E….ritorno qui.

Carissimi, e ritorno qui! Una pausa, meglio dire sosta obbligata, in questo viaggio con voi, durata molto tempo, ma,  i viaggi dopo le soste riprendono; come primo passo voglio ringraziarvi tutti ma proprio tutti per l’affetto che avete per me. Riprendere è dura! Ci sarebbero molte cose da dire, temi scottanti di cui parlare quali il periodo difficile che come italiani e non solo, stiamo vivendo, dello schifo politico, delle incognite che ci attendono, etc. etc. ma voglio ripartire in maniera dolce. Voglio ripartire animata da quello spirito di ottimismo ed armonia a cui anelo e che nessuna bruttura è riuscita finora ad oscurare. Abbiamo bisogno di leggerezza, di levità, di armonia, di bellezza, di piacevolezza e dobbiamo pretenderla. Nella vita di tutti i giorni, oltre a strapazzarsi con i problemi e le fatiche, ineluttabili, è bene e salutare ogni tanto concedersi delle pause piacevoli.  Momenti in cui ci ritagliamo uno spazio, un tempo tutto nostro, momenti in cui non è più l’orologio o gli altri a scandire le ore, momenti in cui lasciamo che sia la nostra anima ad esibirsi, momenti in cui addentiamo il vero gusto della vita. Sono proprio questi “intervalli” che ci rigenerano e fan sì che dopo possiamo affrontare con rinnovato vigore il consueto.Voglio respirare a pieni polmoni quegli scampoli di serenità che riesco a rubacchiare, voglio provare la stessa felicità sorpresa di colui che rovistando tra una montagna di rifiuti tra essi trova un diamante grande. Ho bisogno, come tutti, di serenità, ma la serenità non si compra, è dentro di noi sempre, frutto non di fortuna e ingegno quanto di lento esercizio e volontà, di ricerca,  di atteggiamento.. un modus vivendi. E’ quella speciale condizione che ci fa dire, malgrado tutto, la vita è bella, e vale la pena viverla fino in fondo perchè  fino all’ultimo respiro avrà una sorpresa. Ecco perchè assumono valenza  condizioni come la serenità, la normalità, lo scorrere quotidiano, vissuti non solo come momenti individuali di fuga o di estraneità ai problemi, bensì come presupposti di vita necessari, non percepiti come optionals ma diritto,  ecco perchè serve tenacia  per salvaguardarli, tutelarli e pretenderli per tutti. Questo comportamento assume un valore politico, perchè saremo meno flessibili e meno tolleranti verso chi ci scippa, ci ruba e ci impedisce le possibilità affinchè esploda in ogni uomo la gioia di vivere.  Con questi presupposti nasce la “filosofia” spicciola,  femminea, alla buona, della Vera che ormai conoscete, pensieri che  non cambieranno il mondo nè  i destini dell’umanità, ma bastevoli  (spero) a regalare un sorriso o un momento piacevole.

