Astensione? No, grazie!

Astenersi….
Sinonimi: abbandonare, rinunciare, disinteressarsi, estraniarsi, privarsi, tenersi lontano, ritirarsi, sottrarsi, limitarsi a guardare, evitare, esimersi, fare a meno, trattenersi, frenare, reprimere, desistere, isolarsi, sacrificarsi, dissociarsi, non partecipazione, distacco.
Contrari: associare, stringere, sottoscrivere, partecipare, presenziare, intervenire, agire, esprimere, contare, entrare in campo, influire, pesare, entrare in ballo, aderire, associarsi, partecipare a, unirsi, dare appoggio a, difendere, fare quadrato attorno a, optare per, prendere le parti di, schierarsi con, sostenere, spalleggiare, darsi da fare, prendere provvedimenti, avere a che fare con, essere cointeressato, essere in causa in, essere interessato, essere partecipe di, essere un componente di, fare parte di, assistere, prendere parte.

Nell’astensione ci sono indubbiamente connotazioni negative, tristi…di resa.
Nel suo contrario ci sono colori, vita, movimento, ottimismo…speranza.

Ho trovato questo articolo di Michele Serra e lo condivido totalmente:

Che tristezza! Astenersi dal voto, sembra diventato il leit-motiv di moltissimi italiani da un pò di anni a questa parte. Da siciliana, ho ancora di più il cuore a pezzi. Mi sarei aspettata che dalle urne siciliane uscisse un segnale vero per l’Italia tutta. Invece è venuto fuori un guazzabuglio, un minestrone indigesto e insipido che, non solo, non toglierà nessuna fame ma rischia di causare malesseri più seri. Non andare a votare è la più grande stupidità che si possa fare, è affidare agli altri passivamente il proprio destino. E’ vero che spesso è difficile scegliere da chi farsi rappresentare, è vero che spesso non ci sono persone specchiate e degnissime, ma il voto rimane l’unico momento di potere che come cittadini si ha. In una semplice  X  può starci dentro una rivoluzione. In quel segno c’è una rivoluzione! Una rivoluzione pacifica armata di una matita per fare un semplice segno. In quel segno c’è la nostra forza di popolo libero che rivendica dignità, libertà, giustizia, legalità, diritto.  In quel segno c’è il valore che noi diamo alla vita. Allora, anche tappandosi il naso con una molletta, si va a votare, scegliendo il meno peggio. Astenersi dal voto avrebbe senso se TUTTI ma proprio TUTTI i cittadini si astenessero in un ammutinamento generale che impedisse a chicchessìa di essere eletto. Questo gesto sarebbe un inequivocabile segnale di rifiuto di tutti i personaggi candidati alle elezioni e provocherebbe uno tsunami tale da far correre ai ripari con scelte alternative…ma astenersi parzialmente significa solo farsi governare comunque da chicchessìa scelto da altri. Ha lo stesso sapore di chi invitato ad un banchetto, rifiuta di avvicinarsi e non può neanche lamentarsi d’avere fame, dopo.  Un proverbio siculo recita: “i guai da pignata i sapi sulu a cucchiara c’arrimina” (i guai della pentola li conosce solo il cucchiaio che vi rimesta dentro)…solo partecipando, essendo presenti si può conoscere, agire e prendere contromisure. Se affascina il moto di ribellione, lì per lì, gasando perchè lo si è  innalzato  ad urlo, a sfida..subitaneamente esso  presenta il conto.

Il vero problema rimaniamo solo e sempre noi italiani…sebbene tartassati, vilipesi, umiliati, stremati, derubati, releghiamo alla lamentela e solo ad essa il compito di riscattarci. Su Fb impazzano ogni momento vignette, lagnanze, editti, proclami…ma dove si è tutti, tutti i giorni? Nelle condizioni in cui siamo dovremmo essere 365 giorni in piazza, davanti tutti i palazzi della Politica a presidiare…dovremmo formare  milioni di gruppetti presenti 24h su 24, (visto il tasso di  disoccupazione, non c’è problema) e  “adottare” un politico ciascuno e tampinarlo tutti i giorni, facendogli sentire il nostro fiato sul collo, l’odore della nostra rabbia e la forza della nostra determinazione. Partecipazione democratica, così voglio chiamarla, così la intendo. Che senso ha, defilarsi dalla politica, estraneandosene e spesso vantandosi di questa estraneità e poi non andare a votare? A che serve? Cosa si dimostra?…Che si è stanchi, che non ci piacciono? Che non son degni? Ma perchè farlo solo al momento del voto, come ultimo colpo di coda?

Amaramente…Semplice

E….ritorno qui.

