Sorelle mie…

Compianto di Nicolo' Dell'Arca, Bologna II

Vi vedo  sorelle  della riva opposta alla mia… arrivano fin qui, portati dallo scirocco, e sarebbe giusto arrivassero in ogni dove, il suono dei vostri gemiti, le urla della vostra disperazione assoluta, il vostro j’accuse. Vi percepisco piegate nei vostri esili corpi a rotolare nella sabbia arsa,  bagnata da fiumi di lacrime a strapparvi i capelli e le carni. Il vostro dolore è anche il mio, il nostro. Chiedo perdono ben consapevole di non meritarlo, troppo poco facciamo per evitare che il mondo giri in maniera anomala e contronatura.

Vorrei potervi abbracciare forte forte ad una ad una per riuscire a stordirvi e alleviarvi lo strazio anche solo per un attimo. Sento il peso, la grandezza, l’enormità del vostro dolore…un dolore straziato, umano, viscerale, terreno, non rassegnabile, non giustificabile, non accettabile.

Quale Dio potrà consolare il dolore di una madre, se questo dolore non ha una ragione? Solo pochi giorni prima accarezzavate e condividevate un sogno con i vostri figli. Un sogno superbo, prezioso quanto difficile ed esigente.  Avreste voluto frenarli in cuor vostro per proteggerli; l’età porta con sè la misura del pericolo che  le menti giovani non  contemplano, ma ogni madre sa che non può e non deve mettere catene alle ali.  Ogni madre sa che è giusto sia così. Quando poi “proteggerli e frenarli” equivale a trascinarsi in un’esistenza di guerre, di fame, di morte, di schiavitù, fuggire e provarci rappresenta una carta valida da giocare, un rischio accettato che va incoraggiato e difeso. Cercare la libertà, non intesa semplicemente come poter correre o arrampicarsi sugli alberi ma quella vera, quella che libera dal bisogno, dalla necessità, dallo sfruttamento e dalla schiavitù, è il dovere principe di ogni essere umano.

Scacciando i demoni della paura sovrapponevate pensieri positivi e vi preparavate al grande momento.

Era bello, era acquietante immaginare il domani dei vostri figli, mai più schiavi, derelitti, affamati ma uomini liberi, liberi…..liberi.

Il momento della partenza arrivò e con la potenza e la rapidità di un uragano che travolge e spazza geografie e teoremi, vi ritrovaste  sole a fissare quella linea all’orizzonte che confonde e fonde il cielo e il mare.  Il tempo dell’attesa è il più lungo e il più crudele che ci sia.. ma voi  avete conservato nel cuore,  gelosamente, quegli  ultimi ricordi a tenervi compagnia nei giorni seguenti;  fermi immagine consolatori e strazianti che s’animavano solo per voi nei vostri tormentati pensieri, nelle vostre  notti insonni popolate da fantasmi.  Nessun vento, nessuna pioggia, nessun lampo, nessun tempo potrà cancellare  le sensazioni e il pathos di quei saluti… nelle orecchie ci sarà sempre  il trapestio dei loro passi che s’allontanavano, tra le braccia sentite ancora il calore della stretta dell’ultimo abbraccio…quello lunghissimo, sulla bocca il sapore dell’ultimo bacio, sulle dita l’impronta dell’ultima carezza e nell’aria aleggiano ancora le vostre benedizioni.

E…adesso? Adesso più nulla.. solo orrore, solo dolore, solo brandelli di cuore.

Semplice/Vera

Buona Pasqua!

Easter-Eggs-HD

Auguri a tutti voi, che  sia Pasqua nel vostro cuore, nei vostri pensieri, nei vostri gesti.  Tutti i giorni si porta la croce, ciascuno la propria, ogni giorno si può risorgere. Tutti i giorni son buoni per scendere all’inferno, come son buoni tutti i giorni per costruire pace, serenità e amore e, rinascere. Non perdiamo mai la speranza per crearci  un’esistenza piena di luce, colori, armonia, sostanza ed essenza. A presto!!!

