LETTERA AD UN GALANTUOMO

Mi ritrovo spesso, nel corso della giornata, dopo la visione delle notizie propinateci dai media della tv e della carta stampata, di cadere in una sorta di stato di rabbia, mista ad impotenza, per non poter operare in alcun modo efficacemente per rimuovere i guasti di questo martoriato Paese. Ma non mi rassegnerò mai; per cui, la speranza è ancora integra perché “qualcosa”, prima o poi, avverrà. Il mio primo desiderio sarebbe quello di rivolgermi ad un Galantuomo, un Patriota, al nostro Presidente della Repubblica. Vorrei dirgli quanto segue:

Carissimo Presidente,

certamente mi vorrà scusare se mi rivolgo a Lei con questo superlativo. La sento veramente il Presidente di tutti gli Italiani, ma La sento, soprattutto, il mio Presidente.

E’ la prima volta, nella mia non brevissima vita, che mi rivolgo pubblicamente ad un personaggio, ad un gigante della massima Istituzione Italiana, io gnomo della politica ma gigantesco sostenitore delle libertà. Innanzitutto per questo, la prego di perdonarmi se qualche parola o qualche frase, tradendo il mio pensiero, dovesse sembrare non molto chiara o irriverente: absit injuria verbis, c’insegnavano i nostri gloriosi padri.

Ho letto, con piacere, che la sua immensa cultura e preparazione giuridica discende, innanzitutto, d alla frequentazione del liceo classico “Tito Livio” di Padova. Conosco quella scuola. Le assicuro che è ancora all’altezza della sua fama e spero sempre che Dio illumini i nostri “riformisti” nel momento in cui “tagliano” e “cuciono”.Quel liceo è la dimostrazione sacra che la scuola pubblica è insostituibile quando funziona ed è efficiente per docenti e dirigenti. Ho un nipote che frequenta quella scuola e ne vado fiero ed orgoglioso. Il Suo curriculum di formazione culturale, Signor Presidente, è stato poi completato presso quella grande fucina di giuristi che è sempre stata la Facoltà di giurisprudenza presso l’Ateneo di Napoli.

Non intendo scrivere o rievocare la Sua biografia. Non ne sarai capace. Molti altri lo hanno già fatto egregiamente: è sufficiente accennare, in Internet, al suo nome e si viene inondati di notizie e fatti.

Ma Lei, Presidente, non è solo il nostro Presidente della Repubblica; Lei veste (anche) i panni di quello del Consiglio, e lo fa in maniera impeccabile e con naturalezza, riuscendo a colmare l’insufficienza di un premier sempre più preoccupato delle questioni interne alla maggioranza e relative alla propria e sempre più scemante capacità di leadership (vediamo, da ultimo, l’infelice intervento in merito alla maggiore flessibilità operativa dell’Italia in Libia. La scelta italiana, infatti, se da un lato è stata il pretesto, per la Lega e per un pezzo del PDL, per evidenziare tutta una serie di distinguo, dall’altro è stato soprattutto l’occasione per mettere di nuovo in luce chi è il detentore del vero ruolo di guida del Paese).

E’ Lei, signor Presidente, il solo interprete della comunità nazionale, l’unico interlocutore degli italiani perché in grado di parlare con il “noi”, di declinare i verbi alla prima persona plurale, non solo singolare. “”Nel ricordo delle lotte di liberazione e del 25 aprile – ha infatti ricordato – in particolare noi italiani sentiamo di non poter restare indifferenti di fronte al rischio che vengano brutalmente soffocati movimenti comunque caratterizzati da una profonda carica liberatoria”””. E’ riuscito, Signor Presidente, a supplire alle mancanze del Presidente del Consiglio il quale piuttosto che farsi carico, da un punto di vista morale e civile, delle scelte operate dal Governo, preferisce tornare sulla personale capacità di recupero della relazione con la Lega, l’unico rapporto che riesce ormai a risolvere grazie alla politica della pacca sulle spalle.

Ma poi, tutti abbiamo notato, Signor Presidente, che nei mesi scorsi, Barack Obama non aveva riconosciuto in Berlusconi un interlocutore idoneo, preferendo dialogare proprio con il Presidente della Repubblica. Una scelta ripetuta più volte e, per questo, segno evidente di una scelta ponderata e della volontà di sottolineare tacitamente mancanze e debolezze del Premier. “Un leader morale. Una persona gentilissima e che rappresenta al meglio il vostro Paese”, così nel 2009 l’inquilino della Casa Bianca ebbe a definirLa, signor Presidente, ed in quella capacità morale si cela tutto un mondo di profonde differenze con Berlusconi, differenze che sono agli occhi di tutti gli Italiani. La famosa telefonata del Presidente americano a Lei per ringraziare l’Italia del sostegno in Libia ha suggellato, in maniera definitiva, una scelta, la designazione di un interlocutore in grado davvero di ricoprire un ruolo. Insomma, signor Presidente, altro che Silvio, mi lasci dire. Per fortuna che Giorgio c’è.

