Ancora una volta…il vento

Carissimi, vi ricordate di Vianne, la protagonista del film Chocolat sospinta da un irrequieto vento del Nord? Quel  vento, mai soddisfatto, che le parlava di paesi  ancora da visitare, di amici bisognosi ancora da scoprire, di battaglie ancora da combattere…

Io le somiglio un pò..arriva sempre un vento che mi porta via. Finora l’ho sempre assecondato, non pentendomene mai, chissà, forse, arriverà un giorno che gli dirò: ”  da qualcun altro, la prossima volta.”  Accadrà  perchè sarò troppo stanca per volare o perchè troppo felice..chissà…

E sarà così che il vento si stancherà e se ne andrà per la sua strada.

Vado via  per un pò..fate i bravi..

Vi lascio il mio abbraccio circolare che vi comprende tutti tutti…ma proprio tutti! A presto.

Vera

pensieri.. allo sciogliersi della neve…

Carissimi, vi regalo questo gioiello. Una canzone, o meglio, una poesia di Fabrizio De Andrè, ho scelto l’interpretazione  di Franco Battiato perchè le lacrime nella sua voce  la impreziosiscono. Non è casuale questa scelta.. è da stamattina che mi frullava in testa, la mia mente voleva questa ( un pò come avviene per i cibi..se abbiamo voglia di cioccolata non è solo golosità, ma è il nostro corpo che manda l’imput al cervello, perchè in quel preciso momento ne ha bisogno). Non è casuale questa scelta..sarà perchè fa freddissimo, sarà perchè stamattina s’è sciolta l’ultima neve, sarà…

…che rispecchia  appieno le sensazioni che oggi attraversano l’anima mia: malinconia, caducità, instabilità, provvisorietà, precarietà, quello stare e andar via, andare e rimanere come simboli di indecisione su un terreno avvertito, sotto i piedi, cedevole, insicuro e rischioso ma che al contempo genera consapevolezza perchè  interroga. Queste proiezioni introspettive, intime  è come se le vedessi specchiate nella natura..dove tutto sparirà per poi riapparire. Questa alternanza  di freddo e caldo, buio e luce, gioia e disperazione, colori e grigio, quiete e furore, odio e amore..dentro una costante che siamo noi, è la vita. Tutto muta, continuamente muta  in un continuo divenire tra nascita, morte, rinascita…”anche la neve morirà domani, l’amore ancora ci passerà vicino..” tornerà  un domani e, con esso, altro inverno. Un rincorrersi di stati, stagioni, momenti, come  dentro un cerchio, un gioco eterno che è tutto ciò che abbiamo. Ci piaccia o meno! E…il tutto è più della somma delle sue parti.

La bellissima canzone “Inverno”, tratta dall’album “Tutti morimmo a stento” del 1968, è una riflessione sul ciclo della vita, in cui inverno ed estate si alternano, ma nel cui orizzonte è compresa anche la vista di un camposanto.

Inverno

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un’altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell’ombra incerta di un divenire
dove anche l’alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l’amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l’inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un’alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

(Faber)

Semplice

Donne in rinascita

Vi propongo questo video di Jack Folla( un dj nel braccio della morte), io mi ci ritrovo tutta!
E non penso di peccare di presunzione se asserisco che qualsiasi donna lo legga ci si ritrovi.
Noi, più dell’altra metà del cielo, noi un esercito di formichine, di api operaie, sempre disponibili, accomodanti, sempre pronte a non considerare i nostri bisogni perchè ci sono sempre quelli degli altri più urgenti, non procastinabili, più seri!

E così giorno dopo giorno sbiadiamo come antiche foto, facendo della sofferenza, del sacrificio, dell’abnegazione, della rinuncia le nostre sorelle di viaggio. Si muore un pezzetto al giorno… Ma, e qui sta la forza, più precipitiamo più riceviamo una spinta verso l’alto proporzionale al tonfo. E’ un lavoro faticoso: ci si mette in discussione, in dubbio, ci si analizza, ci si condanna, ci si ferisce…ci vuole coraggio molto coraggio! Molto spesso appare più comodo l’adattamento perchè è socialmente accettato, non crea conflitti, imbarazzi, verdetti, scontri, solo,  non visibili, graffi  dentro l’anima.
Potremmo…certo potremmo, ma io non ve lo consiglio, scegliete sempre la dignità, la libertà, la gioia, le emozioni, la vita.

Certo anche gli uomini possono e…sarebbe bellissimo.

Semplice

Luce… negli occhi, nel cuore, nell’anima

Carissimi, vi lascio questa canzone a farvi compagnia.. non è una semplice canzone, è un inno, una speranza, un messaggio di amore universale.

