Vorrei sparire..

Amici miei, vi passo lo sfogo di un mio carissimo amico, Franco da Brindisi. Le nostre posizioni ideologiche sono spesso diverse, ma il rispetto, la stima, l’affetto reciproci non hanno mai fatto vacillare la nostra amicizia , anzi ci galvanizzano e ci stimolano.

Carissima,

ho visitato il tuo blog. Ti riflette perfettamente e credo che sia uno strumento che ti consente di dare sfogo totale al tuo malessere, aiutandoti non poco ad “essere” così come ti vorresti. Ma scusandomi per il vizioso giro di parole, devo dire che, tutto sommato, ho trovato risposta anch’io a certi interrogativi che mi pongo da un po’ di tempo ed al malessere che ad essi si accompagna.

Così, ho dedotto che siamo agli ultimi giorni di Bisanzio e nessuno, o pochi, sembrano rendersene conto. Il Carnevale continua. Ma dopo il Carnevale cosa ci sarà? Un altro Carnevale? Non lo escludo. Ma credo che, a questo punto, questa nostra Italia di pagliacci e di saccenti deve cambiare, pena la sua estinzione. Qualcuno obietterà che nel nostro Paese, quando le cose cambiano, cambiano sempre in peggio. Non sempre è stato così. Ma non possiamo negare che da qualche decennio è così.

C’è un limite a tutto, ma questo limite, in Italia, sembra non avere limiti. Ogni giorno che nasce ci riserva novità a luci rosse o a luci gialle che, spesso, s’intrecciano e si esaltano. E’ naturale, quindi, credo, che io mi senta scoraggiato e preoccupato.

Devo, però, stare attento a non sbagliarmi chiudendomi sempre più nel mio guscio. Penso con molta tristezza all’Italia di oggi e ripenso, con grande nostalgia, a quella di ieri. Non rimpiango, sia chiaro, la Prima Repubblica, che, salvo gli anni felici del centrismo degasperiano, non mi è mai piaciuta. L’enorme, insostenibile palla al piede del debito pubblico è il peggior regalo che i partiti allora al potere, ma anche, sottobanco, quelli dell’opposizione, ci abbiano fatto. Un debito pubblico che è all’origine di tanti, se non di tutti, i nostri guai. La finanza allegra di chi ha guidato la quadriglia in quegli anni ci ha ridotto, come dicono a Milano, in braghe di tela.

Di quella Prima Repubblica, di cui la Seconda è una mera caricatura, rimpiango la dirittura morale di certi uomini e lo stile di vita, il galateo e, perché no, la galanteria. Penso ai Nenni, ai Saragat, ai La Malfa, ai Malagodi, ai Berlinguer, agli Almirante, per limitarmi a quelli che personalmente ho conosciuto. Avevano il senso delle istituzioni e dell’onore, oltre al decoro che fa di un popolo una Nazione e di una Nazione uno Stato.

Oggi non c’è più decoro e le civiche virtù sono, come si dice, un “optional”. Non esistono più remore, non c’è più educazione, non c’è più equità. Stiamo andando alla deriva per colpa non solo di chi ci rappresenta, ma anche nostra, di noi che, con il voto, a tanti corrotti ed a troppi incapaci abbiamo affidato il podio. E’ un discorso che di tanto in tanto seguito a fare, ma cade sempre nel vuoto e lascia il tempo che trova. E’ difficile cambiare con deboli mezzi un popolo che ha perso il senso del servizio, del dovere fatto fino in fondo. Però, non si può tirare la corda all’infinito ché, se si spezza, ti resta in mano. L’Italia ha bisogno di un esame di coscienza, di un lavacro generale, di una collettiva volontà di riscatto. Non eravamo mai caduti così in basso, da ogni direzione politica o partitica, senza distinzioni di schieramento. Questo dovrebbe farci meditare sul rischio dell’abisso in cui, secondo me, stiamo precipitando o, secondo i più pessimisti, siamo già precipitati. Cerchiamo di diventare finalmente un popolo serio, che non parla a vanvera, che rispetta le leggi e mette al bando i mariuoli, i buffoni, i marpioni e soprattutto quei “dandy” senz’arte né parte che non hanno mai lavorato e che hanno trovato nella politica la loro mangiatoia e, i più sfacciati ed intraprendenti, il loro trogolo.