Carissimi, e ritorno qui! Una pausa, meglio dire sosta obbligata, in questo viaggio con voi, durata molto tempo, ma,  i viaggi dopo le soste riprendono; come primo passo voglio ringraziarvi tutti ma proprio tutti per l’affetto che avete per me. Riprendere è dura! Ci sarebbero molte cose da dire, temi scottanti di cui parlare quali il periodo difficile che come italiani e non solo, stiamo vivendo, dello schifo politico, delle incognite che ci attendono, etc. etc. ma voglio ripartire in maniera dolce. Voglio ripartire animata da quello spirito di ottimismo ed armonia a cui anelo e che nessuna bruttura è riuscita finora ad oscurare. Abbiamo bisogno di leggerezza, di levità, di armonia, di bellezza, di piacevolezza e dobbiamo pretenderla. Nella vita di tutti i giorni, oltre a strapazzarsi con i problemi e le fatiche, ineluttabili, è bene e salutare ogni tanto concedersi delle pause piacevoli.  Momenti in cui ci ritagliamo uno spazio, un tempo tutto nostro, momenti in cui non è più l’orologio o gli altri a scandire le ore, momenti in cui lasciamo che sia la nostra anima ad esibirsi, momenti in cui addentiamo il vero gusto della vita. Sono proprio questi “intervalli” che ci rigenerano e fan sì che dopo possiamo affrontare con rinnovato vigore il consueto.Voglio respirare a pieni polmoni quegli scampoli di serenità che riesco a rubacchiare, voglio provare la stessa felicità sorpresa di colui che rovistando tra una montagna di rifiuti tra essi trova un diamante grande. Ho bisogno, come tutti, di serenità, ma la serenità non si compra, è dentro di noi sempre, frutto non di fortuna e ingegno quanto di lento esercizio e volontà, di ricerca,  di atteggiamento.. un modus vivendi. E’ quella speciale condizione che ci fa dire, malgrado tutto, la vita è bella, e vale la pena viverla fino in fondo perchè  fino all’ultimo respiro avrà una sorpresa. Ecco perchè assumono valenza  condizioni come la serenità, la normalità, lo scorrere quotidiano, vissuti non solo come momenti individuali di fuga o di estraneità ai problemi, bensì come presupposti di vita necessari, non percepiti come optionals ma diritto,  ecco perchè serve tenacia  per salvaguardarli, tutelarli e pretenderli per tutti. Questo comportamento assume un valore politico, perchè saremo meno flessibili e meno tolleranti verso chi ci scippa, ci ruba e ci impedisce le possibilità affinchè esploda in ogni uomo la gioia di vivere.  Con questi presupposti nasce la “filosofia” spicciola,  femminea, alla buona, della Vera che ormai conoscete, pensieri che  non cambieranno il mondo nè  i destini dell’umanità, ma bastevoli  (spero) a regalare un sorriso o un momento piacevole.

Ebbene, io, dal mio puzzle incasinato, come amo definire la mia vita, mi sono ritagliata un tassello felice, grande due giorni. Mi sono immersa anima e corpo in azioni e situazioni naturali, semplici… Ieri sono andata a vendemmiare, rivivendo momenti e gesti che avevo riposto negli scatoloni nella soffitta del mio cervello. Ma, magia…come per gli scatoloni così per i ricordi, tolta la polvere superficiale e il coperchio, ci ritroviamo tra le mani cimeli,  oggetti preziosi, immagini, profumi, gesti… cose che, malgrado gli anni trascorsi,  miracolati ritornano a vivere senza aver perso smalto e lucentezza, cose che azzerano decenni regalandoci emozioni autentiche, quasi vergini. La vendemmia per me è un valore , (mi riporta a mio padre, l’uomo che ho amato più di ogni altro) e con lui ho imparato che, essa, non  è solo il gratificante momento del raccolto e la conseguente festa che si fa nella vigna, ma rappresenta la scena  madre in cui sono racchiusi 12 mesi di fatica, di sudore, di attesa, di speranza, di fiducia, di preoccupazione, di compensazione. Denudare le viti dai grappoli d’oro o viola mi provoca un piacere voluttuoso, riesco a percepire il muto dialogo tra me e la terra.. Da sempre, ho un rapporto specialissimo con la terra, intesa nella sua accezione più vera, ne sento il suo battito, il suo respiro, il suo umore..mi piace affondarci le mani, annusarne l’odore, sentirne la sostanza,  definirne la diversità, farmi sfiancare dalla fatica che comporta il rapporto con lei, sentirmi parte di lei. Ieri sera, tornata a casa ero come stramazzata per la stanchezza, ma era una stanchezza sana, riconciliante, all’antitesi con la stanchezza da stress.
Oggi, invece, ho trasformato l’uva che generosamente mi era stata donata dai miei amici. E che altro potevo fare se non coccolarmi il cuore? Si, coccolarmi il cuore, cioè preparare e gustare cibi che coinvolgono e ammantano di piacere tutti i sensi, che procurano carezze alla memoria, al tempo, che restituiscono dignità a valori  perduti, perchè mangiare solo per  riempire la pancia o soddisfare una necessità vitale è una cosa  tristissima.   Ho ripescato dall’oceano dei miei anni più felici e spensierati, una ricetta che facevamo con la nonna adottata,( le mie vere nonne non sono state granchè come nonne, io sin da piccola trovavo escamotage…ahhahhahha): la mostarda d’uva!  Una preparazione che contiene tutti gli elementi vitali; un’alchimia di profumi e sapori, segreti e formule che si tramandano da donna a donna come eredità  tramite silenziosi e invisibili testimoni . E’ una gelatina che si ottiene cuocendo dapprima, il mosto appena spremuto con la cenere dei “sarmenti” che la dolcifica (sarmenti=i tralci della vite essiccati), poi, dopo il riposo necessario per la sedimentazione della cenere, si filtra attraverso un telo bianchissimo e finissimo e si inizia a comporla aggiungendo amido, cannella, chiodi di garofano, cioccolata fondente, mandorle e pistacchi tostati. Non avete già l’acquolina in bocca? A questo punto si versa nelle formelle di terracotta. Ah le formelle! Sono quelle in terracotta della “nonna”,  che mi hanno seguito in tutti i miei giri, sono zingara ma…con bagaglio a seguito!