Avrei voluto saperla scrivere io, le parole che la compongono sono  ciò che sento, sono la colonna sonora del mio sentire, la chiave di lettura che uso per decifrare e interpretare la realtà; sono il sogno, la speranza,  a cui realmente anelo considerandole possibilità e non sterile e inrealizzabile utopia. Eppure sarebbe facile, basterebbe superare quel gradino di egoismo che ci impedisce di considerarci un’unica umanità che soffre, gioisce e ama a qualsiasi latitudine, di qualsiasi colore di pelle. Che strana l’umanità! Abitiamo tutti lo stesso pianeta,  respiriamo tutti la stessa aria, il cuore batte nel petto uguale per tutti, l’obiettivo è uguale per tutti: vivere… Ma vivere non è uguale per tutti. Per i più, ogni nuovo sole che sorge, sarà solo un altro giorno di lotta per la sopravvivenza, un altro braccio di ferro con la malattia, con la fame, con la violenza …con la morte. Bambini miei, Umanità mia, resistete più che potete e … chissà speriamo in un tempo non molto lontano  di potervi dare non solo il nostro ideale abbraccio e bacio,  ma risposte concrete, reali, giuste …di DIRITTO. Bambini miei, Umanità mia, …non è poi cosi impossibile sapete, perchè la nostra felicità e il nostro sentirci a posto  dipende pure dalla vostra felicità e dal vostro benessere, infatti come potremmo essere con il cuore libero e felice, finchè anche l’ultimo bambino non lo sarà???? Addio piccoli, addio fratelli che, proprio in questo istante mentre io scrivo, non ce l’avete fatta…!! BUONA VITA ….A TUTTI…!!!!!

Semplice

Io e te ci ritrovammo a mangiar strudel…

Era un mattino grigio, freddo, quasi polare,  l’aria frizzante e pungente  arrivava fino alle ossa trapassandole creando un effetto quasi paralizzante.. un mattino di pieno inverno non completamente sereno per me. Un’imprevista caduta, a causa della fretta che mi fa fare cose stupide, aveva fermato gli impegni della mia giornata obbligandomi a percorsi alternativi. Difficilmente mi dispero se qualche imprevisto annulla i progetti.. ce ne saranno di nuovi e non messi in conto a sorprendermi.
In questo mattino,  incontrai te, due mondi diversi, due storie diverse.. ci piacemmo subito.
Capitasti per caso a casa mia e io ti accolsi da subito con piacere.. spero che tu non abbia  pensato: che donna facile!
Io di indole sono propensa a intrecciare comunicazione con chiunque, parlo anche con i sassi,  non risparmiando e non sacrificando nulla sull’altare della diffidenza.. mi  affido  al mio intuito che raramente mi ha dato fregature nella vita. Mi piace subito mettere a proprio agio i miei interlocutori, superando quelle barriere formali degli approcci che creano solo distanze e tolgono sapore e sostanza alla vita. L’accoglienza è  il mio leitmotiv, mi appartiene, è nel mio dna, vuoi per carattere, per educazione ricevuta, per origine.
Tu, invece, forse a ben donde, all’inizio eri un po’ ritroso, tra lo stupito e il preoccupato, sicuramente ti sarai chiesto: posso fidarmi, cosa c’è dietro?
Percepivo questa tua paura iniziale e quasi a neutralizzarla ti parlavo con voce suadente e rassicurante.. rimanevi, caspita, era già tanto!.
Con gli occhi seguivi ogni mio movimento, nè, perdevi una sillaba del mio parlare… un pò per cercare di comprendermi, la diversità di lingua crea questi problemi, anche se mi dava più l’impressione che  volevi, più che altro, tenere la situazione sotto controllo. Eri un pò destabilizzato.. stavi vivendo una situazione sconosciuta e nuova.
Allora pensai..cosa c’è di più affratellante del mangiare insieme? Il cibo condiviso mette in situazione di parità il ricco e il povero,  il bianco e il nero, l’uomo e la donna…
La sera precedente avevo fatto un enorme strudel..
presi una fetta per me e una porzione per te.. io lo accompagnai con un caldo  thé al bergamotto.. tu hai optato per una bella sorsata d’acqua fresca, senza dimenticarmi di mettere una bella musica di Chopin, nel frattempo.
Avevo avuto ragione… eri più rilassato, controbattevi le mie parole con le tue, mi facevi partecipe dei tuoi gusti musicali raccontandomi delle  spericolatezze per la passione tua più grande: il volo. Molta tensione si scioglieva.. la distanza fisica tra di noi si accorciava sempre più..chiacchierando muovevi passi verso di me, è mancato per un pelo che mi sfiorassi le mani.. timido un cavolo.. o ero stata particolarmente brava io?!  Quando ti ebbi ad un palmo di distanza, mi sorprese il nero mediorientale  dei tuoi occhi, come quel disegno  rosso-arancio sul tuo giubbotto.. che si  dilatava e restringeva  seguendo il tuo diaframma  ad ogni respiro. Non potei fare a meno di dirti quant’eri bello e di ringraziarti per il bel momento che mi avevi regalato,  delle risate che mi avevi generato, della leggerezza di cui mi sentivo pervasa …e volli farti delle foto..caspita come eri vanitoso!
Offrendoti la mia amicizia, la mia casa,  il mio cibo.. non dimenticai di sottolineare con fermezza quanto tu fossi libero e che mai e poi mai ti avrei considerato mio mettendoti le “catene” del possesso.. potevi tornare e volar via ogni volta che lo avresti voluto.. avresti sempre trovato mollichelle, frutta secca,  acqua e gli alberi su cui appollaiarti…
Sto parlando dell’incontro con un pettirosso sulla mia terrazza… che avevate capito???