Semplice

In punta di piedi….

equilibri

equilibri

Carissimi, sono imperdonabile, sparire per tanti mesi senza uno straccio di messaggio o un saluto di commiato, sono comportamenti che appaiono e sono poco giustificabili e vi chiedo umilmente scusa. Ma, non per trovare attenuanti o allegerire la mia posizione, vi assicuro che tutto questo rientra nella casistica o saggezza di vita o più semplicemente sperimentazione empirica, che amo tenere come filo conduttore da sempre e che applico ad ogni cosa in cui mi imbatto: la verità non è mai una sola, o quantomeno non è necessariamente quella che  appare lampante e inconfutabile. Dai primi di novembre sono tartassata da problemi ..che come in un crescendo musicale ad un certo momento hanno raggiunto l’apice della performance, la potenza dei decibel assordante a tal punto da stordirmi. Quest’ultimo momento ha coinciso con il mese di dicembre. Problemi che oltre me hanno interessato miei  affetti carissimi. Non sto ad elencarvi la lista, ma, credetemi ad un certo punto ho creduto di non farcela, ho avuto la percezione della misura del troppo. E’ incredibile come certe situazioni, certi dolori, diano l’esatta misura del limite umano. Allora chiami a rassegna il Cielo, ci parli, chiedi perchè, ci vieni a patti. E spesso….ti rendi conto che…è solo illusione, nelle Alte Sfere la fila d’attesa è lunghissima ed è probabile che quando si arrivi al proprio turno la saracinesca chiuda per fine turno. Questo aspettare pazientemente, paradossalmente, genera un miracolo: un miracolo interiore. Questo mi è successo, ancora una volta, assaporando, costatando, pesando la mia fragilità, avendone  l’esatta consapevolezza , ho scoperto che in essa sta la mia forza. Quello stato d’animo che sembra annientare, che fa precipitare nello sconforto e che lentamente sembra faccia precipitare e scomparire nelle sabbie mobili o polverizzare qualsiasi mossa, come un lievito invisibile, dà una scossa elettrica, strappa quel velo fitto che appanna la luce,  genera quell’energia di respirare a pieni polmoni e apre alla speranza facendo dire: non è finita, non tutto è perduto, ce la posso fare, non sono vinta, voglio ancora ballare e imbrattare con i colori la pagina della mia vita!! Allora, scrupolosamente si fa l’inventario di tutto il “capitale” e di tutte le risorse, ed è sorprendente scoprire come appaiano preziose piccolissime cose a cui in tempi normali non si presta attenzione. Un piccolo miglioramento, un centimetro di terreno recuperato dal nemico, la capacità di sovrapporre il sorriso ad una bocca triste, sorprendersi per un guizzo negli occhi simile ad una scintilla scappata dal fuoco di un camino, lasciarsi avvolgere dal conforto di un abbraccio senza sentirsi deboli, stupirsi per la complicità e le alleanze che spontaneamente si scoprono,  e altro ancora…sono gemme preziose per cui vale la pena combattere. Adesso, qualcosa va un pò meglio, molte cose stanno ritornando normali ( Dio, quant’è bella la normalità!!!!!) non è finita certo, ma io sono più serena e fiduciosa e più guerriera che mai.  Non è casuale la scelta di questa immagine, oltre ad essere bellissima l’ho messa perchè rappresenta egregiamente il mio stato d’animo odierno…la leggerezza di una piuma è in grado di equilibrare la pesantezza e la durezza della pietra. Cos’altro è la vita se non quest’altalenarsi di luce ed ombra, di riso e pianto, di gelo e calore, di asperità e delizia,di gioia e dolore, di sacrificio e gioco, di odio e amore…e noi che s’ha da essere bravi a rimanere saldi in sella?

Cari amici, questo breve messaggio non preannuncia un mio ritorno immediato, fra pochi giorni dovrò ripartire per il Veneto dove la mia presenza è indispensabile, ma conto di ritornare quanto prima…mi mancate e mi mancano gli sfoghi che tanto mi piacciono. Quanto ci sarebbe da sfogarsi alla luce del gran casino che stiamo vivendo come italiani! Vi auguro Buona Vita piena di colori, luce ed armonia.  A….il prima possibile.

Semplice

E….ritorno qui.