Si può mangiarla calda o essiccata per l’inverno conservata nelle scatole di latta. Ricordo che da bambina ogni mattina, al tempo della vendemmia, era mio compito stendere al sole sopra i musciari (cannicci) e poi ricoperti da un velo, le forme di mostarda che ogni giorno diventavano più nere, più piccole, più profumate.   Molti anni fa quando si era poveri ( ma visto i tempi che corrono, forse converebbe attrezzarsi), un pezzo di mostarda e una manciata di fichi secchi erano il companatico per il pranzo dei contadini, garantendo loro forze dall’alba al tramonto perchè è molto energetica e corroborante. Anche ai miei tempi, mezza formina con una fetta di pane rappresentava egregiamente la mia merenda.

Mi sento molto strega oggi tra le mura della mia cucina, come se stessi preparando un elisir di felicità! Felice lo sono davvero..sarà stato l’effetto dell’evaporazione del mosto e dello sprigionarsi delle essenze delle spezie? Beh..ne ho assaggiato un bel pò con la scusa di verificarne la giusta consistenza e sarà stato questo a darmi il coraggio di cantare sebbene stonata come un campanaccio?  E nell’aria c’era odor di tini ..   mi piace quando la mia casa odora di buono, di accattivante, di ruffiano, di promessa…

Dio, quanto ho scritto….perdonatemi, un pò perchè la sintesi non m’appartiene e un pò perchè  avevo troppe parole taciute che bussavano per uscire all’aria.

A presto, Semplice.

Grazie!

Ciao a tutti…avrete notato sicuramente che da un pò di tempo non sono la Vera di sempre. Discontinua, assente, evanescente..non mi piace essere così! E’ un vestito che mi sono ritrovata mio malgrado, che mi sta malissimo e scomodo..ma è l’unico che al momento è disponibile nell’armadio della mia vita e mi tocca indossarlo. Sono molto triste oltre che oberata di impegni, gioco eternamente a dadi gli scampoli di minuti con il signor tempo e quando riesco a rubarglierne qualcuno ed entrare qui, sto davanti il foglio bianco e non scrivo nulla, cosa potrei raccontarvi?

Vi avverto,vi percepisco, vi sento… le vostre entrate silenziose cariche di punti interrogativi invisibili, i vostri commenti che rimangono non onorati da mie risposte, le nuove persone che non ho nemmeno ringraziato delle loro visite, il numero di visitatori quotidiani… mi danno l’esatta dimensione di quante belle persone ho intorno disponibili a sorvolare le mie intemperanze e perturbazioni. Persone che vorrei curare, seguire con tutta l’attenzione che meritano. Per questo, ancora una volta, mi assento a tempo indeterminato, non mi piace fare le cose in maniera sciatta e superficiale. Spero di non fare molto tardi e soprattutto spero di non perdere nessuno di voi!!! Grazie, grazie di cuore e scusatemi.

Vi auguro tutto il meglio della vita…a presto.

Semplice

Quando..

( Opera di Claude Theberge)

Quando verrò da te..

lascerò che sia il vento ad intrecciare i miei capelli
con nastri di luna e fermagli di stelle
mi tingerò di succo di ciliegie le labbra
ruberò al calice di un fiore il suo profumo
intriderò di miele le mie parole
e ai miei occhi supplicherò di essere veri come non mai.
Non verrò a mani vuote
Riempirò le mie braccia di doni speciali per te e li poserò ai tuoi piedi..