Semplice

Buono come il pane?

Un particolare, un gesto, un suono, un colore, un profumo, casuali, possono scatenare dentro di noi sommovimenti al pari delle maree..i ricordi come onde si susseguono in un andirivieni componendosi, ricorrendosi, accavallandosi per poi inabissarsi e in questo rimescolio…riemergere portando a galla i tesori più preziosi, cavalcando  nuovamente la cresta e infine scomporsi e dar vita a nuove scenografie.
Oggi mentre ero al supermercato sono stata “investita” da un profumo che ogni volta che lo sento, ha il potere di stordirmi…felicemente stordirmi: pane appena sfornato. Una miriade di immagini e sensazioni accompagnano questo profumo ogni volta che raggiunge il mio naso, regalandomi piacere allo stato puro e, allora, nonostante esteriormente io continui a svolgere ciò che stavo facendo senza che nessuno intorno si accorga di nulla, io mi  teletrasporto  con il pensiero nel tempo e nello spazio azzerando anni e riesumando ricordi che al pari del cibo dei ruminanti quando ritorna in bocca permette di  sentirne  e apprezzarne i sapori meglio di prima.

E’ li che io ritorno… mi rivedo bambina… percepisco la vampa  che scappava libera dalla porticina di ferro del forno ogni volta che era ora di sfornare, posso  risentire il caldo delle vastedde che stringevo al petto man mano le riponevo nella madia; la mia bocca,  si riempie di acquolina come allora  quando sgranocchiavo la croccante crosta e affondavo  i denti nella morbida mollica dopo averne inspirato fino all’ultima nota l’essenza.  Abitavamo sulle pendici dell’Etna in una grande casa indipendente.. ne ho cambiate tantissime di case durante la mia infanzia e adolescenza, per motivi legati al lavoro di mio padre. Questa è quella a cui sono legata maggiormente, mi piaceva tantissimo.. era grande, aveva un grande terrazzo con un pozzo che d’estate fungeva da frigorifero, calavamo burro, formaggi e quant’altro dentro un paniere e con la frescura dell’acqua e della profondità i cibi si conservavano; un pergolato di uva  incorniciava la facciata principale, tutt’ intorno  un orto con un grande ulivo, un gelso nero, un nespolo, un ciliegio, un albicocco e un pesco,  i muriccioli di recinzione erano sempre ricoperti di verdissimo muschio e ai primi di marzo si rivestivano di viole, a giugno di fragole odorose; in fondo all’orto c’erano due casupole  abitate da galline, due oche e qualche coniglio.   Ma il particolare che l’ha resa immortale nei miei ricordi era l’enorme cucina  con  tutti i piani ricoperti di piastrelline bianche e blu e il bel forno a legna a mattoni rossi che troneggiava in un angolo.

Riprovo con la stessa intensità il piacere che mi dava il giorno in cui si faceva il pane, capitava sempre di sabato, ogni quindici giorni,  non avevamo scuola, per  noi  bambini  era doppia festa.. si avvertiva fermento per la casa sin dall’alba. Mia madre preparava il caffè, un miscuglio di orzo e surrogato di caffè, un impasto simile ad un cilindro di liquirizia da cui se ne staccava un pezzetto che dava corpo all’orzo.. tutti intorno alla tavola, io e mio fratello, con grandi ciotole di latte appena macchiato in cui intingevamo gli ultimi biscotti o le ultime fettine di pane, mentre mio padre, mia madre e una vecchina che noi avevamo adottato come nonna, la ‘zzà Giovanna, bevevano una tazza di nero integrale, allegramente ci  organizzavamo il lavoro.

Si faceva il pane! Si, perché a quei tempi non si comprava giornalmente, ma se ne facevano 20 kg e duravano 15 gg esatti..e non credo che la povertà fosse l’unico indicatore se posso tranquillamente affermare che era buonissimo fino all’ultima fetta. Di pane ne mangiavamo tanto, era la base della nostra alimentazione fatta di poche cose semplici ma genuine. Altro che merendine e snacks,  le nostre  merende erano: fette di pane bagnato  e cosparse di zucchero o pane e olio o inzuppate nella granita di limone o di mandorla o spalmate di marmellata.