Carissimi, e ritorno qui! Una pausa, meglio dire sosta obbligata, in questo viaggio con voi, durata molto tempo, ma,  i viaggi dopo le soste riprendono; come primo passo voglio ringraziarvi tutti ma proprio tutti per l’affetto che avete per me. Riprendere è dura! Ci sarebbero molte cose da dire, temi scottanti di cui parlare quali il periodo difficile che come italiani e non solo, stiamo vivendo, dello schifo politico, delle incognite che ci attendono, etc. etc. ma voglio ripartire in maniera dolce. Voglio ripartire animata da quello spirito di ottimismo ed armonia a cui anelo e che nessuna bruttura è riuscita finora ad oscurare. Abbiamo bisogno di leggerezza, di levità, di armonia, di bellezza, di piacevolezza e dobbiamo pretenderla. Nella vita di tutti i giorni, oltre a strapazzarsi con i problemi e le fatiche, ineluttabili, è bene e salutare ogni tanto concedersi delle pause piacevoli.  Momenti in cui ci ritagliamo uno spazio, un tempo tutto nostro, momenti in cui non è più l’orologio o gli altri a scandire le ore, momenti in cui lasciamo che sia la nostra anima ad esibirsi, momenti in cui addentiamo il vero gusto della vita. Sono proprio questi “intervalli” che ci rigenerano e fan sì che dopo possiamo affrontare con rinnovato vigore il consueto.Voglio respirare a pieni polmoni quegli scampoli di serenità che riesco a rubacchiare, voglio provare la stessa felicità sorpresa di colui che rovistando tra una montagna di rifiuti tra essi trova un diamante grande. Ho bisogno, come tutti, di serenità, ma la serenità non si compra, è dentro di noi sempre, frutto non di fortuna e ingegno quanto di lento esercizio e volontà, di ricerca,  di atteggiamento.. un modus vivendi. E’ quella speciale condizione che ci fa dire, malgrado tutto, la vita è bella, e vale la pena viverla fino in fondo perchè  fino all’ultimo respiro avrà una sorpresa. Ecco perchè assumono valenza  condizioni come la serenità, la normalità, lo scorrere quotidiano, vissuti non solo come momenti individuali di fuga o di estraneità ai problemi, bensì come presupposti di vita necessari, non percepiti come optionals ma diritto,  ecco perchè serve tenacia  per salvaguardarli, tutelarli e pretenderli per tutti. Questo comportamento assume un valore politico, perchè saremo meno flessibili e meno tolleranti verso chi ci scippa, ci ruba e ci impedisce le possibilità affinchè esploda in ogni uomo la gioia di vivere.  Con questi presupposti nasce la “filosofia” spicciola,  femminea, alla buona, della Vera che ormai conoscete, pensieri che  non cambieranno il mondo nè  i destini dell’umanità, ma bastevoli  (spero) a regalare un sorriso o un momento piacevole.

Ebbene, io, dal mio puzzle incasinato, come amo definire la mia vita, mi sono ritagliata un tassello felice, grande due giorni. Mi sono immersa anima e corpo in azioni e situazioni naturali, semplici… Ieri sono andata a vendemmiare, rivivendo momenti e gesti che avevo riposto negli scatoloni nella soffitta del mio cervello. Ma, magia…come per gli scatoloni così per i ricordi, tolta la polvere superficiale e il coperchio, ci ritroviamo tra le mani cimeli,  oggetti preziosi, immagini, profumi, gesti… cose che, malgrado gli anni trascorsi,  miracolati ritornano a vivere senza aver perso smalto e lucentezza, cose che azzerano decenni regalandoci emozioni autentiche, quasi vergini. La vendemmia per me è un valore , (mi riporta a mio padre, l’uomo che ho amato più di ogni altro) e con lui ho imparato che, essa, non  è solo il gratificante momento del raccolto e la conseguente festa che si fa nella vigna, ma rappresenta la scena  madre in cui sono racchiusi 12 mesi di fatica, di sudore, di attesa, di speranza, di fiducia, di preoccupazione, di compensazione. Denudare le viti dai grappoli d’oro o viola mi provoca un piacere voluttuoso, riesco a percepire il muto dialogo tra me e la terra.. Da sempre, ho un rapporto specialissimo con la terra, intesa nella sua accezione più vera, ne sento il suo battito, il suo respiro, il suo umore..mi piace affondarci le mani, annusarne l’odore, sentirne la sostanza,  definirne la diversità, farmi sfiancare dalla fatica che comporta il rapporto con lei, sentirmi parte di lei. Ieri sera, tornata a casa ero come stramazzata per la stanchezza, ma era una stanchezza sana, riconciliante, all’antitesi con la stanchezza da stress.
Oggi, invece, ho trasformato l’uva che generosamente mi era stata donata dai miei amici. E che altro potevo fare se non coccolarmi il cuore? Si, coccolarmi il cuore, cioè preparare e gustare cibi che coinvolgono e ammantano di piacere tutti i sensi, che procurano carezze alla memoria, al tempo, che restituiscono dignità a valori  perduti, perchè mangiare solo per  riempire la pancia o soddisfare una necessità vitale è una cosa  tristissima.   Ho ripescato dall’oceano dei miei anni più felici e spensierati, una ricetta che facevamo con la nonna adottata,( le mie vere nonne non sono state granchè come nonne, io sin da piccola trovavo escamotage…ahhahhahha): la mostarda d’uva!  Una preparazione che contiene tutti gli elementi vitali; un’alchimia di profumi e sapori, segreti e formule che si tramandano da donna a donna come eredità  tramite silenziosi e invisibili testimoni . E’ una gelatina che si ottiene cuocendo dapprima, il mosto appena spremuto con la cenere dei “sarmenti” che la dolcifica (sarmenti=i tralci della vite essiccati), poi, dopo il riposo necessario per la sedimentazione della cenere, si filtra attraverso un telo bianchissimo e finissimo e si inizia a comporla aggiungendo amido, cannella, chiodi di garofano, cioccolata fondente, mandorle e pistacchi tostati. Non avete già l’acquolina in bocca? A questo punto si versa nelle formelle di terracotta. Ah le formelle! Sono quelle in terracotta della “nonna”,  che mi hanno seguito in tutti i miei giri, sono zingara ma…con bagaglio a seguito!