Non posso terminare questa lettera, Signor Presidente, senza accennare ad un altro pregio che ammiro in Lei: il suo patriottismo.

Veda, signor Presidente, apprezzo molto il Suo pragmatismo. Uso la parola in accezione alta, come concezione filosofica. Lei riparte sempre dalla realtà, fenomenologicamente; Lei è strutturalmente anti ideologico. Nel Suo discorso celebrativo per il suo 150° anno dell’Unità d’Italia, ha messo al centro della Sua riflessione il fatto che quel coacervo di storie personali (aspirazioni, valori, errori, ma anche miserie e crudeltà) che, ad un certo punto, si sono ritrovate dentro i confini della nostra Patria, hanno proprio per questo potuto valorizzare al meglio i propri destini. In questo modo, Signor Presidente, offre, a tutti noi Italiani, veri, una visione per trovare una ragione non solo valida, ma anche forte, per essere orgogliosi del nostro lento, faticoso e conflittuale processo di nation building.

Questa riflessione spalmata sulla lunga durata e non sulla sterile polemica di giornata potrebbe essere stimolante ed interessante.

Sembra invece improduttiva e negativa una valorizzazione del 150° in chiave anti Lega. Sono convinto d’interpretare il Suo pensiero se ritengo siffatto atteggiamento favorevole solo a rafforzare la Lega.

Ci sta ancora insegnando, Signor Presidente, che il diventare un partito patriottico non potrà esaurirsi con l’ esibizione della coccarda tricolore alla Camera o con la corona d’alloro all’altare della Patria. Bisogna mettere mano ad una profonda elaborazione che diventi componente strutturale dell’identità culturale.

Lei, Signor Presidente, si sta sforzando di realizzare la pacificazione di un Popolo, di una Nazione. La “patria” dei prossimi decenni dovrà essere una visione capace di assorbire e risolvere le contraddizioni del passato, senza negarle. Quelle antiche come il brigantaggio o la questione meridionale, quelle intermedie come il fascismo e quelle recenti come il berlusconismo. Lo ha fatto, da par Suo, Giovanni Paolo II per la Chiesa, con ottimi risultati. E’ bello dire “amare la patria”; ma è facile amare le cose belle e buone, più difficile è amare anche quelle cattive, orrende e detestabili. E ce ne sono state e ce ne saranno ancora. Ed in una visione di sistema sono indissolubilmente legate, sono un unicum.

Solo chi riesce a dare una chiave interpretativa convincente anche nelle cose brutte della nostra storia, inserendole in un tracciato possibile di cambiamento positivo può credibilmente apparire una persona che ama.

L’amor di patria dei democratici non può essere lo stesso della destra localista ed economicista e, soprattutto, non può essere la stessa dei nazionalisti, xenofobi. Non si raccoglie la bandiera che la borghesia ha lasciato cadere nel fango per portare avanti quella stessa visione. Ciò che oggi va ricostruito sono le nuove motivazioni.

A conclusione, signor Presidente, ritengo di poter anche sostenere – almeno, questa mi sembra essere l’esegesi dei suoi discorsi – che il nostro patriottismo non possa che essere la capacità di farci carico del grande travaglio che porta ad un patriottismo repubblicano, orgoglioso delle sue leggi che spingono e motivano i “fratelli d’Italia” (fratellanza è il filo che congiunge cristianità e socialità, amicizia ed eguaglianza) a sentirsi cittadini di un pianeta globale e che, ad esempio, non riescono a far festa fino in fondo conoscendo la sofferenza dei “fratelli giapponesi” o quella dei “fratelli libici”.

Non me ne abbia se, in qualche punto, il mio scritto ha tradito le mie emozioni andando “ultra petitum”. Non è facile governare le emozioni, almeno per persone semplici quale io ritengo di essere. Ed anche per questo, voglia scusarmi se, in qualche modo, io avessi travalicato il Suo pensiero.