Fare il pane non era semplicemente cucinare qualcosa, era un liturgia! Mio padre andava nei giorni precedenti al mulino a comprare il sacco di farina, la farina è una cosa viva e ha breve vita, quindi acquistava il prodotto macinato li per  li. La sera prima (era compito mio), andavo  dalla  vicina  di casa che
per ultima aveva fatto il pane, a prendere l’insalatiera con il crescente ( lievito madre). Il crescente girava di casa in casa. Questo passaggio da una casa all’altra è come un legame d’amore. Il crescente è materia viva e va tenuto in vita con “rinfreschi”, era sempre lo stesso, da anni, ma,  man mano che veniva usato per fare il nuovo pane veniva arricchito di  esistenza ed energia nuova e questa cura aveva del commovente, c’è qualcosa di più commovente della condivisione?
La cucina diventava un campo di battaglia o meglio il teatro della rappresentazione: piano piano si cerneva con un grande setaccio la farina, una sottile nuvola si alzava man mano che essa cadeva a pioggia nella maidda (madia), si salava e si faceva mischiare a secco perché il sale non deve unirsi in modo diretto al lievito ne ritarda la crescita dell’impasto, poi si faceva una conca  per metterci al centro, il crescente e l’acqua tiepida. Sembrava un grande vulcano innevato! Quindi via alla lavorazione, sempre due persone per volta.. con le mani si creava la pasta,  si univano gli elementi, si stiracchiava, si accarezzava e si prendeva a pugni.. si appallottolava e si disfaceva, si alzava per aria e si batteva con tutta la forza.. doveva incorporare aria. Facevano partecipare anche me.. era un gioco, ma seriamente recitavo la parte. ( Un piacere sottile che mi è rimasto tutt’ora.. adoro impastare.. mi rilassa, mi sfogo, mi tolgo lo stress…avere tra le mani una palla lievita che si può modellare è un momento di creazione, è percepirne il respiro.)

Poi quando sulla superficie comparivano le bolle voleva dire che si poteva proseguire a porzionarlo. Facevamo vastedde ( pagnotte) e cucciddati ( ciambelle), mio padre per attribuire ancora più sacralità al tutto sulle pagnotte incideva una croce come a benedirlo. Poi come in processione portavamo i pezzi a dormire, sul grande tavolo erano state messe delle coperte e tra due bianche tovaglie infarinate si ponevano i pani a riposare.

Nel frattempo si accendeva il forno, fascine di sarmenti( tralci di vite secchi) e pezzi di legno d’ulivo scoppiettavano al centro…ogni tanto con una lunghissima pala di ferro si assestava il mucchio.. ci voleva tempo, non c’era nessun termostato allora per impostare la temperatura, era pronto quando i mattoni interni diventavano bianchi… a quel punto si toglieva la brace, si spazzolava con uno scopino adatto e aiutandosi con una pala di legno si posizionavano i pezzi… poi si chiudeva. Nel frattempo si preparavano i biscotti, ciambelline di frolla con al centro le ciliege rosse candite e si sbattevano le uova per il pan di Spagna. Bisognava sfruttare tutto il calore, nulla doveva andare sprecato.. le galline regalavano uova e il forno dopo la cottura del pane aveva la temperatura ideale per i dolci. Il profumo era l’equivalente del trillo dei forni moderni quando arrivano al tempo stabilito. Il percorso era giunto alla fine, si estraeva una pagnotta  la si batteva con le mani e se il fondo suonava era cotto. Dopo aver tolto quello per la nonna e due belle pagnotte per un vecchietto più povero di noi, si riponeva in fila dentro la maidda e si copriva con un telo.
Tra una cosa e l’altra si faceva ora di pranzo e per quel giorno il menù era fisso: pani cunsatu!!! Pane caldo condito con olio, sale, origano per chi lo amava in purezza,  i golosi, vi aggiungevano formaggi e pomodori secchi. Semplicità di gesti equivalente a semplicità di cuore, un passaggio di testimone, la trasmissione di cultura e intorno si respirava armonia. Il pane è una magia, una faccenda mistica, un’alchimia, contiene tutti gli elementi: terra, acqua, aria, fuoco..oltre il collante che li abbraccia e li comprende:l’amore. Il pane è un valore altissimo e merita rispetto. Il mio sogno più grande? Che nessun uomo, nessun bambino ne provi l’assenza!!!

Un’altoparlante mi riporta alla realtà…sono in un supermercato, nel reparto di panetteria, c’è profumo di pane caldo, sa di buono..odora di buono, odora di pane artigianale..ma so che è tutta un’illusione, il pane cattivo odora come il pane buono, da caldo.. è una subdola mistificazione, non sono altro che le baguettes della Romania che arrivano in Italia congelate, i cosiddetti pani” cotti a distanza” a base di pasta surgelata, preparati in fabbrica e finiti di cuocere nel supermercato ( corrisponde a più del 30% del consumo totale)… Poi c’è i pane a pulsante, è un sistema rapido, un sistema altamente meccanizzato che può essere fatto funzionare da personale relativamente non qualificato o addestrato velocemente. Si mescola un sacchetto di miglioratori del pane con una quantità fissa di farina già pesata. Si preme un bottone su un misuratore d’acqua e si mescola per creare un impasto “istantaneo”. Si distribuisce la miscela nei pesi prestabiliti. Si passa l’impasto in un’impastatrice per dargli la forma. Poi si cuoce. Questo metodo si chiama cottura su formula. È il massimo a cui possono arrivare le panetterie dei supermercati. Poi c’è il pane confezionato che rimane morbido e soffice per giorni.. magia? Nient’affatto, rimane soffice perché è stato fatto con l’aggiunta di enzimi ammorbidenti. Poiché questi enzimi sono classificati come ausili di lavorazione, e non ingredienti, non devono essere dichiarati sull’etichetta. Ecco come i supermercati forniscono pane fresco che dura una settimana.