Si può mangiarla calda o essiccata per l’inverno conservata nelle scatole di latta. Ricordo che da bambina ogni mattina, al tempo della vendemmia, era mio compito stendere al sole sopra i musciari (cannicci) e poi ricoperti da un velo, le forme di mostarda che ogni giorno diventavano più nere, più piccole, più profumate.   Molti anni fa quando si era poveri ( ma visto i tempi che corrono, forse converebbe attrezzarsi), un pezzo di mostarda e una manciata di fichi secchi erano il companatico per il pranzo dei contadini, garantendo loro forze dall’alba al tramonto perchè è molto energetica e corroborante. Anche ai miei tempi, mezza formina con una fetta di pane rappresentava egregiamente la mia merenda.

Mi sento molto strega oggi tra le mura della mia cucina, come se stessi preparando un elisir di felicità! Felice lo sono davvero..sarà stato l’effetto dell’evaporazione del mosto e dello sprigionarsi delle essenze delle spezie? Beh..ne ho assaggiato un bel pò con la scusa di verificarne la giusta consistenza e sarà stato questo a darmi il coraggio di cantare sebbene stonata come un campanaccio?  E nell’aria c’era odor di tini ..   mi piace quando la mia casa odora di buono, di accattivante, di ruffiano, di promessa…

Dio, quanto ho scritto….perdonatemi, un pò perchè la sintesi non m’appartiene e un pò perchè  avevo troppe parole taciute che bussavano per uscire all’aria.

A presto, Semplice.

Grazie!

Ciao a tutti…avrete notato sicuramente che da un pò di tempo non sono la Vera di sempre. Discontinua, assente, evanescente..non mi piace essere così! E’ un vestito che mi sono ritrovata mio malgrado, che mi sta malissimo e scomodo..ma è l’unico che al momento è disponibile nell’armadio della mia vita e mi tocca indossarlo. Sono molto triste oltre che oberata di impegni, gioco eternamente a dadi gli scampoli di minuti con il signor tempo e quando riesco a rubarglierne qualcuno ed entrare qui, sto davanti il foglio bianco e non scrivo nulla, cosa potrei raccontarvi?

Vi avverto,vi percepisco, vi sento… le vostre entrate silenziose cariche di punti interrogativi invisibili, i vostri commenti che rimangono non onorati da mie risposte, le nuove persone che non ho nemmeno ringraziato delle loro visite, il numero di visitatori quotidiani… mi danno l’esatta dimensione di quante belle persone ho intorno disponibili a sorvolare le mie intemperanze e perturbazioni. Persone che vorrei curare, seguire con tutta l’attenzione che meritano. Per questo, ancora una volta, mi assento a tempo indeterminato, non mi piace fare le cose in maniera sciatta e superficiale. Spero di non fare molto tardi e soprattutto spero di non perdere nessuno di voi!!! Grazie, grazie di cuore e scusatemi.

Vi auguro tutto il meglio della vita…a presto.