Chiederò
ad un bambino di regalarmi  un pò della sua gioia per vestire i miei pensieri
al sole energia per i passi
alla terra saggezza per le  azioni
al fuoco fiamma per i sentimenti
alle fate incantesimi per impastare la fiaba più bella
al tempo vita
al cielo aria
al vento allegria
alla mia anima luce,  incanto, desiderio, pietà, emozioni, fede, poesia
al mio oceano interiore una fabbrica di sogni
al mio cuore passione e coraggio
ai problemi l’elasticità del giunco
A te..null’altro che amarmi…
amarmi in tutta la mia essenza imperfetta.

Semplice

A…

19 maggio 2012, altra triste data da aggiungere all’elenco dei giorni bui, dolorosi, orribili, violenti,oltraggiati, della storia del nostro Paese. Oggi un dolore atroce ci ha sconvolto, colpiti al cuore, paralizzato la quotidianità, spento la normalità, proiettandoci dentro le spirali incomprensibili della paura o meglio del terrore puro. L’orrore stamattina ha colpito con cieca ferocia…si è spinto “oltre”; colpire una scuola, dei ragazzini, significa colpire lo Stato, la cultura, il futuro, la speranza, la vita!!  Non è casuale che all’alba di ogni cambiamento entrino in scena azioni atte a destabilizzare, a creare confusione, panico, tensione. E’ proprio questo lo scopo ultimo di questi gesti: paralizzarci, impaurirci, farci rintanare, scoraggiarci, ridurci silenti,  iniettandoci il veleno il cui effetto produce quello strano sintomo che induce a sentirci salvi e incolumi solo se  ci tiriamo fuori. Una vera strategia!  Ed è proprio l’opposto che tocca fare. Melissa rappresenta la figlia di tutti noi, innocente bersaglio di intrighi occulti. Alziamo la guardia, riempiamo le piazze, facciamo sentire alta la nostra voce di protesta, di condanna, di rifiuto della violenza, esibiamo forte la nostra presenza, affiniamo la capacità critica di comprensione dei fatti, pretendiamo la VERITA’ della storia, non soffermiamoci accontentandoci delle versioni semplicistiche che spesso ci imboccano.

A…Melissa, chiedo perdono per non averla saputa proteggere; tutti noi siamo responsabili di ciò che viene fatto a casa nostra, non sempre siamo vigili, attenti, partecipi, consapevoli, e, lasciar correre senza combatterli comportamenti scorretti quali corruzione, illegalità, prepotenze, con il silenzio dell’indifferenza  o l’ignavia ci rende colpevoli. Piccola stella, che la terra ti sia lieve, che in altra dimensione ti  venga offerta la possibilità di sbocciare, di vivere il tuo sogno, tutto ciò che stamattina ti hanno negato su questa terra. Ti abbraccio e ti bacio.

Alla… mamma e al papà di Melissa..oltre il nostro abbraccio deve arrivare l’impegno che l’Italia tutta farà il possibile per accertare la verità e fare giustizia. Non ridaremo certo la loro figlia, la cui assenza rimarrà un dolore immenso, incommensurabile, vivo e presente fino alla fine dei loro giorni, non elaborabile MAI, ma piangere un figlio senza giustizia è dolore che si aggiunge al dolore.

A…Giovanni Falcone,  anche oggi  bersaglio di un attentato, ieri fisicamente oggi nella memoria, dico che anche da morto fai paura, ti temono e vogliono esorcirzzarti. Segno che le tue idee sono semi attivi in grado di far germogliare speranza, forza, coscienze…spero saremo sempre di più a seguirle e mantenerti vivo.

Ai… politici dico…risparmiateci tutte le vostre pappardelle, oggi vi ho visto in tv, tutti candidi come verginelle. Siete responsabili anche voi..perchè non è colpevole solo colui che spara o preme il timer di una bomba, lo è in egual misura chi, deputato a farlo, non sa proteggerci, non sa assicurare e garantire condizioni di vita egualitarie, dignitose, sicure, legali. Rispiarmateci i vostri sermoni, le vostre facce contrite, le vostre intuizioni. Dov’eravate quando dovevate espletare i compiti per cui siete stati eletti? Lo sappiamo tutti dov’eravate, le notizie dei tg. in questi giorni parlano chiaro..eravate tutti a farvi i ca…etti vostri, a rimpinguarvi pance e tasche!!!

Ai…mandanti destino tutto il mio disprezzo. Vili e vigliacchi, vi sentite forti a spargere morte e terrore tra innocenti? Vi sentite onnipotenti, invincibili? Vi sentite padroni delle altrui vite? Vi sentite sicuri, incondannabili perchè non credete esista nessuno in grado di farlo, perchè anche se ci prova uno come Falcone, voi lo ammazzate? Non vorrei essere al vostro posto quando il Giudice Supremo vi giudicherà!