Che dire degli scaffali con pagnotte di pane cafone ? Arrivano da Napoli dove la camorra fa panificare in ambienti igienicamente osceni e cuoce in forni la cui legna spesso sono le bare e ne impone la vendita in tutto il territorio nazionale, obbligando i fornai o i negozi ad etichettarlo come prodotto proprio. Non si salva nemmeno la farina, ha scadenze lunghissime, oltre i due anni.. e pensare che il glutine e il germe hanno vita brevissima..viene fatta resistere con conservanti e migliorativi.. uno fra tutti: Il pancreas del maiale. E da che grano proviene? Importiamo enormi quantità di grano russo..il dubbio nasce spontaneo.
Vi ho raccontato prima una favola vera e dopo una brutta realtà.
Niente mi fa incavolare di più del crollo delle certezze. Ho sempre abbinato il pane a lavoro, fatica, campi dorati, sole, profumo, bontà, amore e mai a truffa, illecito, inganno, sofisticazione. Progresso è sinonimo di comodità ma non sempre di benessere. Certo è impensabile per come è strutturata la vita odierna, specie nelle metropoli, ritornare a quella favola antica in toto..ma almeno vorrei poter affermare sapendo che corrisponde al vero: è buono come il pane!!
Semplice

Non siamo mulini a vento…ma vento che li fa girare!

“I re Magi hanno una cometa, gli emigranti una meta. Li accoglie il sorriso di chi non ha niente. Erri De Luca

(Stamattina mi sono imbattuta in questa bellissima frase di Erri De Luca che mi ha accompagnata come un ritornello tutto il giorno).

Li accoglie il sorriso di chi si considera cittadino della terra, di chi ha superato quella riduttiva linea di recinto, di chi non si considera padrone del suolo che calpesta,di chi si considera appartenente alla stessa umanità, di chi considera ricchezza i rapporti e le relazioni interpersonali, di chi sente propria  la sofferenza altrui, di chi lotta per un progetto universale e non solamente personale… Spesso, troppo spesso non è così… presi da egoismi e dal rincorrere obiettivi economici, credendoli i soli in grado di assicurarci felicità o di dare un senso alla vita, ci perdiamo, diventando meccanici mulini al vento.
Verità ineluttabili.. tutti comportamenti che sono il frutto di spudorati modelli e economici e ideologici, impastati e figli di quella “cosa” impalpabile ma pesante qual’è il capitalismo. Ma..che fare? Osservare,  prenderne atto e ahimè  piangerci addosso rassegnati?  No!!! Io ci credo veramente alla possibilità di inversione di marcia, ci credo nella possibilità che l’umanità tutta possa viaggiare su altre autostrade… E’ utopia? E’ sogno?  Bene, io credo che i sogni e così l’utopia, somma di essi, nascano da verità sacre residenti nell’animo di ciascuno di noi, da desideri innati, da forze primordiali e selvagge..che abbiamo smarrito perchè sedotti da false e bugiarde chimere.  Allora, visto che i re Magi saranno vecchiettini, 2000 e più anni pesano anche per i re, diventiamo noi i nuovi re Magi.  Si  noi, ovvero, tutti gli uomini che crediamo nella  giustizia, nell’uguaglianza di diritti e dolori, tutti coloro che vogliono che la vita sia il viaggio più magico ed  esaltante per tutti, e non importa se lo facciamo con il pc sottobraccio, anzichè a dorso di cammello. Ma non è di carità che io parlo, ne di oboli, ne di piccole rinunce per acquietarsi l’animo. Io parlo di qualcosa di universale  che dovrebbe coinvolgere le coscienze di tutti, un nuovo modo di intendere la vita e l’umanità che ci sta dentro..quel sentirsi uguali in ogni angolo della Terra, quell’appartenenza come specie che ci fa soffrire e gioire allo stesso modo..è  quell’essere capaci di vedere la scintilla di Divino che è dentro ogni uomo. E’ quel pretendere e volere per Tutti, condizioni di vita possibili. E’ quel capire e credere che la gioia e il dolore ci appartengono sempre, nel momento che un qualsiasi uomo soffre o gioisce, tutti gli altri soffriamo o gioiamo…o almeno vorrei che fosse così… perchè siamo fatti della stessa materia, perchè tutti proviamo le stesse emozioni e tutti abbiamo gli stessi desideri e soprattutto perchè nei giri che fa la Terra è pura casualità se si nasce in Africa o in Italia o in America… questo fatto  non è attribuibile a nessun merito personale.. Forse sarebbe la molla per trovare soluzioni..”capire non lo puote se non lo si prova” (diceva Dante). E’ quel non arrendersi a situazioni date come ineluttabili verità… E’ lottare e rifiutare guerra,  prepotenze,  ingiustizie, ingiustificate violenze… E’ dire No con forza ogni qualvolta troviamo qualcosa di ingiusto.  E’ denunciare ogni minimo sorpruso che vediamo sulla pelle altrui, percependone il dolore come se fossero le nostre carni ad esserne trafitte. E’ credere, sperare e fare affinchè sia realizzabile, anche se non accadrà in questo istante. E’  immaginare tutta l’umanità come tante cellule che compongono un insieme: un unico corpo… e, quanto è vero, perchè tutti l’abbiamo provato, che se una parte di esso soffre o si ammala, sentiamo male dalla testa ai piedi, un semplice dente di pochi cm. mette K.O. l’intero cristiano! ( cristiano è un termine molto usato nella mia Sicilia, per dire uomo).  E’ provare a specchiarci con la fantasia… immaginate che ridicoli ci vedremmo se avessimo una bella pettinatura con un cappello di raffinata fattura,  perfettamente pendant alla camicetta, e il collo adorno di un collier di diamanti.. abbinati ad una gonna fatta di stracci a  ginocchia sanguinanti e polverosi e scarpe sfondate!! Inaccettabile, vero? Non potremmo andare a nessun ballo e nemmeno al mercato delle erbe. Il benessere effettivo, reale, di ciascun essere della Terra è legato al benessere reale ed effettivo di tutti gli altri… un concatenamento o meglio un abbraccio, così come lo è per le maglie di una catena che solo se  unite formano una collana. E ciascuno di noi è fondamentale in questo progetto… bisogna solo crederci, credere che sarà possibile un giorno e in quest’ottica vivere. E allora, non siamo mulini a vento… ma Vento che li fa girare!
Auguri Erri e auguri a tutta l’umanità.