Semplice

I love Napoli

Tutto ciò con cui ci relazioniamo ha un impatto su di noi, ci coinvolge, ci interroga, ci quieta o ci turba, ci lascia segni, conoscenza, emozioni sempre. Indipendentemente dalla natura dell’oggetto, si tratti di persona, cose, pensieri, luoghi…l’iter è sempre uguale: un prima è seguito da un durante seguito da un dopo. Dall’approccio, si passa alla conoscenza, alla valutazione, alla conservazione o all’eliminazione, all’affezione o al rigetto. Ho una piccola mania, mi piace associare le cose tra di loro in base alle somiglianze, così ogni cosa o persona ha un equivalente in un animale, in un colore, in un fiore, in un cibo…e viceversa. Un gioco che facevo sin da piccola, che mi viene spontaneo ascoltando le sensazioni che mi attraversano. Sono molto istintiva, mi fido delle sensazioni che il mio intuito mi trasmette e di solito la prima impressione è quella che viene confermata nel tempo. A questo gioco non ho risparmiato nemmeno i luoghi, le città. Ogni volta che visito un luogo non posso fare a meno  di cercare di capire coloro che ci vivono e di valutare il modo in cui io “vivo” loro. Le città amo paragonarle alle persone o meglio al carattere delle persone,  trovo il loro approccio simile agli approcci dell’umanità. Tutte diverse, uniche, come lo sono gli umani. Così, alcune si presentano come persone dal colorito grigio, opaco, distanti dalla vita; altre come quelle persone ingrugnite che non sanno sorridere  tipico di chi è in eterno conflitto con il vivere; o come quelle persone che salutandoti ti danno quella stretta di mano molle, senza passaggio di emozioni, persone che si lasciano scorrere la vita addosso non trovando mai il coraggio di addentarla; altre ancora  ti accolgono con quel piglio austero, lo sguardo indagatore, quasi valutativo mettendo  soggezione e alzando barriere, muri, distanze, nell’esiguo spazio tra loro e noi, tipico delle persone arroganti che credono di bastare a se stessi perchè solo in essi hanno la certezza di completezza. Altre ti mettono addosso un brivido freddo e sai sin da subito che ti hanno visto, ma non accadrà mai più. Altre ancora si mostrano infastidite di riceverti a casa loro, considerando gli altri intrusi che calpestano il loro suolo. E poi ci  sono quelle città solari, ariose, allegre, aperte,   simili a  persone che ti accolgono con un sorriso, con un abbraccio, con interesse, con curiosità e che ti attraggono per la creatività  e la fantasia, che conquistano come un colpo di fulmine. Come le persone questo tipo di città ti entrano nel cuore, le ami, istintivamente, spontaneamente, facilmente le ami..ritornarci è sempre un’emozione e lasciandole le accompagni con lo sguardo come a voler prolungare l’abbraccio finchè spariscono per la lontananza. Napoli è una di queste. Napoli accoglie e cattura come un piccolo monello  bello come il sole, sprizzante di vita, dagli occhi ridenti, dalle guancie rosse, dalla bocca  imbrattata di cioccolata, con le ginocchia sbucciate, segno di “battaglie” all’aria aperta, con uno strappo sulla maglietta, pronto a qualche dispettuccio o marachella che lo rendono irresistibilmente disarmante e perdonarlo è inevitabile!!!

Lunedì 7 Maggio ero a Napoli…Ancora una volta ne sono rimasta catturata!! Adoro Napoli da sempre e ogni volta  la guardo e me ne innamoro come fosse la prima volta. Sono arrivata in mattinata, c’era una luce bellissima, fresca di bucato..la pioggia piovuta all’alba  dava vividezza ai colori  rendendo ogni cosa più nitida, decisa. Una brezza delicata portava l’odore di salmastro che si mischiava all’odore di rose e degli aromi delle pasticcerie.  Ma è di un altro odore che vengo sedotta ogni volta che  ci ritorno… Si respira un odore particolare a Napoli ( non pensate alla monnezza, io non ne ho vista molta di più di quella che vedo a Roma o in altri luoghi)..è il profumo della vita, quello che passa nella luce di un  sorriso, nella complicità di un parlottìo, nell’allegria di una risata, nell’intrigo di uno sguardo curioso, nella disponibilità di una mano tesa, nella sdrammatizzazione di una battuta, nella genialità dell’improvvisazione. Napoli al pari di una persona ha un’unità in cui convivono diverse anime, contraddizioni visibili e nascoste, ha pregi e difetti come tutte le cose , si mostra così com’è con i suoi contrasti di cui non fa mistero: bella, signora e stracciona, ricca e povera, spensierata o martoriata, aggrappata alla vita sempre, in fermento, impegnata a galleggiare sul suo destino, elegante nelle sue piazze come salotti o folkloristica con le sue collane di panni stesi nei vicoli.  Mischiarsi, fondersi con essa è facilissimo, ma il tuffo al cuore l’ho avuto nel pomeriggio, quando dopo una curva, dalla tangenziale l’ho vista dall’alto in tutta la sua interezza. Mollemente sdraiata  sulla riva, come una femmina conscia della sua bellezza, sembrava  ricevere l’abbraccio del mare e il calore dei raggi del sole. Bellissima!!

