umanità.

Vittorio ti dedico questa canzone…ovunque tu sia…

Semplice


Solo indignata?…Non basta

Oggi mi sento ancora più indignata e arrabbiata, non c’è  più un limite alla deriva di Berlusconi e del suo governo . Non credo che il mio stato d’animo sia una cosa squisitamente soggettiva, quanto un sentire condiviso che accomuna gran parte dei cittadini di questo paese, persone normali, persone “perbene”. Il senso di precarietà, di inaffidabilità, di non garanzia, di non governo, pesa come un macigno sulle nostre esistenze, trasmettendoci un sentimento di sfiducia, di sbandamento, di paura. Stiamo come sospesi ad un filo reggendoci con il mignolo. La politica è diventata un balletto o uno show con pessimi artisti..riforme, lavoro, giustizia, disoccupazione, difesa ,i grandi temi sociali:salute, scuola, ambiente, cultura, ricerca..sono gli assenti storici. In Parlamento non c’è una maggioranza che faccia cadere il Governo e non c’è una maggioranza in grado di governare. I problemi degli ultimi tempi ( guerra in Libia, problema immigrazione gestita come emergenza, [che fine hanno fatto gli 80 milioni di € che la perfida Europa ha elargito all’Italia per gli immigrati? cosa ne avrà fatto Maroni: vuoi vedere che li ha spesi tutti per cacciarli? Perché è chiaro che il governo leghista spende per respingerli più di quello che servirebbe per accoglierli ], caso ruby, caso Mills, opposizione assente in aula alle votazioni…) dovrebbero creare nei cittadini una sorta di repulsione a questo tipo di politica? Da cosa è anestetizzato il paese? Da finti problemi o da grande rassegnazione? L’Italia cosa è diventata? E’ realmente specchio di questa politica inconcludente e menzognera dove non esiste limite visibile tra speculazione privata e cosa pubblica e tra etica istituzionale e ignobiltà.  Basta , davvero e solo, avere i soldi per comprare, ridipengere, traslocare, corrompere, convincere, oliare, basta avere i soldi per smettere di governare?.  Ieri l’ultimo spettacolo pietoso offerto dal premier a Lampedusa: non parlava come un capo di governo serio e autorevole, ma come un gradasso, un nuovo Messia…mancava solo la trasformazione dell’acqua del Mediterraneo in vino, promesse di miracoli annunciati e intanto comprava una villa sull’isola. E, nel frattempo alla Camera i suoi asserviti e complici parlamentari senza pudore, senza etica, stravolgevano il calendario delle interrogazioni dando la precedenza alla  votazione per la prescrizione breve. Davvero vogliamo sostituire il potere d’acquisto al posto della politica?  Offriamo al mondo uno spettacolo pietoso. I paesi esteri guardano e giudicano il nostro concetto di democrazia. Siamo un paese  precario di statisti veri! Anche l’opposizione ha le sue colpe, la sinistra quand’era al governo avrebbe potuto fare. In primis il conflitto di interessi. Oggi il più gentleman dei nostri leader arriva al massimo a dire “In effetti… è stato un errore…”, ma come fosse una svista. Oggi siamo daccapo, quando si parla delle vergogne di questo governo, vibriamo di sdegno, ma non ci accorgiamo che ogni volta la  denuncia  resta MONCA,  manca sempre la frase conclusiva: …e quindi vogliamo tornare ad essere forza di governo proprio per mettervi riparo: è il nostro impegno. Noi elettori  alla denuncia annettiamo l’impegno, come fosse automatico. Ma non lo è.
Ecco perché aspetto ancora che Bersani, o chi per lui, cominci a snocciolare come un mantra l’ELENCO DELLE COSE DA FARE: uno, conflitto di interessi; due, abrogazione delle leggi ad personam; tre, etc. etc. Io non so chi e che cosa in questo momento potrebbe ridimensionare il regime Berlusconiano ( o Berlusconismo) che avanza. Forse tutti noi, ma non basta. Ci vorrebbe un atto di coraggio di qualcuno che sta “in alto” e che che gode della fiducia e dell’ascolto dei cittadini, come il Presidente Napolitano. Questa democrazia , questa repubblica, questo Stato, la nazione tutta è sempre più a rischio di soccombere per lasciare spazio a qualcosa che è esattamente l’opposto della base sulla quale si è costituita. Quindi..chi ha tempo non aspetti tempo, anche se implicasse assumersi dei rischi molto grandi. Certo lo scontro istituzionale e la politica guerreggiata non piacciono a nessuno che abbia a cuore il viver civile e democratico, ma d’altra parte aspettare che i fatti ci passino sopra senza alzare come minimo la voce per me è inutile. SVEGLIAMOCI E INDIGNIAMOCI….ma proprio tanto tanto. Vi riporto un articolo del giornalista Byoblu del giornale il Fatto quotidiano.