Semplice

Il natale secondo me.

Ci siamo quasi !!! Fra pochi giorni gireremo l’ultimo atto… le ultime scene, poi senza applausi il sipario si chiuderà… smetteremo i costumi, conserveremo le scenografie negli scatoloni …fra un anno si replica .
Non mi piace il Natale, o meglio, non mi piace il Natale così come lo viviamo i più..un bombardamento lungo + di un mese!! Condizione indispensabile indossare gli occhiali della bontà, ed essere buoni ( basta anche fingere) e felici a tutti i costi, amare e voler bene tutti malgrado tutto (ancora una volta si può fingere), la felicità condizionata dall’avere,  e allora, inizi la magia….
Così per non sentirsi diversi, inizia quel periodo chiamato: Buone Feste.
La tv bombarda con messaggi felici, proponendoci solo famiglie felici, bambini felici bellissimi sotto grandi alberi di natale in case calde eleganti, la colonna sonora è sempre la stessa con le musiche più gettonate: Bianco Natale, Tu scendi dalle stelle, Merry Christmas. Le strade delle nostre città diventano luna park di luci e colori, i negozi indossano la loro veste + scintillante, i supermarket traboccano di cibi che,  anche se  di infima qualità, vengono proposti grazie agli incarti come delle prelibatezze e allora, è difficile sottrarsi a questa cattura.
IL PRELUDIO ci pone davanti al primo quesito: con chi lo passiamo?
Bella domanda, inesorabilmente alla fine, dopo tanti ma e tanti se, finiremo con lo stare con i soliti parenti (l’anno scorso si era detto solennemente…mai più!!!!) e sorrideremo con la falsità + professionale di attori consumati …
I regali ??!!!Sono d’obbligo! E qui si entra nel CUORE della rappresentazione.
Ogni anno le corse affannose, lo stress dell’indecisione, le file alle casse, il tempo sempre + tiranno, i soldi sempre più pochi i prezzi sempre più alti, i dubbi martellanti, che caspita regalo a mia suocera ? (mentre l’ideuzza ce l’avremmo: una boccetta di stricnina ), alla cognata ? (quella saccente si meriterebbe una confezione gigante di lassativi ), all’amica ? (invidiosa com’è, un barattolo di antiacido granulare), a pensarci potremmo risolvere tutto
in farmacia!!!! E invece eccoci carichi di pacchetti colorati, lasciando nelle casse dei negozi tanti soldi con la  segreta speranza-paura che anche quest’anno i regali che riceveremo andranno ad ingrossare la montagna dei non riciclabili .
E …i …pranzi ? LA SCENA MADRE !!!!
Abbiamo portato a casa quantità di cibo sufficienti a nutrirci per un mese, ma noi no, li consumeremo in pochi pranzi!!!!!
Le nostre mascelle lavoreranno a ritmi frenetici, il superfluo sarà indispensabile!!! Ed ecco la passerella veloce di antipasti, primi asciutti e in brodo, pesce, carne, selvaggina, fritti, salumi, formaggi, mousse, caviale, patè, creme e poi…pastiere, babà, cannoli, cassate, bignè, torroni, cioccolatini, datteri, fichi secchi, noci e nocciole, il tutto con fiumi di vino.. totali massacri per il nostro portafoglio, per la nostra fatica, per il nostro fegato !!!
INTERVALLO ….ma per non rimanere oziosi: panettone o pandoro ????
E, dopo cena nell’attesa si consuma : L’ULTIMO ATTO
Tavoli fumosi dove stiamo inchiodati alla solita tombola o tavoli dove i + arditi si giocano lo stipendio a poker, mercante in fiera, etc.etc., gruppi di comari a spettegolare sugli assenti..bambini scontenti che si misurano sui regali ricevuti ..poi, ”i più coerenti” si mettono i cappotti, cioè le pellicce (pardon ) e via alla messa di mezzanotte a dare una facciata di santità, un senso al Natale, (ma anche in chiesa quanti spunti, quante occasioni per peccare).
E, tutto questo, SOLO questo… merita tutta questa attenzione ???
E nel frattempo, nulla si è fermato, il mondo và e gira come sempre, con l’aggravante che tutta questa forzatura ha l’effetto di ingigantire le tristezze di chi è solo, di chi stà male, di chi è disoccupato, dei papà che si sentiranno falliti per non poter fare sorridere i figli come quelli della tv perchè sono in cassa integrazione o delle mamme che non riusciranno a fare i pranzi come quelli proposti negli spot e, i barboni abiteranno i cartoni anche a Natale, molti bambini si sentiranno meno sicuri, forse anche meno voluti bene perchè a loro non sono arrivati i giochi che arrivano solo se si è buoni.
Questa magia non arriva in Africa, nemmeno dove c’è la guerra, nè negli orfanotrofi, nè nelle favelas, nè nelle prigioni, nè sui barconi della speranza…
E, se ..non è magia per tutti ….che magia è ?
E allora Gesù, io penso, gradirebbe nascere ogni giorno (non importa se dicembre o maggio) che si amano veramente gli altri, ogni qualvolta che asciughiamo una lacrima dal viso di un fratello, tutte le volte che regaliamo un sorriso o offriamo la spalla ad un amico, tutte le volte che facciamo il nostro dovere, e tutte le volte che facciamo veramente  qualcosa di buono con il cuore.