Agli…esecutori, risevo tutta la pietà!! Non la pietas dei latini, ma quell’orribile sentimento che si prova davanti ai meschini, agli ultimi moralmente pensando, cioè schifo!!. Venduti per pochi spiccioli seminate morte, uccidete vittime ignare. Ma ditemi..perchè sono curiosa davvero, come fate a vivere una vita normale con pesi come macigni sulla coscienza? Vi attraversa il rimorso? Non vi perseguitano gli sguardi sgranati  e le urla di coloro che uccidete? Riuscite a fare una notte di sonno tranquillo, non popolato da fantasmi ai piedi del letto? Riuscite a guardare negli occhi i vostri figli senza inorridire? Riuscite a far loro una carezza, con quelle stesse mani che hanno ucciso? Riuscite a sentirvi uomini?

A ..noi tutti, rivolgo una preghiera: non lasciamoci intimorire, non sentiamoci soli, non lasciamoci vincere.

Semplice

I love Napoli

Tutto ciò con cui ci relazioniamo ha un impatto su di noi, ci coinvolge, ci interroga, ci quieta o ci turba, ci lascia segni, conoscenza, emozioni sempre. Indipendentemente dalla natura dell’oggetto, si tratti di persona, cose, pensieri, luoghi…l’iter è sempre uguale: un prima è seguito da un durante seguito da un dopo. Dall’approccio, si passa alla conoscenza, alla valutazione, alla conservazione o all’eliminazione, all’affezione o al rigetto. Ho una piccola mania, mi piace associare le cose tra di loro in base alle somiglianze, così ogni cosa o persona ha un equivalente in un animale, in un colore, in un fiore, in un cibo…e viceversa. Un gioco che facevo sin da piccola, che mi viene spontaneo ascoltando le sensazioni che mi attraversano. Sono molto istintiva, mi fido delle sensazioni che il mio intuito mi trasmette e di solito la prima impressione è quella che viene confermata nel tempo. A questo gioco non ho risparmiato nemmeno i luoghi, le città. Ogni volta che visito un luogo non posso fare a meno  di cercare di capire coloro che ci vivono e di valutare il modo in cui io “vivo” loro. Le città amo paragonarle alle persone o meglio al carattere delle persone,  trovo il loro approccio simile agli approcci dell’umanità. Tutte diverse, uniche, come lo sono gli umani. Così, alcune si presentano come persone dal colorito grigio, opaco, distanti dalla vita; altre come quelle persone ingrugnite che non sanno sorridere  tipico di chi è in eterno conflitto con il vivere; o come quelle persone che salutandoti ti danno quella stretta di mano molle, senza passaggio di emozioni, persone che si lasciano scorrere la vita addosso non trovando mai il coraggio di addentarla; altre ancora  ti accolgono con quel piglio austero, lo sguardo indagatore, quasi valutativo mettendo  soggezione e alzando barriere, muri, distanze, nell’esiguo spazio tra loro e noi, tipico delle persone arroganti che credono di bastare a se stessi perchè solo in essi hanno la certezza di completezza. Altre ti mettono addosso un brivido freddo e sai sin da subito che ti hanno visto, ma non accadrà mai più. Altre ancora si mostrano infastidite di riceverti a casa loro, considerando gli altri intrusi che calpestano il loro suolo. E poi ci  sono quelle città solari, ariose, allegre, aperte,   simili a  persone che ti accolgono con un sorriso, con un abbraccio, con interesse, con curiosità e che ti attraggono per la creatività  e la fantasia, che conquistano come un colpo di fulmine. Come le persone questo tipo di città ti entrano nel cuore, le ami, istintivamente, spontaneamente, facilmente le ami..ritornarci è sempre un’emozione e lasciandole le accompagni con lo sguardo come a voler prolungare l’abbraccio finchè spariscono per la lontananza. Napoli è una di queste. Napoli accoglie e cattura come un piccolo monello  bello come il sole, sprizzante di vita, dagli occhi ridenti, dalle guancie rosse, dalla bocca  imbrattata di cioccolata, con le ginocchia sbucciate, segno di “battaglie” all’aria aperta, con uno strappo sulla maglietta, pronto a qualche dispettuccio o marachella che lo rendono irresistibilmente disarmante e perdonarlo è inevitabile!!!