2500 anni fa, un blogger greco di nome Aristotele profetizzava che la democrazia, la forma di governo nella quale il potere è nelle mani del popolo, poteva facilmente essere succube della demagogia, il comportamento politico che attraverso l’arma della retorica e delle false promesse vicine ai desideri del popolo mira a guadagnarsene il favore.  Con i demagoghi al potere, la democrazia degenera rapidamente in tirannide, poiché esercita un potere dispotico sui migliori mentre le decisioni dell’assemblea assomigliano all’editto del tiranno. Il tiranno, del resto, molto spesso otteneva il potere con l’appoggio delle classi popolari, scontente della situazione politica, poi ricopriva personalmente e affidava a suoi fidi le maggiori istituzioni. La retorica, l’arte oratoria usata dal demagogo, non è altro che una pratica persuasiva che agisce sugli affetti e sulla parte irrazionale dell’anima e, secondo un altro blogger di nome Platone, può avere successo solo sugli ignoranti.

Credo che nelle poche righe precedenti ci sia tutta la situazione italiana, dai talk-show pieni di Cetto Laqualunque alla conquista del potere di Berlusconi nel 1994, all’ascesa dei suoi finti oppositori, ai lampedusani acquietati perché il tiranno ha comprato casa sulla loro isola, alle chiavi di casa consegnate agli aquilani davanti alle telecamere e ritirate il giorno dopo, ai rifiuti di Napoli spostati dal centro alla periferia, passando per Ghedini, per Longo, per Pecorella e per tutte le soubrette in Parlamento, fino alla riforma Gelmini con la quale ci si assicura una nuova leva di cittadini ignoranti, succubi della retorica per molti anni ancora a venire.

31 marzo 2011 Ileana Argentin, deputata Pd impossibilitata ad usare le mani, insultata da un deputato del Carroccio

Il deputato del Pdl Osvaldo Napoli si alza dal suo banco e corre verso la parte sinistra dell’emiciclo, dove siede abitualmente l’Argentin, per ammonire con tanto di indice alzato il suo assistente. ‘Tu – avrebbe detto il berlusconiano rivolgendosi al giovane Francesco – non ti devi permettere di battere le mani hai capito?’. Dal Pd si alza un coro di proteste contro Napoli che intanto torna al suo posto. Ma durante la bagarre, dai banchi della Lega, racconta la diretta interessata, proprio quando lei sta per prendere la parola e spiegare al presidente della Camera l’accaduto, parte il grido ‘Falla stare zitta quell’handicappata del cazzo!’.

Gli spettacoli come quelli di ieri, fuori e dentro il Parlamento, sono una rappresentazione teatrale in parte largamente disattesa dai cittadini: poche centinaia di barbari fuori e poche centinaia di barbari dentro a simulare una farsa in luogo di quasi 58 milioni di italiani che se ne disinteressano completamente, in tutt’altre faccende affaccendati.

I grandi popoli nascono, i grandi popoli prosperano fiorenti, i grandi popoli declinano invariabilmente, incapaci di fare fronte alla loro stessa egemonia. Alla fine, come qualsiasi altro organismo biologico, i grandi popoli muoiono.

Abbiamo una sola speranza: i politici di professione devono andarsene, al loro posto devono subentrare cittadini competenti e qualificati. Devono formare un governo tecnico, una unità di crisi che fronteggi l’emergenza nell’interesse collettivo. Uno dei primi provvedimenti dovrà essere un investimento a favore della banda larga garantita per tutti, inserita tra i diritti costituzionali. Può sembrare secondario, ma per spezzare la task-force demagogica dei media e consentire ai nuovi rappresentanti del popolo di essere raccontati in maniera serena ed equilibrata è necessario mandare a casa anche i giornali e le televisioni. La gente dovrà informarsi da sola, in rete.

http://www.youtube.com/watch?v=GyZBnSLMZP4&NR=1

Semplice

Rimettiamo al mondo l’Italia

Se non ora, quando? Adesso!!