Carissime/i, questo è il mio pensiero sul Natale e su come lo vedo vissuto e rappresentato, da che gli anni mi hanno dato la maturità di riflettere.
A me piace la gioia e la serenità e non ci vedo nulla di sbagliato a volerla e cercarla per tutti e ogni giorno. La vita è il miracolo più esaltante che ci sia in natura, un viaggio forse unico e che dolore farlo in carro merci senza la possibilità di vedere panorami, gente, paesaggi, né sentire profumi e sapori, ma avvertire solo i sobbalzi delle rotaie, il fumo, gli scossoni, i fischi del capostazione, il dolore alle ossa, perchè ovviamente non ci sono sedili nei vagoni merci! Per molti, per troppi è così.
A chi mi chiede di dare la formula o la ricetta per risolvere tutti i guai del mondo, rispondo: non ce l’ho! Ma non per questo mi arrendo o mi siedo rassegnata. Né, affacciandomi alla finestra sul mio giardino e vedendo rose e fiori, sono ingenua da pensare che tutto il mondo sia un giardino. La risoluzione di tutte le brutture non può essere opera di un singolo, che con una bacchetta e con una formuletta opera la magìa ma, sono la risultante di pensieri e azioni che in sinergia lavorano, “fanno” in un’ottica globale. Ognuno nel suo piccolo fa e può fare secondo le possibilità e le forze ma, sarebbe tanto se le scelte politiche di ogni popolo superassero quella linea individuale meditando che nulla ci appartiene veramente e che siamo tutti abitanti usufruttuari del pianeta e ciascun singolo può spingere in tal senso.. Sarebbe tanto se i popoli “civilizzati” non sfruttassero chi il progresso non ha avuto modo di assaggiarlo, questo fatto porterebbe già al superamento dell’umanità suddivisa in “sottomondi” ( solo gli uomini sono riusciti a classificare l’umanità in 1°-2°-3°). Sarebbe moltissimo se i bisogni di tutti fossero considerati diritti senza se e senza ma. Sarebbe giusto che tutti avessero l’opportunità di essere liberi dai bisogni. Sarebbe sacrosanto che la vita avesse lo stesso valore ovunque e per chiunque. Io ci credo e voglio continuare a crederci senza essere tacciata di utopia.
Auguri di Buon Natale e Buona Vita di cuore, dove gli abbracci, i sorrisi, le intenzioni e i gesti abbiano la connotazione speciale di AUTENTICITA’.
Semplice

Carissimi, ho bisogno di una pausa..vi lascio un abbraccio circolare a tutti..sperando di far presto. Vi regalo  questo video che adoro e per le atmosfere musicali e per il testo. Ciaooooooooo

(traduzione testo)

I sogni sono più preziosi dell’oro

Vieni! Guarda! Su in alto.