Ebbene, io, dal mio puzzle incasinato, come amo definire la mia vita, mi sono ritagliata un tassello felice, grande due giorni. Mi sono immersa anima e corpo in azioni e situazioni naturali, semplici… Ieri sono andata a vendemmiare, rivivendo momenti e gesti che avevo riposto negli scatoloni nella soffitta del mio cervello. Ma, magia…come per gli scatoloni così per i ricordi, tolta la polvere superficiale e il coperchio, ci ritroviamo tra le mani cimeli,  oggetti preziosi, immagini, profumi, gesti… cose che, malgrado gli anni trascorsi,  miracolati ritornano a vivere senza aver perso smalto e lucentezza, cose che azzerano decenni regalandoci emozioni autentiche, quasi vergini. La vendemmia per me è un valore , (mi riporta a mio padre, l’uomo che ho amato più di ogni altro) e con lui ho imparato che, essa, non  è solo il gratificante momento del raccolto e la conseguente festa che si fa nella vigna, ma rappresenta la scena  madre in cui sono racchiusi 12 mesi di fatica, di sudore, di attesa, di speranza, di fiducia, di preoccupazione, di compensazione. Denudare le viti dai grappoli d’oro o viola mi provoca un piacere voluttuoso, riesco a percepire il muto dialogo tra me e la terra.. Da sempre, ho un rapporto specialissimo con la terra, intesa nella sua accezione più vera, ne sento il suo battito, il suo respiro, il suo umore..mi piace affondarci le mani, annusarne l’odore, sentirne la sostanza,  definirne la diversità, farmi sfiancare dalla fatica che comporta il rapporto con lei, sentirmi parte di lei. Ieri sera, tornata a casa ero come stramazzata per la stanchezza, ma era una stanchezza sana, riconciliante, all’antitesi con la stanchezza da stress.
Oggi, invece, ho trasformato l’uva che generosamente mi era stata donata dai miei amici. E che altro potevo fare se non coccolarmi il cuore? Si, coccolarmi il cuore, cioè preparare e gustare cibi che coinvolgono e ammantano di piacere tutti i sensi, che procurano carezze alla memoria, al tempo, che restituiscono dignità a valori  perduti, perchè mangiare solo per  riempire la pancia o soddisfare una necessità vitale è una cosa  tristissima.   Ho ripescato dall’oceano dei miei anni più felici e spensierati, una ricetta che facevamo con la nonna adottata,( le mie vere nonne non sono state granchè come nonne, io sin da piccola trovavo escamotage…ahhahhahha): la mostarda d’uva!  Una preparazione che contiene tutti gli elementi vitali; un’alchimia di profumi e sapori, segreti e formule che si tramandano da donna a donna come eredità  tramite silenziosi e invisibili testimoni . E’ una gelatina che si ottiene cuocendo dapprima, il mosto appena spremuto con la cenere dei “sarmenti” che la dolcifica (sarmenti=i tralci della vite essiccati), poi, dopo il riposo necessario per la sedimentazione della cenere, si filtra attraverso un telo bianchissimo e finissimo e si inizia a comporla aggiungendo amido, cannella, chiodi di garofano, cioccolata fondente, mandorle e pistacchi tostati. Non avete già l’acquolina in bocca? A questo punto si versa nelle formelle di terracotta. Ah le formelle! Sono quelle in terracotta della “nonna”,  che mi hanno seguito in tutti i miei giri, sono zingara ma…con bagaglio a seguito!

Si può mangiarla calda o essiccata per l’inverno conservata nelle scatole di latta. Ricordo che da bambina ogni mattina, al tempo della vendemmia, era mio compito stendere al sole sopra i musciari (cannicci) e poi ricoperti da un velo, le forme di mostarda che ogni giorno diventavano più nere, più piccole, più profumate.   Molti anni fa quando si era poveri ( ma visto i tempi che corrono, forse converebbe attrezzarsi), un pezzo di mostarda e una manciata di fichi secchi erano il companatico per il pranzo dei contadini, garantendo loro forze dall’alba al tramonto perchè è molto energetica e corroborante. Anche ai miei tempi, mezza formina con una fetta di pane rappresentava egregiamente la mia merenda.

Mi sento molto strega oggi tra le mura della mia cucina, come se stessi preparando un elisir di felicità! Felice lo sono davvero..sarà stato l’effetto dell’evaporazione del mosto e dello sprigionarsi delle essenze delle spezie? Beh..ne ho assaggiato un bel pò con la scusa di verificarne la giusta consistenza e sarà stato questo a darmi il coraggio di cantare sebbene stonata come un campanaccio?  E nell’aria c’era odor di tini ..   mi piace quando la mia casa odora di buono, di accattivante, di ruffiano, di promessa…

Dio, quanto ho scritto….perdonatemi, un pò perchè la sintesi non m’appartiene e un pò perchè  avevo troppe parole taciute che bussavano per uscire all’aria.