Lunedì 7 Maggio ero a Napoli…Ancora una volta ne sono rimasta catturata!! Adoro Napoli da sempre e ogni volta  la guardo e me ne innamoro come fosse la prima volta. Sono arrivata in mattinata, c’era una luce bellissima, fresca di bucato..la pioggia piovuta all’alba  dava vividezza ai colori  rendendo ogni cosa più nitida, decisa. Una brezza delicata portava l’odore di salmastro che si mischiava all’odore di rose e degli aromi delle pasticcerie.  Ma è di un altro odore che vengo sedotta ogni volta che  ci ritorno… Si respira un odore particolare a Napoli ( non pensate alla monnezza, io non ne ho vista molta di più di quella che vedo a Roma o in altri luoghi)..è il profumo della vita, quello che passa nella luce di un  sorriso, nella complicità di un parlottìo, nell’allegria di una risata, nell’intrigo di uno sguardo curioso, nella disponibilità di una mano tesa, nella sdrammatizzazione di una battuta, nella genialità dell’improvvisazione. Napoli al pari di una persona ha un’unità in cui convivono diverse anime, contraddizioni visibili e nascoste, ha pregi e difetti come tutte le cose , si mostra così com’è con i suoi contrasti di cui non fa mistero: bella, signora e stracciona, ricca e povera, spensierata o martoriata, aggrappata alla vita sempre, in fermento, impegnata a galleggiare sul suo destino, elegante nelle sue piazze come salotti o folkloristica con le sue collane di panni stesi nei vicoli.  Mischiarsi, fondersi con essa è facilissimo, ma il tuffo al cuore l’ho avuto nel pomeriggio, quando dopo una curva, dalla tangenziale l’ho vista dall’alto in tutta la sua interezza. Mollemente sdraiata  sulla riva, come una femmina conscia della sua bellezza, sembrava  ricevere l’abbraccio del mare e il calore dei raggi del sole. Bellissima!!

Napoli è sud…e al sud tutto è più intenso, sanguigno: i colori sono acqueforti, non acquerellati,  gli odori sono essenze penetranti e non sentori,  i sapori prendono l’anima e non solo le papille,  il sorriso è vero, la risata è de core, l’abbraccio è già nella mano tesa dell’accoglienza,  i sentimenti si chiamano passioni struggenti…Io penso, che a Napoli, anche il dolore riceva un balsamo. Napoli ha il pregio di farmi sentire a casa, anche se non è casa mia. Mi muovo con facilità, a mio agio, tra cose e umanità simili, appartenenti, conosciute, riconosciute. Mi mette allegria, buonumore, mi riappacifica con l’umanità..un’umanità genuina, verace, teatrale. A  Napoli tutto è teatro estemporaneo.. in ogni angolo si recita a soggetto  il copione più intrigante e ammaliante: la vita!

La vita, la gioia di vivere passa anche nel morso di una pizza, di un babà, di una sfogliatella… l’alchimia del cibo unisce le persone, i popoli, ci lega al luogo e alla sua gente, e io questi piaceri non me li sono negati!!

Semplice

Signor Presidente….

Di boom ricordo solo quello degli anni Sessanta in Italia; altri boom non ne vedo”. Così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha replicato ai cronisti che gli chiedevano un commento sul ”boom di Grillo” alle comunali.

Signor Presidente,  questa sua  affermazione  mi ha indignata!! Non sono grillina, ma mi ha indignata ugualmente. Ci ho letto una punta di ironia e sarcasmo oltre ad una forte dose di minimizzazione e negazione della realtà. Eh sì, con questa affermazione Lei non ha solo minimizzato la figura di Grillo come rappresentante politico, che può piacerle o meno, ma ha volutamente chiuso gli occhi e negato considerazione al 25% degli elettori italiani che quel voto hanno manifestato. Lei è il Presidente di tutti gli italiani..o no? Il voto è uno degli strumenti, se non l’unico, veramente valido che un popolo ha non solo per cambiare orientamenti e assetti politici, ma rappresenta  la volontà… è l’espressione del consenso o del dissenso verso la classe politica…è il fermento, il germoglio che da vita a qualcosa che si compirà. E…tutto questo merita rispetto, rispetto sempre, anche e soprattutto dal Presidente della Repubblica che deve essere super-partes. Mi scusi, io forse sono rimasta la vecchia ragazza un pò idealista e sognatrice e, forse, se Lei potesse leggere le mie parole le troverebbe ridicole e non vi darebbe nessuna importanza. Io, invece, alle sue presto attenzione e le passo al vetrino di un microscopio..perchè se le mie non procurano nessun danno o vantaggio, le Sue pesano!!! E..fanno male…perchè Lei  rappresenta il garante della democrazia e della libertà d’espressione, colonne portanti della nostra Costituzione. Io attribuisco più valore ad un boom delle coscienze che ad un boom economico..il primo porta sicuramente ad una crescita per tutti, il secondo di solito arricchisce pochi.