Vieni! Guarda! In alto nei cieli

una nuova stella splende luminosa

fuori dall’oscuritá viene una luce.

Vieni! Ascolta lo scampanare di mezzanotte.

Vieni! Ascolta le campane che suonano

e da una spiaggia lontana

riecheggiano suoni di un viaggio.

Questa é la notte,

dicono,

in cui ognuno vuole un sogno.

Questa é la notte,

dicono,

in cui niente é come sembra.

Vieni! Dormi! Chiudi gli occhi.

Vieni! Dormi! Dammi il tuo dolore

e io veglieró su di te

finché l’alba non irrompe

finché il mattino non ti sveglia.

Vieni! Sogna, attraverso la notte.

Vieni! Sogna, e poi domani

vedrai che il tuo cuore saprá

che i sogni sono piú preziosi dell’oro.

I sogni sono piú preziosi dell’oro.

I sogni sono piú preziosi dell’oro.

Semplice

C’è un mondo che si muove…

Carissimi, vi immagino  tutti  come me: sospesi! Sentimenti diversi quali: schifo, indignazione, impotenza, disgusto, rabbia, preoccupazione, attesa… si intrecciano e altalenano nelle nostre menti.  Il nostro Paese è attraversato da una spaventosa crisi e economica e istituzionale, che come un vortice rischia di risucchiarci facendoci affondare. Il momento è estramente delicato, in questi giorni, qualcuno, pochissimi, giocano su un tavolo d’azzardo, la nostra vita, il nostro futuro. Noi?…Aspettiamo come l’imputato in attesa di giudizio. Speranzosi cerchiamo di trovare  chi possa darci spiragli e appigli  di azioni volte alla soluzione dei nostri guai, in cui malgrado noi siamo precipitati… Ma, ahimè, veniamo sommersi da bla bla senza sostanza, da combattimenti a suon di attacchi e contrattacchi, da mosse in cui, con sfacciata evidenza, appare solo la determinazione di salvare se stessi e le loro poltrone.. è come se cercassimo cure in chi ci ha causato malattie. Forse l’errore, il bandolo della matassa sta proprio qui!  Già…nell’affidare quello che di più prezioso abbiamo, nelle mani degli altri, divenendo sudditi succubi. Siamo spacciati o forse c’è ancora  una possibilità?

Vi propongo queso video   tratto dallo spettacolo/concerto di Luca Bassanese e Domenico Finiguerra: “un Nuovo Mondo e’ possibile”, un video che da speranza e mette carica..non ha soluzioni immediate..ma se mai si comincia mai si arriva.  Un video Semplice? Vorresti trovare soluzioni in un video? (qualcuno sicuramente lo penserà…) Si..perchè parla alla zona più intima e autentica di noi: l’anima.. si, perchè parla di universalità, di bellezza e armonia..si, perchè considera protagonista assoluta, l’Umanità!  E, io credo alla forza delle parole, alla magia che riescono ad esercitare. C’è forse qualcosa di più prorrompente delle idee? Volano da un continente all’altro, sfidano maree, venti, tempeste.. non temono il passare del tempo rimanendo fresche e vive anche dopo secoli…Bisogna avere il coraggio di pensare, progettare in modo universale..oltre i piccoli egoismi personali.

Questa chiosa accompagna il video:

Con senso civico, per l’equità, per la tutela del pianeta..UN NUOVO MONDO E’ POSSIBILE dove l’acqua, la terra, l’aria, la conoscenza, la salute e la dignità non sono merci, ma beni comuni e diritti da garantire a tutti gli abitanti del pianeta, senza alcuna distinzione, di sesso, razza o religione. Perché tocca a tutti noi costruirlo. Perché in tanti lo stanno già facendo! Un nuovo mondo e un’altra Italia già esistono!
E da qui inizia la nostra storia…

Aggiungo questa bellissima poesia che ho “rubato” al mio amico Franco su fb che scrive così:‎(Sognavo un’altro mondo un po come questa poesia, vi propongo di sognare insieme a me)…

Ti auguro di vivere

Ti auguro di vivere senza
lasciarti comprare dal denaro.
ti auguro di vivere
senza marca, senza etichetta,
senza distinzione,
senza altro nome
che quello di Uomo.
Ti auguro di vivere
senza rendere nessuno tua vittima.
Ti auguro di vivere
senza sospettare o condannare
nemmeno a fior di labbra.
Ti auguro di vivere in un mondo
dove ognuno abbia il diritto
di diventare tuo fratello
e farsi tuo prossimo.(Jean Debruynne)

Semplice