A presto, Semplice.

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39 commenti su “E….ritorno qui.

  1. popof1955 ha detto:

    Bentornata Vera 🙂 e non è che ti avanza una formella di mostarda? Ciao 🙂

    • semplice1 ha detto:

      Paolo, macchè!!! Venerdì mi tocca rifarla, mi è stata ordinata: dagli amici di Mirko! Stupefacente come ragazzi metropolitani, mai sentitela nominare ne vista, l’abbiano apprezzata. Ciaooooooo

      • popof1955 ha detto:

        e che pensavi che avessero il palato di gomma? I buoni sapori si tramandano geneticamente, come il gusto li riconosce, ne gode 🙂

  2. Fasix ha detto:

    Ben tornata, buon week end, Fa.

  3. cordialdo ha detto:

    Carissima, amatissima e dolcissima amica! Oggi la vita mi ha fatto un grande regalo riportandoti da me e facendomi leggere il racconto di questi tuoi momenti di ricordi e di attualità mescolati insieme come sanno fare coloro che, come te, sanno raccontare, anzi affabulare in modo coinvolgente.
    Bentornata, Vera! Un fortissimo abbraccio ed un bacione perchè tu senta quanto ti voglio bene!
    A presto. Osv

  4. cicciodoria ha detto:

    Ciao Vera! Bentornata su questa terra. Ergo: il tuo volo ormai è sempre più alto. Un abbraccio e lunga Vita.

    • semplice1 ha detto:

      Ahhahahhah Franco, non l’ho lasciata mai questa terra…volo non per allontanarmi da essa ma per godermi la sua vista dall’alto. Lunghissima vita, piena di vita, a te.
      Abbraccissimo

  5. accantoalcamino ha detto:

    Evviva!!!

    • semplice1 ha detto:

      Bum bum, boom, trash, bum bam, kaboom…..ho fatto i fuochi d’artificio, perchè il tuo “evviva” ha il sapore di un’esplosione gioiosa. Te vojo bene assai Liberuccia 🙂

  6. zebachetti ha detto:

    per prima cosa ben tornata, si vede che hai voglia di dire, comunicare, comunque anche se la sintesi non è cosa tua, i tuoi post sono sempre molto piacevoli. sono d’ accordissimo sul tuo passaggio dove scrivi che la serenità non è frutto di fortuna ma di un lavoro su se stessi meticoloso e lento. rileggendoti con piacere ti auguro una buona notte

    • semplice1 ha detto:

      Ciao Nazz..lo confesso, se dovessi salvarmi avendo a disposizione solo tre parole….penso che difficilmente mi salverei!!! Ma anche tu, non scherzi…ahhahhahah
      Ti abbraccio

  7. pierperrone ha detto:

    bene, bene, Vera, bene davvero, sono felice che sei tornata.
    Ti abbraccio
    (e viva l’uva, frutto magico, che trasforma la vita in festa!)
    Piero

    • semplice1 ha detto:

      Piero carissimo, grazie!
      Idealmente faccio un brindisi con te, un calice di rosso…e che sia festa, vita in festa.

      • pierperrone ha detto:

        di rosso!
        splendido, adoro il vino rosso, buono e corposo (ma anche il bianco e la birra, specie se scura alla spina… tuttavia ancora non sono alcolizzato! … almeno credo!)….
        comunque… brindiamo, brindiamo!!!