Napoli è sud…e al sud tutto è più intenso, sanguigno: i colori sono acqueforti, non acquerellati,  gli odori sono essenze penetranti e non sentori,  i sapori prendono l’anima e non solo le papille,  il sorriso è vero, la risata è de core, l’abbraccio è già nella mano tesa dell’accoglienza,  i sentimenti si chiamano passioni struggenti…Io penso, che a Napoli, anche il dolore riceva un balsamo. Napoli ha il pregio di farmi sentire a casa, anche se non è casa mia. Mi muovo con facilità, a mio agio, tra cose e umanità simili, appartenenti, conosciute, riconosciute. Mi mette allegria, buonumore, mi riappacifica con l’umanità..un’umanità genuina, verace, teatrale. A  Napoli tutto è teatro estemporaneo.. in ogni angolo si recita a soggetto  il copione più intrigante e ammaliante: la vita!

La vita, la gioia di vivere passa anche nel morso di una pizza, di un babà, di una sfogliatella… l’alchimia del cibo unisce le persone, i popoli, ci lega al luogo e alla sua gente, e io questi piaceri non me li sono negati!!

Semplice

felicità..

Stamattina quando un raggio di sole è venuto a giocare tra le mie ciglia, l’ho accolto con un sorriso…il primo morso di vita, oggi, sapeva di buono..mi son detta: che bella giornata! Non mi è successo niente di grandioso, non ho vinto nulla, non si sono avverati i miei sogni, non si sono dissolti come neve al sole i miei problemi, non c’è nessuno innamorato folle di me a tal punto da considerarmi la ragione della sua vita, non sto preparando nessuna valigia per fare il giro del mondo…Sono la Vera di sempre, con un giorno in più, quella ora confusa, stordita, arrabbiata, ora ottimista, generosa, tenace, sensibile o refrattaria, stanca e lenta come un bradipo o agile come un puma; quella Vera spesso abbattuta dalla paura o coraggiosa come una leonessa…sono quella di sempre, quella che sarebbe felice per un bacio o una carezza ricevuti come dono…eppure, oggi sono felice. Senza una ragione apparente, sono felice. Ogni volta che succede è sempre una sorpresa. Mi sento addosso un inaspettato benessere psico-fisico ,  una conciliante serenità con tutto. Una strana sensazione mi pervade, una forza invisibile, interiore, sprigiona energia…silenziosa e lucente, parte dal cuore e piano piano si spande in ogni cellula del mio essere. Simile ad  uno stato di grazia ha il potere di  rendere bella ogni cosa, di rendere saziante ogni cosa che ho, di rendere leggera ogni azione. E’ in questi momenti che mi rendo conto di quanto sia fortunata, di quanto grandi siano le cose che ho e di quanto contino anche se non costano un cent. Oggi “sono” al mondo, non devo venirci dentro a tentoni, come spesso mi accade. Come un gatto mi stiracchio, mi vesto, continuo a sorridere ( non è una emiparesi..ahhahh) e  mi avvio in cucina per prepararmi il caffè, passando  lo specchio  rimanda la mia immagine..però!

Mi piacerebbe vedermi sempre così…

Un friccico di felicità arriva nella vita di tutti..purchè la si riconosca, la si accolga.
E’  inutile inseguirla, cercarla, cacciarla, men che mai spiegarla o chiedersi quanto durerà.. arriva in un giorno qualunque, non rispetta tabelle d’orari, non le importa che sia maggio o novembre, non sceglie “pacchetti preziosi” può presentarsi anche nuda. L’importante è che noi sappiamo afferrarla; trattenerla è impossibile, un pò come succede con il vento. Passa…ma la sua carezza rimane.

Semplice

Vorrei..

Siamo sommersi dal frastuono assordante di parole, parole urlate, cantate, sbandierate, schiamazzate, declamate, inveite, tuonate, sbraitate.. un chiacchericcio simile al frastuono assordante, inarrestabile e fastidioso del frinire delle cicale. Un bla bla che spesso ci investe e ci  cade addosso come pioggia che oltre ad inzuppare  i vestiti e la pelle non va oltre. Spesso sono parole ostili che si tramutano in fatti, azioni che fanno l’uomo nemico al simile. E si resta disorientati, smarriti, confusi, incomunicanti, stranieri, incompresi, come ai tempi della torre di Babele.