Le luci rosse si possono accendere, e noi tutti le abbiamo accese tante volte, ma sempre da privati cittadini. E’ ora di voltare pagina, come dicono quelli che si guardano bene dal farlo per non perdere i loro privilegi, per continuare a godersi stipendi, indennità, prebende.

La domanda è: chi deve voltare pagina? Quelli che non hanno mai preso in mano un libro, che non sanno cosa significhi lavorare. Non vogliamo solo facce nuove, ma anche teste nuove, nuovi cervelli, gente con le carte in regola e la fedina penale immacolata.

Il Paese ha bisogno di galantuomini più che di donne e donnine compiacenti, manipolate da prosseneti senza scrupoli e sfruttate mediaticamente da una stampa che, non sapendo più a che santo votarsi, dopo averne interpellato invano tanti, si vota al pettegolezzo da lavanderia, al chiacchiericcio da cortile, al gossip più indiscreto e triviale. Gossip da camera da letto, da lenzuola sporche, da toilette senza intimità, da epici amplessi. La vita è una cosa seria e quella politica ancora di più. Basta bordelli.

Ma il male peggiore mi viene da parte di chi, passando per benpensante o, peggio, intellettuale, ci assicura che tutto va bene, che non c’è da prendersela poi tanto. Ecco, sono queste le circostanze in cui vorrei realizzare il sogno di sparire, trasferirmi in qualche remoto punto del pianeta e vivere con qualche sana tribù di gente non contaminata dalla cosiddetta civiltà. Non accetterei mai, in questa mia Italia, di essere felice a patto di essere imbecille.

Franco.

Brindisi, 16 febbraio 2011

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Questa voce è stata pubblicata in politica.

4 commenti su “Vorrei sparire..

  1. luciabaciocchi ha detto:

    Questa mattina ho avuto la gradita sopresa di leggere il post di Franco, un’analisi seria e minuziosa di una situazione politica vergognosa. Condivido pienamente tutto ciò che ha scritto, ,tollerare questo stato di cose è l’atteggiamento peggiore,finalmente vedo prendere qualche posizione seria di dissenso, con la manifestazione delle donne. Come spesso succede le prime a percepire e a denunciare tutti i problemi attuali, Franco non è rifugiandosi “nell’isola che non c’è” troveremo la tranquillità, non nego che sarei tentata anche io di rifugirmi li.Un saluto

  2. Ivan ha detto:

    Carissima
    Eccoti la brevissima traccia del mio passaggio al fine di non essere sempre il solito anonimo. Ho letto con attenzione il tuo ultimo “sfogo” su quello che ci ha commosso entrambi ieri sera. Anch’io – come il tuo amico Franco – ho a volte la tentazione di rifugiarmi sull’isola lontana, ma c’é sempre qualcuno come Te, che mi insegna a credere ancora che le cose cambieranno. Sono felice perché mi ricordi anche Tu che la felicità……………..c’é.
    Ivan

    • semplice1 ha detto:

      Ivan, rifuggi ogni tentazione! Allora non ti ho insegnato niente? Ahhahhahh
      Abbiamo, forse, quest’unica vita non possiamo permetterci di sprecarne nemmeno un attimo. 😉

  3. semplice1 ha detto:

    Carissimo Franco, non azzardarti a fare nessuna valigia e non comprare nessun biglietto x un’isola sperduta..te lo consento solo come viaggio di piacere, ma con formula andata e ritorno.
    L’Italia è un bel posto anche gli italiani, moltissimi italiani lo sono.
    Se un momento triste ci attraversa, se una pertubarzione ha portato nuvoloni neri colmi di grandine, noi dobbiamo resistere. Non una resistenza passiva, rintanandoci nelle nostre case a leccarci le ferite, ma facendoci entusiasmare da nuovi lieviti, da nuove azioni, da nuovi pensieri.Ce l’abbiamo fatta tante volte, ce la faremo anche stavolta! 🙂

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