Zia Mariella scrive al Premier

Oggi, sfogliando i giornali in rete, mi sono imbattuta in un blog (A sud del blog) collegato ad un quotidiano e ho trovato questa bellissima lettera che vi propongo.  E’ una lettera dal contenuto amaro come il fiele; lo sfogo di una donna comune da cui traspare tutta l’amarezza, la disillusione, l’abbandono della classe politica. Con la determinazione, il coraggio, la forza dei propri valori si rivolge a colui che forse non capirà, perchè diverso è il sistema di riferimento. Grazie zia Mariella ( mi permetta di adottarla anche io come zia), lei è l’emblema di quella maggioranza di persone “perbene” per le quali contano ancora contenuti di gioia di vivere, uguaglianza, rispetto, dignità, senso dello Stato. Molto bella e commovente la frase: “la linea degli ultimi non si vede mai con chiarezza, ma in compenso si vede molto bene la linea dei primi”. Io personalmente non ci ho letto resa nelle sue parole, ma sprone a lottare e per questo mi sono permessa di ” rubaglierla” e inserirla qui.  Come dice Saviano : ” …è il caso di smetterla di sentirci una minoranza assediata, casomai è il contrario, è una minoranza che assedia una maggioranza di gente perbene”.Grazie dal cuore e con il cuore. Semplice

«Egregio Presidente del Consiglio,
è la prima volta che Le scrivo, ma non si preoccupi: non voglio chiederLe nulla. Lei in realtà mi dovrebbe tutto, visto che il Suo mestiere di premier sarebbe provvedere a noi italiani, specie a quelli che sono ultimi o penultimi.
Io sono anziana, pensionata minima, calabrese; dopo di me ci sono forse solo gli invalidi, gli anziani non autosufficienti, le mamme single extracomunitarie. O forse no: la linea degli ultimi non si vede mai con chiarezza, ma in compenso si vede molto bene la linea dei primi.
Per carità, non pensi che sono invidiosa: ho capito che non abbiamo le stesse idee su cosa significa essere felici e fortunati, io e Lei (lo sa che siamo coetanei? Anch’io ho 74 anni. Però, a differenza di Lei, io sono giovane sul serio: è una questione di cuore, di anima e quindi di pelle, e non posso spiegarglieLa a parole Sue).
Le scrivo per dirLe che ho sbagliato. Credevo, in questi 74 anni, d’aver costruito un altro Paese. Un Paese che non ha paura della realtà, tanto da nascondersi nelle bugie e nella tivù. Un Paese che non ruba ai vecchi per non dare ai giovani. Un Paese dove le donne vengono riconosciute per quello che sono: i pilastri e il sale della Terra.
Ho sbagliato e, a differenza di Lei, mi prendo le mie responsabilità: mi dimetto da cittadina di questo Suo Paese.
Probabilmente non ho lottato abbastanza, visto che le regole in cui credevo non valgono più nulla, e Lei offende ogni giorno la mia intelligenza pretendendo che creda a ogni menzogna perché Lei “è stato scelto dal popolo”: io sono il popolo, e non L’ho mai scelta. Ma con la legge truffa Lei s’è preso i voti di tutti, e s’è eletto il Suo, di popolo. Ecco, io non voglio starci. Accetti le mie dimissioni».
Firmato: zia Mariella, Calabria, Italia. Un’altra Italia.

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Questa voce è stata pubblicata in politica.

3 commenti su “Zia Mariella scrive al Premier

  1. luciabaciocchi ha detto:

    Bellissima e piena di significati la lettera di zia Mariella, sicuramente il nostro Presdente non leggerà le sue parole , un vero peccato!! Potrebbe essere la lettera di una sua compagna di classe delusa di tutte le aspettative in cui ha creduto…

  2. popof1955 ha detto:

    e oggi in una commissione parlamentare, per tutelare una minoranza di 558 falsi agricoltori, ma di sicuro furboni, che si rifiutano di pagare le quote latte, in questa commissione di bilancio, han deciso di prelevare 30milioni di € dal fondo per i disabili e famiglie per pagare la multa.
    N.B. 39000 sono le imprese agricole in Italia, gli altri han pagato, magari differito ma han pagato. La Lega fa il federalismo tutelando le minoranze truffaldine. Vivono di regole che non valgono più nulla.

  3. ANGELOM ha detto:

    La zia Mariella ha mille ragioni da vendere, purtroppo è il paese che ci meritiamo, ma non si deve mai dimettere da esso, anzi raccoglire di più le sue energie per alzare a sua voce, in modo che anche gli altri che non la pensano come lei la possano sentire e magari cambiare idea.

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