Vorrei  trovare parole nuove da dire, parole che entusiasmino i cuori, smuovano le coscienze. Parole originali, dirrompenti che facciano crollare i muri della mente, che smontino recinti e barriere, che abbiano la forza di tornado rimescolando in un caos infernale le cose, riportando a galla tesori nascosti. Vorrei  parole che come lieviti fermentino le  idee trasformandole in fatti nuovi, sostanze cresciute. Vorrei trovare parole nuove che creino coraggio azzerando paure sorvolando il limite umano, parole che non contemplino i concetti di  impossibilità, arresto, sconfitta. Vorrei trovare parole libere, ruffiane, carismatiche,fascinose, in grado di calamitare condivisioni, in grado di suscitare empatie, creare sistemi di riferimento comuni in cui riconoscersi ed identificarsi. Parole sociali, in grado di uscire dal chiuso di una stanza o dalla mente del singolo che le partorisce capaci di creare reti, ponti di amicizia e collaborazione tra le persone. Parole che come singoli anelli si allaccino a formare una catena robusta il cui fine ultimo è la comprensione umana, l’abbraccio universale, l’amore universale. Progetto o aspirazione impossibile e ardua?! Dovrei essere un’artista, una maga capace di creare alchimie, una filosofa che gioca e impasta parole..dovrei cercarle in spazi e atmosfere inusuali?

Ma poi rifletto e penso che…non serve tutto ciò. C’è un luogo comune a tutta l’Umanità: la nostra anima. In essa risiede tutto il nostro senso, i nostri desideri, i nostri sogni, i nostri bisogni, il nostro sentire, i nostri sentimenti…come forze primordiali, selvagge, naturali, comuni. Forze che spessissimo sono lasciate ad ammuffire  o seppellite da coltri spesse di polvere come lo sono l’egoismo, la prepotenza, l’ignoranza, l’ignavia, la stoltezza,  le false felicità. La nostra anima come  un pianoforte contiene tutte le melodie ..basta suonare i tasti giusti.  Suoniamo?

Semplice

Auguri Rita !!!!

103 ANNI – BUON COMPLEANNO a RITA LEVI-MONTALCINI, nata a Torino il 22 Aprile 1909. Scienziata, Premio Nobel per la Medicina nel 1986, Senatore a vita, già Presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Membro delle: Accademia Nazionale dei Lincei, Accademia Pontificia, Accademia delle Scienze, National Academy of Sciences in USA, Royal Society. Sono tutti prestigiosi riconoscimenti che a livello mondiale hanno riconosciuto la sua straordinaria eccellenza e il suo indiscusso valore, sconfessando gli epigoni dell’era berlusconiana.

Adoro questa piccola, raggrinzita  ma titanica donna. E’ bellissima! E lo affermo senza tema di smentita, anche se la sua esile figura è accortocciata e il suo viso una ragnatela intricata di rughe. E’ l’icona della bellezza vera!  La bellezza, secondo me, non è solo la pelle levigata, l’assenza di rughe, lo zigomo alto, le labbra carnose..avete mai notato quanta bellezza c’è in quel guizzo degli occhi quando un’intuizione li attraversa? E,  in quel lampo che attraversa gli occhi se un’emozione li coglie?  Quanta bellezza c’è  in quel sorriso che increspa il viso se un pensiero felice viene a trovarci, o in quella ruga d’espressione che si crea allorché si cerca la soluzione ad un problema!.  Bellezza è la creatività che si pesca per trasformare in speciale ogni cosa, è la passione che mettiamo in tutte le cose in cui crediamo, è la ricerca della semplicità, è la vivacità mentale che si cerca di annaffiare ogni giorno, è il coraggio che ci fa stringere la mascella di fronte al dolore e alla paura, è quella predisposizione gioiosa verso gli altri, è l’entusiasmo con cui crediamo ai sogni, è quella fede che non fa morire mai la capacità di sognare, è il rosso sulle guance e la vividezza degli occhi quando ci arrabbiamo, è quella determinazione con cui lottiamo, è il non arrendersi a cercare la felicità, è il riconoscere gli sbagli e mettere in conto di farne di nuovi…. Non è presunzione se dico che questo tipo di bellezza non sfiorisce con gli anni, anzi migliora. In questi canoni riconosco l’altrui e la mia bellezza. La
bellezza è senza tempo.. La nostra vera età è quella che chiudendo gli occhi ci fa immaginare come ci sentiamo..A proposito Rita hai deciso che farai da grande? Fino a due anni fa non lo sapevi ancora! Se non è grandezza questa….

A raccontare Rita, la sua essenza,  lascio che sia lei stessa..Ecco di seguito una serie di frasi sue nel corso di 103 anni.