Rieccoci! Dopo il 13 febbraio, ecco un’altra data fondamentale: l’8 marzo.

Giornata nata come commemorazione di un fatto luttuoso e trasformata via via negli anni come giornata di lotta e di festa delle donne. E’ pur vero che dopo gli anni “caldi” del 68 e delle rivendicazioni femministe che ci hanno portato a dei traguardi civili, come l’aborto e il divorzio,e a un’idea diversa della concezione della donna, sono seguiti anni in cui ci siamo, per così dire, “sedute”; povere, abbiamo creduto nell’illusoria speranza che il più era stato fatto e che potevamo concederci un meritato riposo. Gli ultimi anni sono stati quelli in cui manifestavamo con giocosa partecipazione tra balli e mazzi di mimose… Adesso, non è così…il momento è topico, per tutti e per tutto il Paese e per molte parti del mondo. Vogliamo un’Italia seria, autentica e capace di stare al mondo in modo aperto e solidale con tutti i popoli, soprattutto con quelli come il Nord Africa , che lottano per la libertà.

Si vanno sgretolando certezze, sicurezze, capisaldi della nostra storia, venti nuovi soffiano e non possiamo stare con le mani in mano. Noi donne, da sempre, le più penalizzate e sfruttate, anche la maternità diventa una triste scelta, non ci arrendiamo e riscopriamo il piacere , la forza dell’unione, della condivisione e con tutta la nostra forza diciamo no all’idea, che passa sempre più spesso ultimamente, di noi come “carne” da consumare anteposta a cervelli pensanti e volitivi, abbiamo dimostrato che esiste una società femminile che non è acquiescente con la volgarità maschile nella vita sessuale.. Noi donne più di ogni altro conosciamo la fatica, il sacrificio,la pazienza, il dolore…stringiamo la mascella, precipitiamo ma quando siamo in fondo al pozzo, magicamente riceviamo una spinta verso l’alto proporzionale alla forza del tonfo. Conosciamo il buio ma siamo sempre pronte ad aprire le finestre e a far entrare aria pulita, sole caldo e siamo capaci di afferrare il vento con le mani.. E se siamo capaci a farlo singolarmente ognuna nel chiuso della nostra casa, immaginate cosa possiamo fare tutte insieme! Infatti, molto spesso il dolore delle donne è un dolore muto, silenzioso, da non far sapere..e invece no!!! Bisogna urlarlo ogni volta, rompere quel muro del silenzio, cercare la solidarietà delle altre e degli altri.

Per questo domani sarà la giornata di tutte le donne: lavoratrici, disoccupate, precarie, casse integrate, giovani e meno giovani, madri e non, bionde, more e rosse, del nord o del paesino più a sud dell’Italia, delle donne libere e di quelle ridotte in schiavitù, impiegate, operaie, casalinghe, studentesse, attrici, colf, immigrate,braccianti,scrittrici, sportive,… donne insieme che mettono a disposizione intelligenza e volontà, donne che chiedono e vogliono un Paese diverso.

Saremo in piazza arrabbiate ma con proposte e richieste precise.

Le linee guida sono : lavoro, maternità, informazione corretta; le parole d’ordine sono:informare, chiedere, ottenere.

Vogliamo lavoro, uguaglianza di trattamento e rispetto.

“Porteremo in piazza tre richieste. Innanzitutto l’introduzione della legge 188 voluta dal governo Prodi e abrogata dal governo Berlusconi che cancellava le dimissioni in bianco, un foglio di dimissioni fatto firmare senza data al momento dell’assunzione che il datore di lavoro usa nel momento in cui la donna va in maternità per sbarazzarsene. Poi, un assegno di maternità universale per cinque mesi a tutte le madri, dipendenti o autonome, stabili o precarie, a carico della fiscalità generale e non di un fondo Inps. Infine, il congedo obbligatorio (e non solo facoltativo) per i padri retribuito al 100% per quindici giorni, come previsto dalla legge approvata dal Parlamento Europeo lo scorso ottobre.”