Signor Presidente, questa lettera rappresenta il grido di dolore di milioni di Italiani contro la dissacrazione dei valori morali e nazionali. Vuole essere il sogno, della parte sana del Paese, di un anelito per la palingenesi della Nazione, per il riscatto morale delle pubbliche istituzioni. Se questo scritto avesse, poi, in qualche modo travalicato il senso del Suo pensiero, Le chiedo scusa. Non c’era assolutamente l’intenzione e sia certo, signor Presidente, che potrà sempre contare sulla mia lealtà, fedeltà e stima, così come su quella di milioni di italiani, tutti orgogliosi del proprio Grande Presidente, tutti in attesa di tornare a guardare nel Palazzo attraverso vetrate trasparenti e nitide. In nome dei quali io Le dico: Signor Presidente, grazie!

Con deferenza, La saluta

Un italiano piccolo piccolo – fgiordano br.

Articolo scritto dal nostro amico F. Giordano.

L’impaginazione dell’articolo con relativa scelta di materiale audio-visivo a cura di Semplice

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11 commenti su “LETTERA AD UN GALANTUOMO

  1. popof1955 ha detto:

    Sottoscrivo la tua lettera Franco, bella e appassionata anche se non sento in me un grande amor di patria, quella patria che spesso è stata usata con interpretazioni localistico economiche che tu stesso citi.
    Ciao 🙂 ben trovato.

  2. ANGELOM ha detto:

    Vera, condivido tutto ciò che hai scritto, fortunatamente abbiamo il nostro Presidente che con la sua saggezza tira le briglie quando servono per calmare i cavalli impazziti (così faceva mio nonno a casetta della sua carrozza)

  3. luciabaciocchi ha detto:

    Anche io, come ha già fatto Popof, sono pronta a firmare questa lettera al Presidente, non conosco Franco, ma a lui va tutta la mia stima per il modo con cui ha saputo trattare argomenti così profondi e importanti. Spero di leggere quanto prima altri suoi scritti. Un saluto

  4. mistral ha detto:

    Aggiungo anche la mia firma. Una lettera dettata
    dall’amore per la Patria e dalla sensibilità del cuore.

    Grazie Franco e
    soprattutto a Vera che ci
    porta a conoscere meravigliose persone.

    Un abbraccio
    Mistral

  5. semplice1 ha detto:

    Un bellissimo ritratto del nostro Presidente dal quale traspare tutta la stima, l’ammirazione, la considerazione, l’affetto.
    In momenti di destabilizzazione, confusione, incertezza, amoralità, difficoltà, diventa necessario avere una figura di riferimento autorevole, giusta, onesta.
    Franco l’ha fatto in maniera magistrale, e gliene rendo merito.
    Personalmente mi discosto un pochettino…come i figli discoli traggono benefici dalle punizioni dei genitori, io mi aspetterei prese di posizioni più energiche e risolutive, che anche se fanno male sul momento, se ne riconosce il valore e la validità nel tempo. Il momento, che l’Italia sta attraversando, è particolarmente difficile…lui si rapporta come fossero suoi pari in dignità e moralità..non è così! Le persone a cui certi valori non appartengono, non sanno apprezzarli ne usarli.

    Vera

  6. Giulio Salvatori ha detto:

    Anche se vi sono punti che non condivido, nella sostanza globale mi ci ritrovo.E’ difficile sopportare figli di questa Patria che gridano-Roma ladrona, bisognerebbe sculacciarli sonoramente, ma un buon padre, aspetta ficucioso la loro crescita.Grazie Franco e Vera

  7. Vera, invia questa tua lettere al Presidente, fallo davvero… è molto bella e piena di amore per la NOSTRA ITALIA… solo tu potevi scrivere una lettera così …
    ti abbraccio
    Luisa

    • semplice1 ha detto:

      Luisa grazie della fiducia…mi piacerebbe essere in grado di scrivere così, ma non sono io l’autrice di questa lettera, bensi Franco.
      Sarebbe bello davvero inviarla al Presidente!!
      Un bacio
      Vera

  8. MARGHIAN ha detto:

    Piace anche a me quest’uomo….come uomo, nel ruolo che riveste, nella sua integrita’e capacita’ di “mediare” al massimo, con tutti. Mi piace tanto quel “noi” che, nel parlare alla gente, soprattutto nel proporre e enl proporsi, e’ ben lontano e piu’ in alto di quell’egocentristico e reiterato “io”…”io”..e ancora “io” tipico “vizio ” di molti, incluso un certo cosiddetto “presidente”.

    Scusate, ma al “presidente” preferisco il PRESIDENTE, e soprattutto PER.. SONA, che si chiama Giorgio Naolitano. Ciao.

    Marghian

  9. MARGHIAN ha detto:

    OOOps…dimenticavo una cosa: **ciao Semplice 1!!!!!!!!

    Marghian

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