§  “Il mio forte auspicio rimane che il governo e le forze politiche considerino prioritario, per lo sviluppo economico del Paese, valorizzare quello straordinario capitale umano dei nostri giovani ricercatori- e – aggiunge – Uno straordinario capitale che continua a dimostrare di essere altamente competitivo a livello internazionale”.

§ “Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi”.

§ “Dico ai giovani: non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente. Non temete le difficoltà: io ne ho passate molte, e le ho attraversate senza paura, con totale indifferenza alla mia persona. “

§ “Tutti dicono che il cervello sia l’organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore, ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi. Nei ragionamenti del cervello c’è logica, nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni.”

§ ” A me nella vita è riuscito tutto facile. Le difficoltà me le sono scrollate di dosso, come acqua sulle ali di un’anatra”.

§ “Ho perso un po’ la vista, molto l’udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent’anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente.”

§ “Le Donne che hanno cambiato il mondo, non hanno mai avuto bisogno di “mostrare” nulla, se non la loro intelligenza.”

§ “Il futuro del pianeta dipende dalla possibilità di dare a tutte le donne l’accesso all’istruzione e alla leadership. È alle donne, infatti, che spetta il compito più arduo, ma più costruttivo, di inventare e gestire la pace.”

§ “A vent’anni volevo andare in Africa per curare la lebbra. Ci sono andata da vecchia, ma per curare l’analfabetismo, che è molto più grave della lebbra.”

§ “Il male assoluto del nostro tempo è di non credere nei valori. Non ha importanza che siano religiosi oppure laici. I giovani devono credere in qualcosa di positivo e la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perchè questi rimangono anche dopo la nostra morte.”

§ “C’è una difficoltà nel rendersi conto che il nostro comportamento è molto complesso, che il cervello è fatto di tante componenti. E c’è una difficoltà nel vedere in ogni catastrofe la possibilità di un rovesciamento. Forse io sono una innata ottimista ma penso che ci sia sempre qualcosa che ci salva.”

Auguri Rita e lunga vita!!

Semplice

Auguri..auguri..

Carissimi, grazie di cuore a tutti per le manifestazioni di affetto nei miei confronti!! Ogni tanto vengo a dare una sbirciatina e vi assicuro mi commuovo. Il vento sta riportandomi a “casa”, sono sulla via di ritorno, spero di arrivare presto.  E’ Pasqua e, nonostante lontana, ho voglia di farvi gli auguri.. Pasqua intesa non solamente come festa, ricorrenza, rituale, ma come occasione di rinascere a vita nuova. Così affidando i miei pensieri ad una colomba, (speriamo non incappi nel proiettile di nessun cacciatore) vi auguro una Pasqua del cuore, dello spirito, delle coscienze, una vera rinascita così come ciascuno di voi la intende o la anela. Nella vita tutto è possibile, tutto può evolversi e cambiare, anche le cose  date per senza speranza. La cosa che  vi auguro maggiormente  è la serenità di cuore, c’è cosa più bella? E, se la si raggiunge diventa una costante nella vita, che non si crea, consuma e sparisce in pochi giorni soltanto. Serenità che non è sinonimo di assenza di problemi, di difficoltà, quanto avere le potenzialità, il desiderio, le forze, gli strumenti per affrontarli e superarli.  Se si è sereni tutti i progetti diventano possibilità, tutte le brutture e individuali e universali vengono vissute come impegno su cui lavorare  per risolverle. Credeteci…è condicio sine qua non!! Un abbraccio circolare vi comprenda tutti, tutti ma proprio tutti.

A presto..prestissimo!!

P.S. sapete che sono “rompina”…non perdo l’occasione per combattere battaglie..ho un ultimo pensiero da affidarvi:

“La Pasqua si avvicina e, nonostante la crisi, migliaia e migliaia di agnelli e capretti stanno per essere uccisi per onorare una festività che allude alla resurrezione, alla rinascita, alla vita. Per credenti e non credenti è difficile non cogliere la stridente contraddizione”.
Se appartenete alla categoria di chi non può proprio fare a meno dell’agnello a Pasqua, vi propongo una validissima alternativa: l’agnello di marzapane. Risparmierete inutili sacrifici di vite e vi fate una coccola, si, perchè nulla come il marzapane è compensativo di carenze affettive, la sua morbida dolcezza mette il buonumore, accarezza il palato, le note speziate di chiodi di garofano e cannella unite alla croccantezza delle mandorle procurano fitte intense di piacere e libidine..e  mangiarlo non ci fa rimordere la coscienza.

Vera