Manifestare non è più una semplice protesta, ma una ferrea volontà di riscrivere il nostro Paese in termini di dignità, rispetto, decoro, opportunità, possibilità, giustizia, legalità, uguaglianza, autonomia, riconoscimento del pensiero della differenza, DIRITTO per TUTTI.

Rimettiamo al mondo l’Italia è uno slogan per dire, diamogli nuova vita, nuova dignità, nuova immagine, contrapposta a quella che ultimamente grazie a “qualcuno” è stata esportata, e chi meglio delle donne?????? Porteremo tutte un fiocco rosa come simbolo. E il 12 si riparte!!

Per questi motivi e per molti altri…saremo in piazza arrabbiate!! Noi non siamo vittime e non vogliamo essere considerate tali. Le donne possono cambiare lo stato di cose? Si, possono, mantenendo la loro specificità, la loro diversità, le loro peculiari caratteristiche.

Per concludere mi piace riportarvi le parole di Luisa Muraro, 82 anni, scrittrice e protagonista del femminismo italiano, tratte dal suo ultimo libro: “Non è da tutti”.

Un affascinante racconto sull’”eccellenza” femminile un tempo la chiamava “superiorità”. Pagine nitide e colloquiali, che indagano sul “segreto” delle donne, un dono che affiora “tra le cose ordinarie della vita”, non appariscente come la carriera o la promozione sociale, ma un’avventura sotterranea che presuppone un modo unico e insostituibile di intimità con il genere umano. Un privilegio che si manifesta nel vivere quotidiano, “nel rapporto con la casa, con le creature piccole, con i cibi e quando c’è l’amore con l’uomo”. E la “superiore capacità femminile del sentire”, cui gli uomini pervengono solo in casi eccezionali. «La donna e Dio hanno un loro segreto di cui Adamo, raffigurato dormiente, non verrà mai a capo», dice Muraro ricorrendo alle parole di un illustre teologo. Nascere donna è un’indicibile fortuna. E, io ci credo.

Semplice                               

Indifferenti

I segni delle ideologie seguono il loro corso, non possono sfuggire ai conti che sempre si devono fare con la storia, mutano con il mutare della realtà, sono superati dal nascere di nuove idee. Ma, ci sono idee che rimangono immortali e applicabili sempre, idee che non risentono del tempo, che non si ingialliscono come foglie in autunno. Le virtù morali che gli uomini come Gramsci hanno incarnato nella storia restano alte, integre, esemplari e sono attuali più che mai nel momento politico che stiamo vivendo. Vi passo una delle sue lettere più belle.

ANTONIO GRAMSCI (1891-1917) Lettere dal carcere
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Semplice

Aggiungo un’ulteriore riflessione di Antonino

L’INDIFFERENZA: penso che uno dei sentimenti negativi più deleterio che possa impadronirsi dell’essere umano  sia  l’indifferenza. Isolando dal quotidiano che ci circonda, permette di far vedere solo ciò che più aggrada. Non è certo il non reagire a notizie come l’omicidio di un bambino, l’induzione alla prostituzione dei propri  figli, vedere certi politici fare solo i propri comodi, senza pensare a ciò che essi dovrebbero rappresentare, al continuo decadimento della morale.

Essere indifferente significa un’altra cosa. Qualcosa che segue l’indignazione, lo sconcerto o il giudizio morale che si è sempre pronti a dare. L’indifferenza è il non saper uscire  dal piccolo ambiente che abbiamo creato per noi e la nostra famiglia, l’incapacità di lasciare aperta la porta al resto del mondo. Vivere credendo che certe cose non potranno mai accadere a noi, che la politica non ci appartiene, ci sono altri demandati per questo, e se qualcuno sbaglia, commette abusi, illegalità, possiamo benissimo perdonarlo, anzi diventa l’alibi per giustificare i nostri errori.  L’indifferenza è anche determinata dall’ignoranza che si ha del fenomeno, o essere consapevoli di questa ignoranza e non volere far nulla per saperne di più, per cercare di capire, di prendersi la responsabilità di difendere i diritti nostri e di tutti, di migliorare questa nostra società in maniera attiva, senza dovere sperare che , solo per pura fortuna, tutto ciò possa cambiare.

Antonino