  8. ili6 ha detto:

    Bentornata!! Finalmente! E non fuggire più!
    Forse ricorderai che tempo fa parlai della vendemmia, del cesto d’uva e della mostarda di uva che preparava mia zia e che io adoravo gustare ancora calda. Impossibile ormai trovarla, in giro c’è solo quella di fichidindia.
    T’è avanzata per caso una ciotolina??
    🙂
    Un abbraccio, a presto. Ciao

    • semplice1 ha detto:

      Ili carissima, e come faccio? Posso promettere solo cose certe…
      Non ricordo del tuo post, ma indubbiamente ogni donna sicula non può fare a meno di parlare di vigna, di uva, di mostarda. Quella di fichidindia non l’ho mai assaggiata e…nonostante io non abbia remore ad accostarmi alle novità, questa non mi ispira granchè, sarà perchè io i bastardoni amo mangiarli freschi, sbrodolandomi la faccia di succo rosso, arancio o bianco.
      Il mio abbraccio con il cuore 🙂

  9. Mancavano le tue parole accoglienti! Bentornata…
    non l’ho mai assaggiata la mostarda d’uva ma leggendoti
    ne ho sentito il profumo, son sicura che è così…
    Dici d’aver scritto tanto e a me è dispiaciuto quando ho finito di leggerti! 🙂
    Forse era ancora poco se poi chi ti legge rimane incollato alle tue righe 🙂
    Un abbraccio

    • semplice1 ha detto:

      Laura tu mi vizi….e io mi lascio viziare, fa bene al cuore.
      La mostarda, prova a farla, sembra una diavoleria complicata ed invece è semplicissima..ma ti assicuro sarai gratificata dal risultato.
      Ciao anima bella

  10. cicciodoria ha detto:

    Vera cara, oggi in casa mia, come da tradizione che si perde nella notte dei tempi, è stata effettuata la cottura dell’uva nera con preparazione contestuale di alcuni recipienti in vetro per la mostarda. La gran parte sarà utilizzata per ottime crostate. Che bontà!
    Forza cara, continua a deliziarci con le tue magnifiche descrizioni!
    Un abbraccio.

    • semplice1 ha detto:

      Franco, voi avete fatto la sapa!!!! Vero? Quel delizioso elisir di mosto cotto che deve cuocere ben 10 ore…quest’anno l’ha fatto la mia amica, abbiamo diviso l’uva della vendemmia, io le ho regalato la mostarda e lei a me ha dato una bottiglia di sapa. Lo sai che ho scoperto che è un ottimo antidoto per la tosse?
      Baci, baci.

      • cicciodoria ha detto:

        Vera, abbiamo fatto quella che “da noi” chiamiamo mostarda, ma in realtà è una marmellata d’uva. Conosco il mosto cotto….ma, ormai, anche per me è solo un bel ricordo. Un abbraccio.

  11. accantoalcamino ha detto:

    Ammmmore!!! Ieri mi son letta tutto e mi sono innamorata dei tuoi stampini (l’avrai immaginato 😉 )
    Se mi sei mancata? E me lo chiedi? Me lo fai un regalino? Rimani un pò con noi? Un pò tanto? Tanto quanto? Tanto come il mondo (rispondevo così al mio papà quando mi chiedeva se gli volevo bene… )

    • semplice1 ha detto:

      Liberuccia, le foto degli stampini che ho messo non sono i miei, li ho trovati in rete. Ti assicuro i miei anche se un pò sgarrupati, con qualche ammaccatura sono più belli, perchè sono antichissimi, risalgono ai primi anni del 900…ma siccome sono una zappa con la tecnologia, non ho saputo fare le foto e scaricarle sul pc…per gli altri di casa pozzu moriri pì nu piacìri!!!!
      Grazie di volermi bene, bene ricambiato, lo sento, mi scalda e accarezza il cuore.
      bacio

  12. beautiful41 ha detto:

    Semplice!!! Bentornata!!!
    Che sorpresa che hai fatto a me ed a tutti!!
    L’umanità intera piangeva per la tua partenza!!!
    Sei una trascinatrice nata ed anche se non ti piace essere una rivoluzionaria attiva lo sei nella tua essenza spirituale e di donna vulcanica dell’Etna!!
    Benvenuta e A presto!!