Cosa crede ci sia dentro quel segno di matita che ha fatto volare il Movimento 5 stelle? ( per me è stato un boom, anche se Lei lo nega). C’è tutta la rivolta, l’indignazione, la stanchezza, l’amarezza,  la voglia di cambiamento degli italiani. Non è espressione di antipolitica, parola coniata ad hoc da chi sapeva di perdere e mentiva sapendo di mentire. Le persone credono nella politica, essa è attività vitale per un Paese, purchè sia pulita, onesta, trasparente, responsabile, competente e giusta. Al momento attuale NESSUN partito è all’altezza di questo!!!!!! Ecco…Lei, in tutta onestà, se la sente di affermare che qualche partito degli attuali ( che sono attuali da una vita!!!) si rispecchia in ciò? No..anche se pubblicamente recita la sua parte, io sono sicura che nel suo intimo, anche per Lei, tutto ciò che è politica oggi , è uno schifo! E se gli italiani rifuggono e vogliono eliminare e sanare questo schifo, li si può accusare di fare antipolitica? Io se fossi al suo posto sarei felice di essere a capo di un popolo che ha la forza di ribellarsi, di dire basta; non mi piacerebbe avere un gregge belante contento e silente che  bruchi a testa bassa, pago di riempire il ventre e basta. E’ uno dei periodi più bui della nostra storia, eh dire che gli italiani siamo avvezzi a periodi bui, che magari rilucidati ci vengono fatti passare per buoni, pezzi di latta spacciati per oro!!! Ma adesso siamo più svegli, più disincantati, più informati e siamo stufi, nonostante la proverbiale pazienza attribuitaci, di questa generazione di politici e dei loro partiti, senza distinzione di colore, che rappresentano quanto di più ignobile possa esserci per gli onesti lavoratori: corruzione, ruberie, inciuci, arroganza, sfruttamento del popolo e difesa dei loro esclusivi privilegi.  Mi piacerebbe poter amare i miei politici, persone che portino a concretizzarsi i miei bisogni, i miei sogni…politici che facciano politica per passione, per seguire un ideale…ma non è così!! Giorno dopo giorno ci rubano parole importanti  e vitali quali:DIGNITA’, SPERANZA, FUTURO, RISPETTO. Allora..vista la legge elettorale che nessuno pare abbia intenzione di modificare, non identificandoci in nessuno di loro…è naturale, umano, legittimo, igienico,votare il Movimento di Grillo…suona e canta fuori spartito!!!

Amaramente, La saluto.

P.s. Mi scusi, sono prolissa e forse potrei stancarla, ma mi sovviene che il Premier Monti, giorni fa, ci incitava a  dare suggerimenti, a segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili”. Ecco io ne ho trovato uno:

Semplice

felicità..

Stamattina quando un raggio di sole è venuto a giocare tra le mie ciglia, l’ho accolto con un sorriso…il primo morso di vita, oggi, sapeva di buono..mi son detta: che bella giornata! Non mi è successo niente di grandioso, non ho vinto nulla, non si sono avverati i miei sogni, non si sono dissolti come neve al sole i miei problemi, non c’è nessuno innamorato folle di me a tal punto da considerarmi la ragione della sua vita, non sto preparando nessuna valigia per fare il giro del mondo…Sono la Vera di sempre, con un giorno in più, quella ora confusa, stordita, arrabbiata, ora ottimista, generosa, tenace, sensibile o refrattaria, stanca e lenta come un bradipo o agile come un puma; quella Vera spesso abbattuta dalla paura o coraggiosa come una leonessa…sono quella di sempre, quella che sarebbe felice per un bacio o una carezza ricevuti come dono…eppure, oggi sono felice. Senza una ragione apparente, sono felice. Ogni volta che succede è sempre una sorpresa. Mi sento addosso un inaspettato benessere psico-fisico ,  una conciliante serenità con tutto. Una strana sensazione mi pervade, una forza invisibile, interiore, sprigiona energia…silenziosa e lucente, parte dal cuore e piano piano si spande in ogni cellula del mio essere. Simile ad  uno stato di grazia ha il potere di  rendere bella ogni cosa, di rendere saziante ogni cosa che ho, di rendere leggera ogni azione. E’ in questi momenti che mi rendo conto di quanto sia fortunata, di quanto grandi siano le cose che ho e di quanto contino anche se non costano un cent. Oggi “sono” al mondo, non devo venirci dentro a tentoni, come spesso mi accade. Come un gatto mi stiracchio, mi vesto, continuo a sorridere ( non è una emiparesi..ahhahh) e  mi avvio in cucina per prepararmi il caffè, passando  lo specchio  rimanda la mia immagine..però!

Mi piacerebbe vedermi sempre così…

Un friccico di felicità arriva nella vita di tutti..purchè la si riconosca, la si accolga.
E’  inutile inseguirla, cercarla, cacciarla, men che mai spiegarla o chiedersi quanto durerà.. arriva in un giorno qualunque, non rispetta tabelle d’orari, non le importa che sia maggio o novembre, non sceglie “pacchetti preziosi” può presentarsi anche nuda. L’importante è che noi sappiamo afferrarla; trattenerla è impossibile, un pò come succede con il vento. Passa…ma la sua carezza rimane.

Semplice

Vorrei..