    • semplice1 ha detto:

      Beautifull…ecco cos’erano quelle inondazioni all’inizio dell’estate, e io che attribuivo il fatto ai ghiacciai che si scioglievano per i cambiamenti climatici!!!!! ahhahhahah, te possino, mi diverte la tua comicità e il tuo humor.
      Le rivoluzioni più efficaci e durature, io penso, sono quelle invisibili, quelle culturali, quelle fatte per convinzioni e non per convenzione, quelle che cambiano i pensieri, le logiche dei comportamenti, quelle che vengono interiorizzate, quelle che sono alla base dei sogni, quelle che lente e pazienti scavano gli animi al pari della goccia che modifica la roccia…e come diceva Siddharta, “ottiene ed ha più forza il molle che il duro”.
      Sono felice di “rivederti” (rileggerti)…io però è come se vi vedessi davvero tutti. 😉

  13. ombreflessuose ha detto:

    Evviva, sei tornata….
    Il tuo bussare ci ha ancora una volta deliziati
    Baci
    Mistral

    • semplice1 ha detto:

      Bentrovata cucciola!!!!
      Sono io a deliziarmi delle tue creazioni…non ci credevi quando quasi due anni or sono,da subito, ti chiamavo poetessa…sono felice per il tuo successo, ad maiora 😉
      Bacio

  14. melodiestonate ha detto:

    che post bellissimo e profumato………

    • semplice1 ha detto:

      Grazie…scoprirò il tuo nome..benvenuta in questo spazio, ogni nuova persona che vi approda io la considero una ricchezza inestimabile, spero di offrirti cose piacevoli ed interessanti perchè tu possa rimanere nel tempo.
      Un sorriso e una decisa stretta di mano per darti il benvenuto.

      • melodiestonate ha detto:

        grazie passerò volentieri nel tuo blog con più calma……..Sara…………dimenticavo di dirti la mostarda l’ho assaggiata a catania…….èsublime

  15. liù ha detto:

    Bellissima,finalmente ti sei decisa a tornare! Con questo post praticamente ti sei messa in pari per l’assenza ! 😆
    La mostarda d’uva non mi piace ,ma vado matta per quella di Fichi d’India!
    Sono felice ,felice ,felice che ci sei di nuovo! 😀
    Un abbraccio forte forte♥♥♥

    • liù ha detto:

      Non immagini cosa ti sei persa a non aver mai assaggiato la mostarda di Fichi d’india!!
      Sei ancora in tempo a recuperare ,in questo periodo è bella fresca e morbida.
      Prima che mio marito si scoprisse il Diabete ogni anno ad agosto/settembre la facevamo nella cucina di casa ,mangiata appena cotta e tiepida è una delizia degli Dei!
      Non continuare a farti del male e assaggiala! :mrgreen:

  16. luli118961 ha detto:

    Bentornata … un abbraccio … Luli

  17. nives1950 ha detto:

    Cara Semplice….che bei ricordi hai rispolverato e che emozioni hai ri-vissuto!
    Anch’io da bambina festeggiavo la vendemmia. Pigiavo l’uva a piedi nudi, dentro i tini.
    Il mio papà aveva una piccola vigna di uva fragola. Bella e succosa come l’uva delle foto del Post. Che scorpacciate prima della vendemmia…e che profumo di buono nell’aria!
    Per non parlare dell’allegria, dei canti, degli scherzi tra amici.
    Non conosco però la mostarda di uva. Dev’essere buonissima!

    Sai, a proposito di ricordi negli scatoloni impolverati……..Proprio in questi giorni, sono alle prese con mille cose VINTAGE! Devo liberare un magazzino di ricordi antichi e recenti. Mi piange il cuore dover separarmi dalla credenza della nonna che ha più di 100 anni. E del comò della mamma…del commodor 64 di mio figlio..di quadri, lampadari, sedie, bauli, vestiti….E’ come cancellare pezzi di storia. Purtroppo, arriva sempre il momento delle priorità. Ma è un bene, perchè così…cresce e si rinnova la vita. Non sei d’accordo?

    Un caro saluto

    Nives

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