Siamo sommersi dal frastuono assordante di parole, parole urlate, cantate, sbandierate, schiamazzate, declamate, inveite, tuonate, sbraitate.. un chiacchericcio simile al frastuono assordante, inarrestabile e fastidioso del frinire delle cicale. Un bla bla che spesso ci investe e ci  cade addosso come pioggia che oltre ad inzuppare  i vestiti e la pelle non va oltre. Spesso sono parole ostili che si tramutano in fatti, azioni che fanno l’uomo nemico al simile. E si resta disorientati, smarriti, confusi, incomunicanti, stranieri, incompresi, come ai tempi della torre di Babele.

Vorrei  trovare parole nuove da dire, parole che entusiasmino i cuori, smuovano le coscienze. Parole originali, dirrompenti che facciano crollare i muri della mente, che smontino recinti e barriere, che abbiano la forza di tornado rimescolando in un caos infernale le cose, riportando a galla tesori nascosti. Vorrei  parole che come lieviti fermentino le  idee trasformandole in fatti nuovi, sostanze cresciute. Vorrei trovare parole nuove che creino coraggio azzerando paure sorvolando il limite umano, parole che non contemplino i concetti di  impossibilità, arresto, sconfitta. Vorrei trovare parole libere, ruffiane, carismatiche,fascinose, in grado di calamitare condivisioni, in grado di suscitare empatie, creare sistemi di riferimento comuni in cui riconoscersi ed identificarsi. Parole sociali, in grado di uscire dal chiuso di una stanza o dalla mente del singolo che le partorisce capaci di creare reti, ponti di amicizia e collaborazione tra le persone. Parole che come singoli anelli si allaccino a formare una catena robusta il cui fine ultimo è la comprensione umana, l’abbraccio universale, l’amore universale. Progetto o aspirazione impossibile e ardua?! Dovrei essere un’artista, una maga capace di creare alchimie, una filosofa che gioca e impasta parole..dovrei cercarle in spazi e atmosfere inusuali?

Ma poi rifletto e penso che…non serve tutto ciò. C’è un luogo comune a tutta l’Umanità: la nostra anima. In essa risiede tutto il nostro senso, i nostri desideri, i nostri sogni, i nostri bisogni, il nostro sentire, i nostri sentimenti…come forze primordiali, selvagge, naturali, comuni. Forze che spessissimo sono lasciate ad ammuffire  o seppellite da coltri spesse di polvere come lo sono l’egoismo, la prepotenza, l’ignoranza, l’ignavia, la stoltezza,  le false felicità. La nostra anima come  un pianoforte contiene tutte le melodie ..basta suonare i tasti giusti.  Suoniamo?

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Resistenza…ieri…oggi…sempre!!!

Questa lapide si trova a Scandicci (Fi) sotto il loggiato del vecchio palazzo comunale in piazza Matteotti.

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle  carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione”.  Piero Calamandrei.

La Resistenza non è solo una commemorazione, non riduciamola al solo  giorno del ricordo, dell’omaggio, di qualcosa che fù, di qualcosa appartenente al passato e di cui non si riparlerà fino al prossimo 25 Aprile.  Non servono le parate, i discorsi dei politicanti, recitati come compitucci da ripetere perchè previsti nel calendario delle attività.  Tutti gli uomini e le donne che si sono sacrificati perchè noi oggi possiamo godere della libertà si rivolterebbero nelle tombe. Sarebbe stato un martirio con un fine temporaneo. La vita è un fluire, un’acqua che contiene il passato, l’oggi, il futuro…non c’è un tempo chiuso, generato  e finito in se stesso.  La Resistenza è un patrimonio vivo e  immortale e come tale va custodito, difeso,curato, alimentato, amato. I valori che contiene e a cui siamo advenuti non si mantengono inalterati nello scorrere degli anni, per grazia ricevuta. Il tempo, l’usura, l’indifferenza, la stoltezza, l’incuria, possono deteriorarli, snaturarli, distruggerli. Basta vedere cosa succede oggi nel nostro Paese, in cui la libertà, il progresso, l’uguaglianza, il diritto, vengono minati, aggrediti, calpestati e spesso annientati. Allora urge essere partigiani, attivi, informati, consapevoli, sempre. La Resistenza che vorrei oggi è diversa dal passato…non vorrei nessun martire, nessuna violenza, nessuna madre addolorata, nessun figlio orfano, nessuna goccia di sangue versato. Vorrei un popolo intero di partigiani, non armati di fucili o bombe, ma forti del potere della memoria, della consapevolezza, della conoscenza, della coscienza,dell’attenzione, della vigilanza, della partecipazione. Vorrei  un popolo di partigiani che non deve nascondersi sulle montagne o tra i boschi per stanare il nemico…il nemico è tra noi, nei palazzi del potere e politico e finanziario, nella piaga dell’ignoranza, nella colpevolezza del silenzio, nel crimine della passività.  Vorrei un popolo che rinneghi con ardore ogni forma di prepotenza, strapotere, violenza, corruzione, inequità, oppressione, ignoranza, odio, razzismo. Un popolo che abbia nella bandiera, simbolo di appartenenza, tutti i colori dell’Armonia.

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